Il 2026 è l’Anno di Giorgio La Pira. Un secolo di storia tra Firenze e il Mondo

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l 2026 si apre sotto il segno di una delle figure più carismatiche e profetiche del Novecento italiano. La Fondazione Giorgio La Pira di Firenze, impegnata nel custodire l’eredità del “Sindaco Santo”, ha inaugurato il nuovo anno ricordando una serie di ricorrenze che rendono questa data un vero e proprio crocevia di memoria storica.

Nato a Pozzallo il 9 gennaio 1904, La Pira ha intrecciato la sua vocazione cristiana con un’azione politica instancabile. Il 2026 segna tappe fondamentali che ripercorrono cinquant’anni di storia: dall’arrivo a Firenze alla scrittura della Costituzione, fino all’impegno per la pace globale.

1926-1936: L’approdo a Firenze e il “rifugio” di San Marco

Tutto ebbe inizio un secolo fa. Il 3 maggio 1926, un giovane La Pira giungeva a Firenze per terminare gli studi universitari. Quel legame con la città toscana si sarebbe sigillato pochi mesi dopo, il 10 luglio, con la discussione della sua tesi di laurea.

Dieci anni più tardi, nel 1936, Firenze divenne definitivamente la sua “casa”. Dopo un periodo di convalescenza sull’Etna a causa di un grave esaurimento, La Pira si stabilì nella cella n. VI del convento di San Marco. Quel luogo di preghiera e silenzio rimase il suo quartier generale spirituale per tutta la vita.

1946: Architetto della Democrazia

Il dopoguerra segna l’ascesa del La Pira statista. Il 2 giugno 1946 viene eletto all’Assemblea Costituente. Il suo contributo fu decisivo: insieme a Lelio Basso, fu relatore nella Commissione dei 75, lavorando alla stesura dei primi 12 articoli della Costituzione, infondendo nella Carta i principi di dignità umana e solidarietà che ancora oggi ne costituiscono il cuore pulsante.

1956-1966: Tra Palazzo Vecchio e la diplomazia di pace

Il decennio successivo è quello della conferma amministrativa. Nel maggio 1956, La Pira ottiene un successo travolgente alle elezioni comunali di Firenze (33.000 preferenze personali), venendo confermato Sindaco il 3 agosto.

Tuttavia, il suo sguardo andava già oltre i confini cittadini. Nel 1966, nonostante la DC decidesse di non ricandidarlo alle amministrative, La Pira era già immerso in una missione diplomatica globale. Solo un anno prima aveva incontrato Ho Chi Minh ad Hanoi per cercare una via d’uscita alla guerra in Vietnam. Fu proprio in quel 1966 che, dopo la tragica alluvione del 4 novembre, si spese senza sosta per il faticoso risveglio di Firenze dal fango.

1976: L’ultimo ritorno a Roma

L’ultima grande tappa celebrata in questo 2026 risale a cinquant’anni fa. Nel 1976, su invito di Benigno Zaccagnini, La Pira tornò nell’agone politico nazionale. Eletto contemporaneamente alla Camera e al Senato, scelse Montecitorio, dove ricoprì il ruolo di Vicepresidente della Commissione Esteri, continuando a tessere trame di dialogo internazionale fino alla fine.

Il professore La Pira ha ancora tanto da donare alla nostra società attraverso il suo pensiero e le sue intuizioni, merita di essere riscoperto e soprattuto di essere studiato per dare nuova linfa alle generazioni future. Bisogna operare come scrive lui nel 1954 “con fiducia, da portatori e mediatori di pace fra popoli e nazioni; e costituendo fra essi, anziché una trincea di divisone e di amarezza, un ponte di congiunzione e di speranza”.

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