Lo sguardo dei bambini e il coraggio della speranza: gli auguri di Natale dei Vescovi di Ragusa e Noto
In un tempo segnato da incertezze e conflitti, i messaggi dei vescovi mons. Giuseppe La Placa (Ragusa) e mons. Salvatore Rumeo (Noto) risuonano come un invito corale a riscoprire il senso profondo del Natale, non come celebrazione astratta, ma come motore di cambiamento per il presente.
Ragusa: “Ritrovare lo sguardo semplice del bambino”
Il messaggio di mons. Giuseppe La Placa si concentra sulla purezza della visione. Partendo dalla scena del presepe, il Vescovo di Ragusa invita i fedeli a spogliarsi delle sovrastrutture per ritrovare lo “stupore”. Il cuore del messaggio del presule ibleo è un invito ad avere il cuore di fanciulli, recuperare la semplicità dei più piccoli, perché l’unica in gradi di cogliere la bellezza nelle piccole cose e di accogliere le persone che ci circondano senza pregiudizi.
Infine il vescovo la Placa ricorda come Natale non è solo una festa, ma la richiesta di diventare portatori di una speranza concreta nella vita quotidiana. Solo con un “cuore semplice” è possibile guardare alla storia e all’umanità ferita con un orizzonte nuovo.
Noto: “Da Betlemme verso le periferie della sofferenza”
Mons. Salvatore Rumeo propone invece un messaggio dinamico, un “viaggio” che parte dalla grotta per raggiungere i luoghi dove la vita è più dura. Un cammino, perché come sottolinea Rumeo non si può restare fermi a contemplare solamente il Bambino che nasce. Occorre secondo mons. Rumeo partire da Betlemme per andare a Nazareth e a Gerusalemme per giungere all’oggi, i luoghi dove la dinamicità si mescola alla sofferenza e allo solitudine.
Citando Nazareth come simbolo della vita ordinaria, mons. Rumeo esorta a portare il dialogo d’amore iniziato davanti al presepe dentro le faccende di ogni giorno e nel “tran tran” quotidiano, rendendolo strumento di pace.
Entrambi i presuli concordano su un punto fondamentale: la pace di Natale non è un sentimento passivo o legato al consumismo, perché nasce dallo sguardo limpido che riconosce l’altro e poi si traduce nel costruire ponti tra la spiritualità della grotta e le necessità concrete di una società che ha sete di giustizia e speranza.
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