La scelta dell’Asp fa discutere
La degenza ordinaria di Infettivologia non sarà più a Ragusa, viene accorpata all’ospedale Maggiore Nino Baglieri di Modica. Al Giovanni Paolo II restano l’attività ambulatoriale e il day hospital, mentre i sei posti letto liberati vengono riallocati su Oncologia e Urologia. La decisione, comunicata dall’Asp a ridosso di Natale, ha riacceso critiche politiche e dubbi tra i cittadini.
In concreto il punto di riferimento provinciale per i ricoveri infettivologici diventa Modica. A Ragusa la specialità continua, ma senza degenza ordinaria, con percorsi programmati in day hospital e ambulatorio. Un cambio che, per l’azienda sanitaria, punta a ridisegnare i flussi tra i due presidi, spostando risorse dove la pressione sui posti letto è più alta.
La direzione strategica dell’Asp collega la rimodulazione alle criticità di saturazione segnalate negli ultimi mesi da Oncologia e Urologia. Nelle stesse ore, il direttore generale Giuseppe Drago ha parlato di scelta “concordata e condivisa con le istituzioni”, citando anche il sindaco di Ragusa Peppe Cassì. È su questo punto che, in città, si è aperto un secondo fronte, quello della trasparenza e del perche si sia arrivati a una svolta dopo settimane di voci e smentite.
Solo il 22 novembre, mentre sindacati e opposizioni parlavano di trasferimento imminente, dalla Direzione generale era arrivata una posizione netta: “Allo stato attuale non è stato disposto alcun trasferimento”, con la precisazione che era in corso una valutazione tecnica legata alla nuova rete ospedaliera. Adesso però il quadro cambia, e per molti cittadini resta l’amaro di un percorso a strappi, con comunicazioni che, viste da fuori, sembrano contraddirsi.
Le critiche: “scelte per accontentare questo o quel politico”
La deputata regionale del Movimento 5 Stelle Stefania Campo, già nelle settimane scorse, aveva chiesto di “tenere alta l’attenzione” e aveva usato parole dure sul modo in cui, a suo avviso, si muove l’azienda sanitaria, tra passi avanti, stop e ripartenze. In una dichiarazione rilanciata da più testate locali, Campo parla di reparti spostati “soltanto per accontentare questo o quel politico” e sostiene che Malattie infettive dovrebbe restare a Ragusa, indicata come baricentrica nella geografia provinciale.
Italia Viva e l’appello alla Regione: “massima attenzione sul diritto alla salute”
Anche Italia Viva era intervenuta nei mesi scorsi sul tema, chiedendo un interessamento dell’assessorato regionale alla Salute. In una nota , il coordinatore cittadino Filippo Angelica aveva espresso preoccupazione per un possibile depotenziamento, richiamando il “diritto alla salute” e la necessità di vigilare quando si ridisegnano i servizi essenziali. È una presa di posizione che oggi torna d’attualità, perché la riorganizzazzione non è più solo un’ipotesi.
Sindacati e popolazione: paura di un depotenziamento a tappe
Dal fronte sindacale, la Fp Cgil aveva chiesto chiarezza già a novembre. I rappresentanti Nu nzio Fernandez e Duilio Assennato avevano messo in guardia su un punto pratico, gli organici: concentrare la degenza a Modica, dicono, richiederebbe più personale se gli spazi sono distribuiti su più livelli, e senza risorse adeguate il rischio è di peggiorare l’assistenza invece di migliorarla. Nella stessa presa di posizione, veniva evidenziato il tema degli spostamenti, soprattutto per le famiglie dei pazienti e per le aree più lontane dal polo modicano.
In queste ore, oltre alle dichiarazioni politiche, circolano anche proteste dal basso. C’è chi parla apertamente di “depotenziamento” del Giovanni Paolo II e chi invoca controlli esterni, fino a chiedere un’“ispezione ministeriale”, in un clima che resta teso. Sullo sfondo, rimane pure una mobilitazione online nata nei mesi scorsi, con una petizione che contesta l’idea di perdere la degenza infettivologica a Ragusa.
La vicenda si incastra nel dibattito regionale sulla rete ospedaliera, che negli ultimi mesi ha prodotto frizioni tra territori e scelte contestate. A Ragusa, l’amministrazione comunale ha ricordato di avere espresso parere negativo su passaggi della proposta regionale e di avere confermato un ricorso al Tar sull’impianto complessivo della revisione.






