Un lungo post su Facebook su un gruppo specializzato, firmato da un autore che si definisce “partecipante anonimo” (ma molto informato), prova a ribaltare il racconto circolato fin qui sulla rete ferroviaria siciliana e sui nuovi treni Blues, descritti in queste settimane, secondo quella narrazione, come mezzi troppo pesanti per binari ritenuti fragili o addirittura inaffidabili.
Nel testo, dai toni duri e spesso sarcastici, l’autore parla di una campagna di disinformazione e chiama in causa social, stampa e politica, accusandoli di aver dato spazio a tesi infondate.
Il bersaglio, i Blues e l’idea dei binari che non reggono
Al centro della polemica ci sono i Blues, indicati nel post come convogli ibridi di Hitachi entrati in servizio da un paio d’anni. L’affermazione che l’autore contesta è netta: i binari siciliani non reggerebbero il peso di questi treni. È proprio questa frase, ripetuta e rimpallata, che secondo il “partecipante anonimo” avrebbe creato un clima di sfiducia e un racconto a tinte apocalittiche, con parole come “marci” e “inesistenti” attribuite a chi critica la rete dell’Isola.
La tesi principale, sicurezza e certificazioni
Nel tentativo di smentire quel che definisce una bufala, l’autore insiste su un punto: far circolare un rotabile su una linea non idonea sarebbe, a suo dire, impossibile sul piano tecnico e inaccettabile sul piano delle regole. Se un Blues viaggia su una tratta siciliana, scrive, è perché quella tratta è stata verificata e certificata per il cosiddetto peso assiale del mezzo. È un passaggio che il post carica di significato, perché arrivare a sostenere il contrario, sempre secondo l’autore, equivarrebbe a mettere sotto accusa l’intero sistema di controlli e autorizzazioni. Sono parole pesanti e un richiamo alla prudenza prima di lanciare accuse.
Lo standard dei binari e il paragone con l’Alta Velocità
Un altro punto del post riguarda l’armamento ferroviario. L’autore sostiene che la rete siciliana sia armata con lo standard 60UNI, descritto come 60 chilogrammi di acciaio al metro, e aggiunge che sarebbe lo stesso standard usato anche sulle linee ad Alta Velocità. Nel testo si arriva a un paragone diretto, con l’idea che i binari avrebbero le stesse caratteristiche tecniche da Ragusa a Milano Centrale. È una delle frasi che più colpiscono per come punta a smontare l’etichetta di infrastruttura “obsoleta” attribuita alla rete dell’Isola.
Il problema vero, l’usura dei bordini delle ruote
La parte più tecnica, e forse quella che l’autore ritiene decisiva, riguarda i guasti. Sì, scrive, i Blues hanno avuto problemi, ma non per colpa di binari che cedono. Il nodo sarebbe l’usura anomala dei bordini delle ruote, e il post la descrive con un paradosso voluto: non sono i treni a “rompere” l’infrastruttura, ma al contrario sarebbero i binari, definiti solidi, a consumare le ruote. È un’immagine forte, quasi da sfida, usata per dire che la realtà sarebbe stata capovolta nel racconto pubblico. Anche in questo caso, l’affermazione viene proposta come fatto, ma resta legata alla voce di chi scrive nell’anonimato . Qualcuno lo ha notato ed alla domanda di un lettore: “hai fonti riguardo quanto scritto ?” l’autore anonimo allega questo comunicato da RFI
Non solo Sicilia, nel post si parla di un caso nazionale
Il “partecipante anonimo” allarga poi il campo e sostiene che la stessa usura anomala dei bordini non riguarderebbe solo la Sicilia, ma diverse linee in tutta Italia dove i Blues sono in servizio. La linea Siracusa, Ragusa, Caltanissetta viene citata come esempio di tratte con caratteristiche simili ad altre nel resto del Paese. Qui il post cambia registro e prova a togliere dalla discussione un elemento che spesso scatta quasi in automatico, l’idea della “maledizione siciliana”. Per l’autore, se il problema si vede altrove, allora non può diventare l’ennesima prova che sull’Isola nulla funziona.
Disagi reali e racconto distorto, la linea di confine
Nel testo non manca un passaggio sui disservizi, riconosciuti come reali, e sull’esperienza quotidiana dei pendolari. Ma la critica è rivolta a chi trasformerebbe un intoppo meccanico di rodaggio in una storia di binari che si sbriciolano. L’autore parla di “crimine sociale” delle fake news, perché la conseguenza principale, a suo avviso, non sarebbe il treno fermo, ma la sfiducia che resta addosso alle persone, e che diventa difficile da cancellare. È un punto che tocca anche la nostra provincia, perché qui la ferrovia, quando funziona, è una promessa concreta, quando si inceppa, diventa subito una ferita che riapre vecchie convinzioni.
Indipendenza rivendicata e accuse alla disinformazione
Verso la fine, il post rivendica una posizione di indipendenza. L’autore scrive di far parte di un’associazione di liberi cittadini appassionati di ferrovia, e precisa di non rispondere a partiti, di non essere legato a RFI o Trenitalia, e di non agire come ufficio stampa del governo regionale. L’obiettivo dichiarato, almeno nelle intenzioni, sarebbe una battaglia civile contro la disinformazione. Il tono resta ruvido, a tratti sprezzante, con espressioni che attaccano frontalmente chi diffonde certe tesi. Ed è proprio questo che rende il caso interessante anche fuori dalla bolla social, perché la discussione sui treni in Sicilia, tra ritardi e aspettative, si gioca spesso più sulla pancia che sui dati, e basta poco per farla deragliare.






