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Inaugurata la nuova sede Caritas della Diocesi di Noto e la casa per i senza fissa dimora

Lunedì è stata una giornata storica per la Diocesi di Noto, un nuovo cammino per il servizio di carità che si svolge nelle città del comprensorio del Val Di Noto.

Infatti con una cerimonia sobria ma densa di significato è stata inaugurata la sede diocesana della Caritas, dedicata a Mons. Giuseppe Malandrino, e la Casa “Papa Francesco” pensata nei bassi del palazzo vescovile per i senza fissa dimora.

“Non finisce qui. Perché la carità non si arrende e non si ferma perché non avrà mai fine” come ha ricordato mons. Salvatore Rumeo nel suo discorso inaugurale.

Alle porte della novena di Natale è stato inaugurato un luogo fisico che è pronto a supportare i numerosi progetti e iniziative a favore di tanti beneficiari. Infatti il vescovo ha ricordato: “Colui che ama non chiude mai gli occhi sulla realtà che lo circonda; è sempre attento e vigile sulle vicende degli uomini impegnati a scrivere la propria avventura non senza preoccupazioni o sofferenze”.

La nuova sede è frutto di un cammino di Chiesa, di sinodalità, di condivisione. Una nuova avventura per dare ancora maggiore slancio al cammino della Caritas Diocesana che è sempre stato un faro, un punto di riferimento per tanti.

“La nostra Chiesa diocesana, nel tempo della stagione giubilare, dà ragione della speranza cristiana con segni concreti di carità visibile, espressione della comunione e della condivisione di intere comunità.  Oggi ricordiamo due testimoni della fede: Mons. Giuseppe Malandrino e Papa Francesco. Al primo dedichiamo queste stanze che da sempre sono state utilizzate per iniziative pastorali e sono diversi i protagonisti che vi hanno trascorso del tempo e profuso energie per il bene della nostra Chiesa” ha rimarcato mons. Rumeo.

Nel 1998 Mons. Giuseppe Malandrino, infatti, è stato membro della Presidenza di Caritas Italiana. Successivamente Vice presidente nazionale di Caritas Italiana e membro della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro. Si recò a Mosca e a Kiev negli anni della guerra fredda. Visitò alcune chiese dell’est Europa e dei Balcani.

Infine papa Francesco è stato testimone eccellente di misericordia e di pace. “Ho voluto, insieme ai volontari della Caritas e come segno giubilare, dare vita, nello spirito dell’accoglienza ad uno spazio dedicato per i senza fissa dimora” spiega il vescovo di Noto.

Il riferimento a Papa Leone XIV

Inoltre mons. Salvatore Rumeo, nel suo discorso ha ricordato le recenti parole di Papa Leone: «Quante povertà opprimono il nostro mondo! Sono anzitutto povertà materiali, ma vi sono anche tante situazioni morali e spirituali, che spesso riguardano soprattutto i più giovani. E il dramma che in modo trasversale le attraversa tutte è la solitudine. Essa ci sfida a guardare alla povertà in modo integrale, perché certamente occorre a volte rispondere ai bisogni urgenti, ma più in generale è una cultura dell’attenzione quella che dobbiamo sviluppare, proprio per rompere il muro della solitudine. Perciò vogliamo essere attenti all’altro, a ciascuno, lì dove siamo, lì dove viviamo, trasmettendo questo atteggiamento già in famiglia, per viverlo concretamente nei luoghi di lavoro e di studio, nelle diverse comunità, nel mondo digitale, dovunque, spingendoci fino ai margini e diventando testimoni della tenerezza di Dio», pubblicate nel recente documento Dilexi Te.

Infine mons. Salvatore Rumeo ha lanciato un appello “Chiediamo la collaborazione delle istituzioni civili e militari. Insieme possiamo scrivere pagine di solidarietà ordinaria per gli ultimi e gli invisibili delle nostre città. La carità continua a seminare pace e speranza, cammina e scruta la storia degli uomini e delle donne di oggi. Questo lo dobbiamo a tanti volontari che si spendono senza riserve”.

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