Il nuovo Programma nazionale esiti 2025 offre uno sguardo aggiornato sulla qualità delle cure negli ospedali iblei, mettendo in evidenza miglioramenti significativi ma anche aree che richiedono ancora interventi mirati. Tra i dati più rilevanti figura l’uscita del Maggiore di Modica dalla fascia critica, mentre permangono differenze sensibili tra i presìdi della provincia.
L’Agenas consegna una fotografia complessa della sanità siciliana, con 43 strutture rimandate a un percorso di revisione della qualità. Anche la provincia di Ragusa, pur lontana dalle situazioni più critiche che emergono altrove nell’isola, mostra un profilo disomogeneo: alcuni indicatori sono incoraggianti, altri rivelano fragilità che meritano attenzione immediata da parte dell’intero sistema sanitario locale.
Guzzardi di Vittoria, i numeri che pesano sulla performance provinciale
Il presidio di Vittoria risulta il più esposto nelle valutazioni PNE. Le criticità più marcate riguardano l’area vascolare e quella cerebrovascolare. Nei dati provinciali si registra una percentuale di amputazioni entro sei mesi dalle arteriopatie degli arti inferiori che raggiunge il 21,66 per cento adj, un valore significativamente superiore alle soglie di buona pratica. Sempre a livello Asp, la mortalità a un anno dopo ictus ischemico arriva al 24,88 per cento, confermando un percorso post-acuto che fatica a raggiungere standard più solidi.
Sul fronte cardiologico, le riammissioni per scompenso e la mortalità nei trenta giorni delineano un andamento non ottimale, mentre in ortopedia il tasso di revisioni delle protesi d’anca (2,48 per cento adj) supera la media attesa e contribuisce a definire un’area che richiede un rafforzamento sia clinico sia organizzativo. Il Guzzardi resta dunque il punto più fragile della rete ospedaliera iblea.
Maggiore di Modica, fuori dalla fascia critica ma con aree da rafforzare
Nel caso del Maggiore, gli indicatori raccontano una realtà meno problematica rispetto a Vittoria, ma comunque attraversata da elementi da curare. Nel complesso la struttura modicana rispecchia i valori aggregati dell’Asp: esiti accettabili in chirurgia generale e oncologica, buona performance nella colecistectomia laparoscopica con il 91,15 per cento di dimissioni entro tre giorni, e criticità invece nell’area neurologica e cardiologica. La mortalità legata all’ictus e le riammissioni dopo scompenso cardiaco seguono il trend provinciale, dove i tassi restano superiori a quelli auspicati dagli standard nazionali.
Anche l’ortopedia mostra aspetti altalenanti, specialmente nelle revisioni delle protesi, un dato che nel distretto ragusano appare omogeneamente più alto rispetto alle aree italiane con migliori risultati. Il Maggiore, però, mantiene un profilo più equilibrato rispetto al Guzzardi e non rientra tra le strutture regionali richiamate agli audit.
Un elemento che merita di essere segnalato riguarda il posizionamento del Maggiore nella nuova edizione del PNE: rispetto all’anno precedente, il presidio modicano non compare più tra gli ospedali siciliani indicati con livelli di performance insufficienti. È un dato che, pur non cancellando le criticità residue, conferma un miglioramento misurabile del percorso complessivo della struttura. La valutazione Agenas non dettaglia ancora quali reparti abbiano inciso di più su questo passo avanti, ma il cambio di fascia rappresenta comunque un segnale incoraggiante per l’intero territorio ibleo.
Giovanni Paolo II di Ragusa, la gestione dell’infarto come punto di forza
Tra gli ospedali pubblici iblei è il Giovanni Paolo II a presentare il quadro più solido. Gli indicatori sulla gestione dell’infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST mostrano una provincia sopra la soglia ottimale con l’84,57 per cento adj di Ptca eseguite entro 90 minuti dall’arrivo del paziente. È un dato che si allinea con il miglioramento regionale rilevato dal PNE, segno di percorsi tempo-dipendenti più efficaci.
Il presidio ragusano è valutato su cardio, chirurgia oncologica, ortopedia e ostetricia, con risultati generalmente stabili. Non mancano margini di miglioramento, specie nelle riammissioni e nelle mortalità tardive per scompenso e patologie respiratorie, ma l’ospedale mostra una capacità strutturata di rispondere alle emergenze ad alta complessità. Anche i dati su intervento tempestivo nella frattura di femore confermano una performance provinciale positiva, con un 82,46 per cento adj di operazioni entro 48 ore.
Clinica del Mediterraneo, la privata accreditata che integra la rete pubblica
Accanto agli ospedali pubblici figura anche la Clinica del Mediterraneo, unica struttura privata accreditata del territorio inserita nel PNE. La valutazione riguarda soprattutto ortopedia e protesica, con indicatori su riammissioni e revisioni a due anni, oltre alla chirurgia generale. I volumi registrati confermano un’attività significativa nelle patologie trattate, con valori altalenanti ma generalmente allineati al comportamento delle cliniche specialistiche.
Una provincia che regge, ma con segnali da non ignorare
Il PNE 2025 parla di una Sicilia che resta fra le Regioni più complesse dal punto di vista degli esiti ospedalieri, sia per il numero di strutture rimandate sia per indicatori chiave come i parti cesarei, la mortalità dopo ictus e i risultati della cardiochirurgia complessa. All’interno di questo scenario, Ragusa si colloca in una fascia intermedia: non tra i territori più fragili, ma neppure fra quelli più performanti. I dati provinciali confermano che anticipo terapeutico e chirurgia programmata funzionano bene, mentre i percorsi cronici, neurologici e ortopedici chiedono interventi mirati e continuità assistenziale più robusta.






