Un bambino aggredito e rapinato riaccende il dibattito sulla sicurezza a Vittoria

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A Vittoria un ragazzino di appena dieci anni è stato aggredito, picchiato e derubato del cellulare. I fatti — denunciati in consiglio comunale da Valentina Argentino — hanno scosso non solo la famiglia del bambino, ma l’intera comunità.

“È inaccettabile che non ci si senta più sicuri nemmeno nelle nostre piazze, nei luoghi di incontro, davanti ai punti di aggregazione culturale che dovrebbero essere spazi protetti per tutti, soprattutto per i più giovani” dice Argentino, nella sua denuncia.

Allarme sicurezza: promessa di risposte concrete

La consigliera Argentino rivolge un appello forte: occorrono “subito più forze dell’ordine sul territorio”. Ricorda l’impegno preso in un recente incontro al Ministero, alla presenza del sindaco e del senatore Sallemi, e chiede che quelle promesse non restino parole, ma si traducano in fatti. Ma sottolinea anche che non basta la repressione: la sicurezza deve passare da un’azione ampia, che investa i servizi sociali.

Oltre la polizia: l’importanza di sostegno sociale ed inclusione

Argentino richiama l’attenzione sul ruolo dei servizi sociali: occorre rafforzarne l’organico, intercettare bandi, attivare progetti educativi, mettere in campo politiche di prevenzione. Solo così, secondo lei, si potrà intervenire sulle radici del disagio, evitare marginalità e degrado, e offrire ai ragazzi reali opportunità di crescita.

“Ho affrontato questa situazione nel mio intervento – ha scritto Valentina Argentino sul proprio profilo Facebook – e mi auguro che le promesse annunciate dopo l’incontro al Ministero, alla presenza del sindaco e del senatore Sallemi, possano tradursi presto in fatti concreti. Servono più forze dell’ordine sul territorio, e servono subito. La sicurezza riguarda tutte le città d’Italia, ci tengo a precisarlo, perché non ritengo corretto dipingere Vittoria come una pecora nera. L’emergenza sta toccando tutta la Sicilia e l’intero Paese da nord a sud, come mostrano gli episodi di cronaca. Ma sappiamo che repressione e controlli non bastano. La sicurezza nasce anche dal lavoro sulle radici sociali dei problemi. Per questo è fondamentale rafforzare ancora l’organico dei servizi sociali, così da intercettare più bandi, attivare progetti educativi, affiancare famiglie e giovani e prevenire situazioni di degrado prima che sfocino nella violenza. La sicurezza vera si costruisce con uno Stato presente, comunità sostenute e opportunità reali per i ragazzi”.

La speranza è che questo episodio — doloroso e preoccupante — non venga archiviato come “uno in più”, ma diventi motivo di presa di coscienza comune: serve una presenza dello Stato più concreta, comunità coese e percorsi reali di inclusione.

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