Il cantiere del lotto 3 della Ragusa Catania è praticamente immobile e l’avanzamento reale, appena sopra il 3 per cento, fotografa una situazione che ormai preoccupa tutti.
Nel tratto tra Grammichele e Francofonte non si muove quasi nulla e l’opera, attesa da decenni, rischia di restare di nuovo sospesa dentro un limbo di promesse e rimpalli.
Un progetto atteso da anni che ora inciampa nel punto più delicato
La Ragusa Catania dovrebbe essere la grande infrastruttura capace di liberare la SS514 dal traffico pesante, collegare meglio l’aeroporto di Catania e dare un nuovo respiro all’economia del territorio ibleo. Ma il lotto 3, che attraversa uno dei tratti più complessi dal punto di vista tecnico, sta diventando il vero tallone d’Achille dell’intera autostrada, mentre gli altri lotti mostrano almeno un minimo di avanzamento. Qui invece i mezzi restano fermi, e anche qualche operaio parla di giornate vuote, con poco o niente da fare.
L’intreccio societario che ha paralizzato il cantiere
Alla base del blocco c’è un passaggio di quote che ha finito per rallentare ogni decisione operativa: Rizzani de Eccher ha ceduto le proprie partecipazioni a Manelli Impresa, che a sua volta si trova in un periodo di affitto temporaneo di ramo d’azienda da Nuova CMC. Un quadro frammentato che ha generato incertezza, rallentamenti negli approvvigionamenti e persino nella semplice organizzazione delle squadre. A questo si aggiungono questioni tecniche e autorizzative ancora da chiarire, uno di quei grovigli che nei cantieri pubblici riescono a pesare più del cemento.
L’effetto domino su mobilità, economia e lavoratori
Lo stop del lotto 3 non è un problema isolato. Rischia infatti di compromettere l’intera tempistica dell’opera: anche se gli altri lotti procedessero più spediti, l’autostrada resterebbe comunque incompleta. Tutto questo pesa sulla mobilità quotidiana, sul trasporto merci, sul turismo e sullo sviluppo delle imprese che attendevano un collegamento più rapido con Catania. E pesa anche sui lavoratori, molti dei quali vivono settimane di incertezza, tra giornate ridotte e la paura che il cantiere si svuoti del tutto.
Sindacati in pressing: “Serve subito un tavolo di crisi”
La Fillea Cgil e le altre sigle hanno alzato il tono, chiedendo l’apertura immediata di un tavolo di crisi con Regione, ANAS, imprese e rappresentanti dei lavoratori. Vogliono chiarezza, tempi certi, un piano vero. Anche alcuni amministratori locali e parlamentari del territorio hanno espresso forte preoccupazione, sottolineando come questo stallo rischi di far perdere al sud est siciliano un’occasione storica.
Le rassicurazioni di ANAS non bastano a placare lo scetticismo
ANAS ha lasciato trapelare la possibilità di una ripresa dei lavori all’inizio del nuovo anno, ma la promessa resta appesa alla risoluzione delle criticità societarie e alla definizione di una governance stabile. Finché non si vedranno di nuovo mezzi e operai in movimento, il clima rimarrà di sfiducia. Le comunità coinvolte hanno già visto troppi stop and go per concedere altro credito senza fatti concreti.







