Da qualche settimana è uscito, presso i tipi della Mimesis nella Collana Filosofia della Persona, un nuovo volume dal titolo “Il personalismo italiano dal secondo Novecento ad oggi”, a cura di Claudio Ciancio, Vittorio Possenti e Giorgio Rivolta.
Il testo si propone di ricostruire e aggiornare il quadro della tradizione personalista nel nostro Paese, una tradizione dotata di un passato ragguardevole e fecondo. Il personalismo, come scuola di pensiero, si impernia infatti su un’idea alta della persona umana, pur nelle diverse modalità con cui essa viene elaborata e rappresentata. Esistono vari personalismi, anche notevolmente differenziati, che però condividono la persona come centro e prospettiva.
L’intento del volume è quello di considerare il personalismo italiano dal secondo Novecento ad oggi, anche alla luce delle nuove sfide che, da numerosi decenni, segnano l’esistenza dell’essere umano: biotecnologie, informatica, robotica, questioni della vita e della morte. In un contesto in cui la labilità caotica della civiltà contemporanea mette a rischio il singolo e la vita comune, un’ispezione critica su come il personalismo italiano abbia validamente fatto fronte a tale scenario diventa indispensabile per manifestare la vitalità di questa scuola di pensiero. Da qui l’affermazione che attraversa tutto il volume: “ritorna la persona e ritorna il personalismo”.
Le persone non sono fotocopie
In questo tempo segnato da crisi profonde, dove sembrano contare più il denaro, le cose, l’algoritmo, l’io, la geopolitica e le guerre, emerge con forza l’urgenza di ritornare a dare attenzione alla persona nella sua innocente potenza e fragilità. Oggi, per poter proseguire sul crinale apocalittico della storia e garantire una fioritura della civiltà, come diceva Giorgio La Pira, occorre riflettere e ridare vita alla dignità della persona.
La persona ha un primato: la sua irriducibile singolarità. Parafrasando Carlo Acutis, nessuno nasce fotocopia, ma tutti possono rischiare di diventarlo, perché l’umanità scompare divorata da prestazione, velocità e utilità, dimenticando che siamo fatti di carne e ossa, di mente, psiche e spirito.
Il nuovo testo, inserito nella Collana Filosofia della Persona, mira proprio a questo: ridare centralità alla persona, perché ritorna la persona e ritorna il personalismo, la scuola filosofica che riflette sull’uomo e sulla sua bellezza non tanto esteriore quanto interiore.
La composizione del volume
Il volume parte dal ruolo dei grandi autori classici del personalismo italiano, emanazione di quello francese della scuola di Maritain e Mounier: Luigi Stefanini, Felice Balbo, Michele Federico Sciacca, Giorgio La Pira, Luigi Pareyson. Ma non mancano i pensatori di ieri che hanno permesso di tenere in vita la corrente personalista, costantemente minacciata da quella utilitaristica, come Italo Mancini, Maria Adelaide Raschini, Bruno Trentin, Edda Ducci, Ada Lamacchia, Armando Rigobello e ancora Stefano Rodotà, Francesco D’Agostino, Giuseppe Goisis.
Infine il testo, nella terza ed ultima parte presenta anche una sezione dedicata alle piste di ricerca attualmente in atto con grandi pensatori contemporanei come Possenti, Mura, Galeazzi, Totaro, Bello, Danani e Pagotto.
Oggi una risposta alla crisi è la riflessione sulla persona
Ne emerge un libro denso e carico, che cerca di dare voce alla questione della persona in una cultura narcisistica in cui il rischio di scartare l’altro – come ricorda Papa Leone XIV nella Dilexit Te – è sempre dietro l’angolo. Scrive infatti il Pontefice: “Persiste – a volte ben mascherata – una cultura che scarta gli altri senza neanche accorgersene e tollera con indifferenza che milioni di persone muoiano di fame o sopravvivano in condizioni indegne dell’essere umano”.
Gli autori di questo straordinario volume sono studiosi che hanno chiara l’idea di persona e di personalismo, rispondendo alle sfide attuali. Le crisi contemporanee spingono senza dubbio a riflettere sulla persona umana e sulla dignità che, a seconda dei contesti, viene spesso calpestata e denigrata.
Nell’introduzione, Possenti e Rivolta sottolineano che si tratta di un “personalismo di ripresa” o di una ripresa del personalismo in termini post-ideologici, che in vari casi apre positivamente a una concezione “metastorica” della persona, nel senso di essere aperta alla trascendenza. Vi sono però anche esponenti laici attenti alla persona concreta, che rifiutano sia una giustificazione strettamente biologistica dell’essere umano sia una giustificazione di ordine metafisico.
Il personalismo è una scuola di pensiero poliedrica
Sono tanti e diversi i personalismi, perché si tratta di una scuola di pensiero poliedrica, ma nonostante ciò tutto resta imperniato sull’idea alta di persona e sul suo valore fondante. Come ricordano i curatori nell’introduzione, oggi l’umanità rischia di scomparire non solo nella microrealtà dei nostri atteggiamenti quotidiani – superficialità, aggressività, disonestà, meschinità, irresponsabilità, egoismo – ma anche nella macrorealtà delle grandi questioni sistemiche o dei “nodi storici” nazionali e globali: il disfacimento dell’etica, il potere concepito come sistema di dominio e di guerra, la tecnocrazia come potenza illimitata della tecnica, il primato dell’homo oeconomicus con la conseguente dittatura finanziaria e mercatistica, le crescenti povertà e disuguaglianze economico-sociali, lo squilibrio ecosistemico, lo svuotamento formalistico della democrazia, il progressivo smantellamento dello Stato sociale, l’alienazione e la violenza digitale, il disagio esistenziale, soprattutto dei giovani.
Un volume che, dunque, rilancia con forza la centralità della persona come chiave per comprendere e abitare il nostro tempo.







