Hannah Arendt, 50 anni dalla morte: il pensiero, il male e la vita della mente

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Lo scorso 4 dicembre diverse realtà tra associazioni, università e città hanno ricordato una straordinaria filosofa del XX secolo a 50 anni dalla sua morte: Hannah Arendt.

Filosofa ebrea di grande pensiero e saggezza, profuga europea, giunse in America durante la Seconda guerra mondiale, come tanti, per fuggire all’orrore del nazismo. È l’autrice dei celebri testi Le origini del totalitarismoVita activa e La vita della mente.

“Costantemente controversa come pensatrice, sempre isolata e deliberatamente distaccata da scuole e accademie, da partiti politici e da sistemi ideologici” scrive la sua biografa Elisabeth Young-Bruehl, infatti Arendt è stata una filosofa con uno sguardo attento sul mondo: vi è entrata e vi è rimasta pienamente anche dopo la sua morte.

L’analisi sul male banale e il male radicale

È la filosofa che analizza il male nel celebre testo La banalità del male. Si reca a Gerusalemme e assiste al processo ad Eichmann: qui comprende che il mondo ha bisogno di una riflessione ancora una volta senza rigidezze, senza steccati, perché il male ha invaso l’umanità.

Nel suo quaderno, nel giugno 1950, scrive: “Il male radicale è ciò che non sarebbe dovuto accadere, ovvero ciò con cui non ci si può riconciliare, ciò che non si può in alcun caso accettare come un invio destinale, e ciò di fronte al quale non si può nemmeno passare oltre in silenzio”.

Pensare senza barriere

La riflessione di Hannah Arendt è tutta dedicata al mondo e agli infiniti tasselli che lo compongono. Riflette e cogita senza alcuna barriera.

Nel suo pensiero si occupa delle creature e delle loro relazioni, infatti scrive nella sua ultima opera La vita della mente: “Gli esseri viventi, uomini e animali, non soltanto sono nel mondo, sono del mondo, e questo proprio perché sono nello stesso tempo soggetti e oggetti, che percepiscono e sono percepiti”.

La sua riflessione sul mondo e nel mondo parte dagli esseri viventi e poi tutto è una conseguenza: per lei “essere vivi significa vivere in un mondo che precedeva la nostra venuta e sopravviverà alla nostra dipartita”. Queste possono sembrare semplici citazioni, ma in realtà nascondono testi grandiosi che hanno cambiato anche il modo di percepire e di fare speculazione.

Hannah Arendt si è spenta improvvisamente nel mezzo dei suoi molteplici e multiformi impegni. Era allo stesso tempo una militante della vita activa ma anche immersa nella vita della mente, cioè nella riflessione. Il suo insegnamento filosofico è molto ampio e profondo, ancora oggi oggetto di numerosissimi studi. Ricordarla a 50 anni dalla morte ci permette ancora una volta di affrontare il suo pensiero, di andare alla profondità delle sue parole.

Scriveva nel gennaio 1961:

“Allora correrò come un tempo correvo
Nell’erba, nel bosco, nei campi;
Allora starò come stavi una volta,
Il saluto più caldo del mondo.

Allora i passi saranno contati
Da vicino e da lontano;
Allora questa vita sarà raccontata
Come il sogno di sempre”.

Questa poesia credo sintetizzi in pieno il suo percorso filosofico e terreno: la sua vita viene ancora raccontata grazie alle parole da lei stessa lasciate in tantissime opere.

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