Il tradimento dell’amico e il silenzio degli arrestati: cosa cambia nel sequestro di Vittoria

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La novità emersa nelle ultime ore riguarda l’amico del 17enne rapito a Vittoria il 25 settembre. Secondo l’ordinanza, infatti, il ragazzo che si trovava accanto alla vittima avrebbe svolto il ruolo di “basista”, indicando ai sequestratori in tempo reale la posizione esatta del minorenne.

Una rivelazione che sta ribaltando la lettura iniziale del caso e che gli inquirenti considerano un punto chiave per capire come il commando sia riuscito a muoversi con una precisione quasi chirurgica, raggiungendo il giovane nel momento esatto in cui si trovava in strada con altri due amici.

Il silenzio dei tre vittoriesi davanti al gip

La seconda svolta è arrivata in tribunale. I tre vittoriesi arrestati, Giuseppe Cannizzo, Stefano La Rocca e Gianfranco Stracquadaini, hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Nessuna parola, nessuna versione dei fatti, un silenzio che ha lasciato una certa tensione in aula e che per gli investigatori potrebbe essere un segnale, o forse una strategia. Restano comunque indagati per il sequestro durato meno di 24 ore, una vicenda che continua a mostrarsi più complessa di quanto sembrasse all’inizio.

Un piano costruito attorno al riscatto

Dalle carte emerge che l’obiettivo del rapimento sarebbe stato quello di ottenere un riscatto dal padre del ragazzo, un imprenditore attivo nel commercio degli ortaggi. Le ipotesi investigative parlano di pressioni economiche e di un’azione studiata per colpire dove la famiglia era più vulnerabile. Eppure, nonostante la rapidità dell’azione, resta inspiegato il motivo del rilascio così veloce, quasi improvviso, senza apparenti trattative concluse. Un nodo che gli inquirenti stanno cercando di sciogliere e che potrebbe rivelare retroscena ancora non emersi. A far saltare il piano del riscatto da un milione di euro sarebbe stato il fatto che la vittima aveva smarrito il cellulare, rendendo complicato ogni contatto con i familiari. Una spiegazione che però il gip giudica “molto poco credibile”.

Il ruolo di Stracquadaini e l’ombra del nuovo gruppo criminale

Tra gli arrestati figura Gianfranco Stracquadaini, considerato dagli investigatori il promotore del sequestro. L’uomo, arrestato un mese fa dopo circa un anno di latitanza, sarebbe stato impegnato a creare un proprio gruppo criminale nel territorio. Una struttura nuova, autonoma, che secondo gli investigatori cercava forza, soldi e riconoscimento. In questo quadro, il rapimento del minorenne si sarebbe inserito come un gesto dimostrativo di potere, forse un messaggio rivolto ad altri ambienti criminali.

Indagine ancora aperta e altri due possibili coinvolti

Nel fascicolo compaiono anche altri due indagati, su cui però al momento trapelano pochi dettagli. Le posizioni sono al vaglio e potrebbero portare a un allargamento dell’inchiesta. Intanto gli investigatori stanno cercando di ricostruire ogni passaggio, dai movimenti del basista agli spostamenti del commando. Piccoli errori e frammenti di testimonianze stanno ricomponendo un mosaico che, giorno dopo giorno, appare sempre più intricato e tutt’altro che chiuso.

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