Ormai rintracciare forme di coerenza nelle scelte politiche, in tutti gli schieramenti senza nessuna eccezione, è come andare alla ricerca di “terre rare”, preziose ma difficili da trovare.
Questa affermazione, di per sé apparentemente generica e populista, riprende però consistenza in seguito ai comportamenti tenuti dalla politica, a tutti i livelli, dopo la deflagrazione del “caso Cuffaro”.
Seguire la strada della coerenza è stato da sempre un percorso costoso, in questo momento ancora di più, ma ignorarla del tutto non è semplice, perché si rischia di risvegliare qualche conato di indignazione negli elettori e di pagarne le conseguenze.
La politica quindi è costretta a muoversi all’insegna del motto “in medio stat virtus”, declinandolo non come simbolo di equilibrio e di moderazione, ma come scelta “cerchiobottista” che scontenta, ma non del tutto, chi la subisce.
Qualche esempio per rendere più chiaro, se non meno delirante, il senso di quanto sopra sostenuto, partendo dall’apice regionale per poi scendere man mano fino ai comuni.

Il Presidente Schifani ha dato un “colpo al cerchio” escludendo dalla sua maggioranza la Dc e dimissionando i due assessori cuffariani in Giunta.
Poco dopo, però, ha dato un “colpo alla botte” nominando in ruoli di sottogoverno persone preventivamente indicate dalla Democrazia Cristiana, perché la scelta costosa della coerenza avrebbe messo a rischio addirittura la parte finale dellla sua presidenza.
Quindi, meglio non scegliere e posizionarsi nel cosiddetto “mondo di mezzo”, in un limbo che rispetta alla lettera le affermazioni gattopardesche di Tancredi, apportando cambiamenti superficiali per garantire lo status quo.

Continuando con gli esempi, a Catania il Sindaco metropolitano di Catania, Enrico Trantino, ha nominato il vice sindaco ed assegnato le deleghe dell’ente intermedio lasciando fuori completamente la DC, lo stesso partito che fa organicamente parte della maggioranza nell’area metropolitana etnea.
Ancora più particolare è la situazione del Comune di Vittoria, dove la consigliera comunale nonché segretaria cittadina del Pd, Roberta Sallemi lo stesso partito del sindaco, in un post sul suo profilo facebook ha criticato duramente la “cosiddetta Nuova Democrazia Cristiana”, definendola un “contenitore vuoto di clientele e potere personale, lontano dai valori cristiani”, aggiungendo che “certi personaggi tornano sempre al potere perché sostenuti da chi li mantiene, mentre il bene comune e i bisogni dei cittadini vengono ignorati”.

Sembrerebbe di primo acchito la dichiarazione, magari un po’ aggressiva, di un avversario politico del partito di Cuffaro, ma è dalla risposta degli esponenti Dc che la situazione si complica.
Il capogruppo consiliare Dc, Marco Greco, dichiara “La sospensione del sostegno alla Giunta comunale, che sarà effettiva fino a eventuali scuse pubbliche della consigliera e a una presa di distanza formale del Pd”.
Inoltre, la Dc ricorda che, senza il proprio apporto, il sindaco non dispone del numero legale per approvare delibere, inclusi atti fondamentali come il bilancio comunale.
Tutto ciò porta ad una considerazione e ad una domanda: la Democrazia Cristiana fa parte dunque integrante dell’Amministrazione Aiello; dove è vissuta fino ad ora la segretaria del Pd di Vittoria per non accorgersi dell’accordo, benedetto addirittura personalmente da Cuffaro in occasione di una visita nella sua città?
E che dire poi dell’invito, lanciato dalla segretaria Pd di Vittoria a “guardare la realtà senza illusioni perché il cambiamento richiede onestà e responsabilità”.
Se è vero che l’eccessiva coerenza può generare mostri, è altrettanto vero che la sua completa assenza non può essere considerata un vanto.
Peppe Privitera






