E’ possibile che dopo l’approvazione della Finanziaria regionale ci troviamo l’on. Ignazio Abbate come Assessore Regionale? Di primo acchito sembra una ipotesi di fantapolitica, ma così non è: sembra sia già in corso la trattativa per un possibile “trasloco” dei seguaci di Totò Cuffaro nell’Udc, forza politica da sempre vicina all’ex Presidente della Regione.
Alle scorse elezioni regionali in Calabria, nella lista della “U+DC” sono confluiti gli uomini di Cuffaro, a sostegno del candidato Presidente Occhiuto, poi eletto.
In Sicilia, sul piatto ci sono – secondo stime dello stesso Cuffaro – circa 150mila voti e ben sette deputati regionali, una portata molto appetitosa per schieramento.
Unendo la “U” alla DC si creerebbe una nuova formazione politica forte di ben dieci deputati regionali, che rappresenterebbe una forza politica molto consistente in seno alla maggioranza che sostiene il governo Schifani.
Inoltre, i parlamentari DC dopo la centrifuga ed il lavaggio tornerebbero, se non come nuovi almeno come usato garantito nell’agone politico.
Il passaggio immediatamente successivo successivo sarebbe quello di andare a bussare alla porta del Presidente della Regione per richiedere quanto dovuto: il rientro in maggioranza e i due assessori regionali dimissionati da Schifani.
In questo senso può essere letta la dichiarazione di lealtà al governo dei sette deputati DC ed il voto contrario espresso alla mozione di sfiducia a Schifani presentata dall’opposizione.
Fra i maggiori sostenitori di questa “trovata”, manco a dirlo, pare sia il vice-capogruppo all’Ars della DC, on. Ignazio Abbate.
Qualcuno si sente di escludere a priori che se questa operazione di “mimetizzazione politica” dovesse andare in porto, ci troveremmo l’on. Abbate all’interno della Giunta Regionale?
Sarebbe una impresa di alta alchimia politica, una campagna acquisti da parte dell’Udc ed una di vendita da parte dell’ex DC – è il caso di dire – che non si concluderebbe soltanto in ambito regionale.
Va dato atto all’ideatore che, pur trattandosi di una operazione politica che definire spericolata sarebbe un eufemismo, trasformerebbe una debacle in una rinascita, certamente calpestando a piè pari la dignità degli elettori.
In questo nuovo scacchiere l’on. Abbate, che appare non come l’ideatore della trovata ma come un mero esecutore, si troverebbe a suo agio per più motivi: sarebbe il candidato in pectore per occupare quello scranno vanamente agognato di assessore regionale, riuscirebbe a rinsaldare di nuovo i rapporti a livello provinciale che si stanno sfaldando in seguito al “fuggi fuggi” dei suoi adepti ed infine potrebbe usare questo nuovo “botulino politico” per una operazione estetica che gli dia una nuova verginità

In ambito regionale pare che più di qualcosa si stia già muovendo soprattutto nell’ambito dei gruppi all’Assemblea Regionale Siciliana, dove l’on. Serafina Marchetta – moglie del coordinatore regionale dell’Udc Decio Terrana – ha già lanciato l’Opa per l’acquisizione dei deputati DC, anticipando tutti gli altri.
In tutto questo, parlare di novità in ambito politico sarebbe come cercare di nascondere la luna dietro ad un dito: la semplice aggiunta di una vocale ad un simbolo arrugginito non può tornare a farlo brillare, non basta una pulitina per riportare in auge uno scudo crociato danneggiato da tante catastrofi.
Tra l’altro, l’on. Abbate in occasione della sua prima sindacatura a Modica era vicino e supportato dall’Udc, quindi si tratterebbe di riabbracciare un vecchio amore contrastato, mai dimenticato.

Ma siccome “tutti gli amori contrastati hanno il sapore delle mandorle amare”, anche in questo caso esistono delle difficoltà: in provincia di Ragusa prima di concludere il trasloco da DC a Udc bisogna rifondare quest’ultima, al momento completamente assente dallo scenario politico ragusano.
Inoltre, le refluenze sui territori non sarebbero facili da spiegare perché già alcuni rappresentanti locali locali sono trasmigrati dallo scudo crociato ad altri partiti, un ulteriore trasferimento sarebbe sintomatico di una mobilità eccessiva e non risulterebbe gradito agli elettori.
Siamo di fronte ad un popolo itinerante che a causa di una politica priva di densità, liquida, si muove alla ricerca di una terra promessa ma, a differenza del paragone storico, non appena la raggiunge riparte verso nuovi lidi.
Peppe Privitera






