La recente decisione della Regione di introdurre il cosiddetto “Contributo di Solidarietà” per l’iscrizione e la registrazione dei cani all’anagrafe ha acceso una protesta collettiva nei Comuni della provincia di Ragusa e del territorio ibleo.
L’incontro promosso dal Comune di Vittoria a Palazzo Iacono ha visto la partecipazione di numerosi sindaci e amministratori: al termine del confronto è emersa una posizione unanime: la norma va rivista con urgenza.
Cosa prevede il nuovo balzello
Secondo la normativa, il proprietario o detentore di un cane deve versare 20 euro per l’iscrizione di un animale singolo all’anagrafe canina, 80 euro nel caso di cucciolate composte da più di tre animali, e 10 euro ogni volta che cambia la proprietà di un cane già registrato. Anche i veterinari autorizzati devono pagare una quota, 10 euro per ogni operazione. Il pagamento va effettuato tramite PagoPA sul portale della Regione.
Le somme raccolte dovrebbero confluire in un fondo gestito da Regione, ASP e Comuni, destinato al controllo e alla gestione della popolazione canina sul territorio.
Perché i Comuni iblei reagiscono con forza
Gli amministratori locali sottolineano che una tassa, seppur modesta, applicata a chi svolge il dovere civico di registrare i propri animali rischia di scoraggiare famiglie, volontari e associazioni animaliste. In un momento di difficoltà economica per molte famiglie, anche 20 euro possono rappresentare un deterrente. Una disincentivazione che,mettono in guardia, potrebbe avere l’effetto opposto rispetto all’intento dichiarato: aumentare il numero di cani “invisibili”, non registrati, e rendere più difficile la prevenzione del randagismo.
Un allarme condiviso anche da organizzazioni veterinarie come ANMVI, che definisce il contributo come “un ostacolo alla microchippatura” in una regione dove il randagismo è già un’emergenza.
Strategia comune: volete modifiche o sospensione
Al termine della riunione a Vittoria, i Comuni hanno stabilito un percorso politico condiviso: la prossima settimana si incontreranno, a Modica, con tutti i parlamentari regionali del territorio ibleo, con l’obiettivo di formalizzare una richiesta unitaria di revisione, o sospensione, del decreto, e chiedere un confronto urgente con l’Assessore regionale alla Salute.
In parallelo, è prevista una richiesta ufficiale alla Presidente del Libero Consorzio di Ragusa per avviare un coordinamento sovracomunale sulla gestione del randagismo: rafforzare la programmazione sul territorio, migliorare l’efficienza dei canili, promuovere campagne di sterilizzazione e sensibilizzazione. I Comuni insistono che tutela degli animali, prevenzione del randagismo e sostegno alle famiglie devono restare priorità.
Critiche da associazioni animaliste e veterinari: la tassa “contro la buona volontà”
Tra i dichiaratori contrari c’è anche LAV Sicilia, che definisce il provvedimento “controproducente rispetto all’obiettivo dichiarato di contrastare il randagismo”. Per LAV è illogico punire chi adempie all’obbligo di identificazione con una tassa: la priorità, secondo loro, sarebbe tassare chi non sterilizza o lascia libertà agli animali, e non gravare su chi conforma al dovere di legge.
Il Partito Animalista Italiano si è unito alla protesta, stigmatizzando una misura che “colpisce esclusivamente chi rispetta la legge”, lasciando liberi, senza controllo, gli animali di chi non registra i propri cani. Una tassa dunque che rischia di aumentare il sommerso e aggravare la crisi del randagismo.






