Da sempre l’uomo in Sicilia, come nel resto del mondo, ha sfruttato la pietra, dove questa abbondava, cavandola, lavorandola, costruendo con essa chiese, castelli, palazzi, case, tombe, stalle per il riparo degli animali e persino muri per delimitare i campi e frenarne la terra.
Da sempre ha capito la solidità della roccia, la sua resistenza al tempo e agli agenti atmosferici, la pietra sfida i secoli.
I palazzi e le case dei borghi d’Italia sono edificati tutti in pietra locale, monumenti imperituri alla industriosità e alla creatività dei nostri antichi padri.
Che dire poi delle meraviglie architettoniche orgoglio del nostro Paese, strutture che sfidano i secoli, sculture che ci ammutoliscono per la loro bellezza e perfezione!
Molte cose sono cambiate, nuove tecnologie hanno sostituito questo elemento costruttivo col calcestruzzo, certamente più malleabile, più veloce da usare, più moderno, e così sono sorti grattacieli, nuove città di vetro e cemento, strutture architettoniche innovative ed anche palazzoni per i quartieri dormitorio delle nostre periferie.

Una cementificazione selvaggia e speculativa che dagli anni sessanta del secolo scorso ha mutato lo skyline delle nostre cittadine e che piano piano ha desertificato i borghi e i centri storici dei comuni, una volta pieni di vita e di attività artigianali.
E’ giunto il momento di dare luogo ad una rigenerazione urbana, una rivalutazione dei centri storici valorizzando il costruito esistente, accorpando case attigue per ottenere ambienti più sani e più spaziosi, più rispondenti alle esigenze della generazione odierna.
Urbanistica ed edilizia seguono ancora percorsi separati mentre rigenerare le cittadine, tutelare il paesaggio senza più consumo di suolo agricolo che sottrae terra alle coltivazioni e soprattutto migliorare la qualità della vita non è solo un dovere ma anche una leva per lo sviluppo sostenibile dei borghi e delle grandi e piccole città.
La città di Modica è un chiaro esempio
Modica, che poggia sui famosi quattro colli Pizzo, Giacanta, Cartellone e Monserrato, che nel centro storico è ricca di antiche costruzioni, di chiese barocche, di palazzi gentilizi, vecchi conventi, palazzine belle e case modeste ma confortevoli, Modica oggi è quasi del tutto abbandonata.
Anche i negozi sono chiusi, alcuni sfitti da anni. Tutto ciò deriva soprattutto dalla mancanza di un Piano
Regolatore e del Piano Commerciale e questo ha contribuito all’allontanamento dei cittadini verso nuove
realtà costruttive, quartieri dormitorio senza anima, lasciando una città fantasma, senza abitanti, senza
socialità.
Tutte le Amministrazioni, passate e presenti, non hanno sviluppato un vero Piano Urbanistico, né un nuovo Piano Commerciale e neanche un Piano Parcheggi, a Modica non esiste la cultura dei parcheggi pubblici!

Soprattutto il Corso principale della città è un garage all’aperto, e mentre alcuni anni fa Corso Umberto era un salotto, ricco di negozi e con un brulicare di persone che sbrigavano i loro affari, passeggiavano, si ritrovavano tra amici, ora il Corso è svuotato, come del resto tutta Modica Alta, non c’è nessuno in giro, le luci sono spente, le saracinesche abbassate, i negozi chiusi e le case vuote.
Viene da pensare che il Comune sia più interessato a battere cassa con gli inviti sui parabrezza delle auto dei malcapitati piuttosto che a programmare posti auto negli spazi che si rendono disponibili come ad esempio lo spazio dell’ex mercato ortofrutticolo.
Eppure Modica rimane sempre bella, affascina quanti la vengono a visitare e non sono pochi i turisti che hanno pensato di comprare casa nel centro storico, italiani per lo più del nord Italia e tanti stranieri, affascinati da Modica e anche dai prezzi delle case che sono precipitati e quindi convenienti.
La modernità e il passato possono convivere, un patrimonio immobiliare che il mondo ci invidia può essere salvato, bisogna programmare una rivalutazione dei centri storici alla luce delle moderne esigenze , una pianificazione urbanistica al passo coi tempi, che veda responsabili protagonisti le amministrazioni locali, i progettisti e le imprese.
L’assetto urbanistico nei centri storici non solo potrebbe essere riscoperto e rivalutato attraverso modifiche strutturali ma anche valorizzato riscoprendo la bellezza della pietra e la riconsiderazione del suo valore magico.

Le nuove generazioni, così green, amanti della natura incontaminata, del verde, nemiche di ogni tipo di
inquinamento e quindi anche dell’inquinamento ambientale, debbono farsi carico della rivalutazione dei
centri storici, di combattere e vincere la burocrazia che ne vieta ristrutturazioni e ammodernamenti.
La modernità e il passato possono coesistere in armonia, bisogna rivalutare l’uso della magica pietra di Modica nelle costruzioni moderne, ma soprattutto non dobbiamo distruggere il patrimonio immobiliare che il mondo ci invidia e che magicamente unisce storia e futuro e riconquistare la libertà individuale.
Papè Rizzone
Foto esclusive di Giorgio Di Rosa per Il Domani Ibleo






