E’ stato presentato a Comiso, sabato 29 novembre, il volume “Camarina Com’era” dell’archeologo Giovanni Di Stefano e dell’artista e fotografo Gianni Giacchi.
L’iniziativa, dopo il saluto del Presidente dell’associazione culturale “ArteInsieme”, Marcello Nativo, è stata introdotta da Maria Luisa Occhione.
Nel corso della serata sono state proiettate numerose foto dell’antica e dell’attuale Camarina, a testimonianza delle trasformazioni dell’antica città greca.

Il libro contiene anche un testo dell’archeologo di Chiaramonte Gulfi Antonino Di Vita – Direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene e socio dell’Accademia dei Lincei, che raccolse alla fine degli anni ‘50 l’eredità lasciata da Paolo Orsi.
Questo testo, già edito in un volume pubblicato insieme a Di Stefano nel 1995, è una fantastica e affascinante sintesi della storia della città di Camarina.
La moglie del Prof. Di Vita, la Professoressa Maria Antonietta Rizzo anche lei archeologa, ha autorizzato la ripubblicazione del testo, reputato un vero “pezzo” di letteratura archeologica.
Nel 2026 ricorrerà l’anniversario dei 100 anni dalla nascita di De Vita e si stanno organizzando degli eventi per ricordarlo.

Fondata da Siracusa nel 600-599 a.C. alla foce del fiume Ippari. Camarina ebbe una vita tormentata a causa delle sue aspirazioni di indipendenza dalla madre patria.
Della città, fondata dagli ecisti Dascone e Menecolo, si hanno notizie attraverso Pindaro, Erodoto, Tucidide, Filisto, Timeo, Diodoro, solo per citarne alcuni fra i più famosi, a dimostrazione della sua importanza.
L’insieme delle fonti offre l’immagine di una polis che, nel difficile e delicato equilibrio di alleanze in Sicilia, giocò fin da subito la carta dell’autonomia e che fu conquistata per questo, ma sempre considerata – con rispetto e timore – un fattore indispensabile nello scacchiere mediterraneo.
Di questo ed altro ne parliamo con l’archeologo Giovanni Di Stefano.

Lei ha avuto la fortuna di conoscere Nino Di Vita, l’archeologo di Chiaramonte Gulfi, Direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene e socio Dell’Accademia dei Lincei, che raccolse alla fine degli anni ‘50 l’eredità lasciata da Paolo Orsi. Che uomo era?
“Il professore Nino Di Vita è stato uno studioso eccezionale. con interessi nel mondo greco classico e nel nord Africa di età romana e bizantina.
Il professore – che iniziò la sua carriera come archeologo Ispettore della Soprintendenza di Siracusa – è stato archeologo da campo, con centinaia di scavi archeologici in abitati antichi e in necropoli ed è stato un docente universitario che ha formato decine di e decine di giovani. Un vero grande Maestro che ha dedicato il suo impegno all’Università, alla formazione dei giovani e alla Scuola Archeologica Italiana di Atene, sede prestigiosa per la specializzazione di generazioni di studiosi.
Il professore aveva competenze che spaziano dall’arte greco-arcaica, all’arte classica, all’urbanistica greca e romana. Alle sue straordinarie doti scientifiche univa capacità realizzative di musei, restauri di monumenti antichi- dall’Africa , da Leptis Magna a Gortyina e naturalmente in Grecia. E’ stato una vera leggenda, affascinante, un moderno Indiana Jones.“
Virgilio dice nel 3° dell’Eneide: “Et fatis numquam concessa moveri apparet Camerina procul “, “Non muovere la palude Camarina, che tu mai non renda maggiori le minori sciagure”. Non tutti sono d’accordo con questa interpretazione, tant’è che Biagio Pace riferendosi implicitamente a “I Capibrevi” di Gian luca Barberi parla di “cisposi e barbieri a cui noto il fatto”. Da che parte sta la verità?
“Com’è noto a monte del porto canale di Camarina , alla foce del fiume Ippari, si era formata una palude. Per i camarinesi questa palude era personificazione nella ninfa Camarina, una ninfa fluviale figlia di Oceano o dello stesso Ippari.
Questa palude era un basso lago, forse in parte di acqua marina ,che doveva essere anche pescoso. Tuttavia,la palude è probabile che dovette nuocere alla salute dei cittadini di Camarina apportando infezioni malariche. Ecco perché i cittadini decisero di interrogare l’oracolo di Delfi, chiedendo se fosse stato legittimo “spostare ” o ” muovere” la palude, cioè prosciugarla. L’oracolo, rispettoso degli elementi naturali, rispose di ” non muovere la palude”. Virgilio che ambienta il passaggio di Enea proprio dal mare antistante Camarina, conosce il responso e lo ripete”.

Perchè Camarina si schiera con i Siculi contro la madre patria Siracusa?
“Camarina nel 553 a.C., nel dissidio contro la madre patria Siracusa, ha al suo fianco i Siculi della “chora” come ci riferisce Filisto, perché questi Siculi di Ibla di Modica , di Castiglione, di Monte Casasia vedono in Siracusa un nemico e invece in Camarina un partner commerciale privilegiato. Allo stesso modo Camarina: città di frontiera, lontana da Siracusa, con una “chora” agricola, con un porto e con una autonoma attività commerciale, mal sopporta la presenza incombente della città madre. Dunque, all’origine di questa ribellione di Camarina – che oltrepassa in armi il confine dell”Irminio contro la madre patria – ci sono interessi commerciali, economici ed ovviamente politici. Siracusa…ristabilirà l’ordine annientando a Camarina il partito anti-siracusano”.
Peppe Privitera






