Pozzallo, incrocia lo sguardo di chi lo torturava: migrante denuncia aguzzino
Un giovane migrante sbarcato a Pozzallo pensava di aver finalmente lasciato alle spalle mesi di torture e abusi subiti in Libia, ma sulla banchina ha riconosciuto uno dei suoi carcerieri.
Reduce da mesi di detenzione, torture e violenze in Libia, sembra aver trovato finalmente una via d’uscita. Pagata una somma ingente — 9.000 euro — dai suoi familiari per la liberazione, riesce ad imbarcarsi su un barcone che lo conduce a Pozzallo, con la speranza di lasciarsi alle spalle un inferno di soprusi. Ma all’attracco, sulla banchina, alza lo sguardo e si trova di fronte al viso che lo perseguitava: uno dei suoi carcerieri, arrivato pochi giorni prima su un altro barcone. Il sangue gli si gela, realizza di essere ancora nelle mani del male.
Il coraggio della denuncia e l’intervento della polizia
Senza sapere che fare, il giovane trova la forza di chiedere aiuto: vuole parlare con la polizia. Viene ascoltato dalla squadra mobile, che avvia subito le indagini. Le sue parole — intrise di paura, vergogna, dolore — e la sua richiesta di giustizia, trovano riscontro. La vittima, assistita dall’avvocata Liliana Battaglia, decide di denunciare quanto ha sopportato in Libia: la privazione della libertà, la tortura, l’abuso, la riduzione in schiavitù.
Storie di torture
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le violenze subite sono state terribili. Mani e piedi legati con corde e stracci, percosse con bastoni e tubi di gomma, acqua bevuta dal water, violenze sessuali reiterate. Le minacce non bastavano: l’aguzzino aveva ripreso tutto con il telefono, per inviare video alla famiglia della vittima e chiedere altri soldi come riscatto. Quelle immagini — atroci — erano tenute orgogliosamente nel suo cellulare.
Giustizia: condanna a 20 anni e risarcimento per la vittima
Il processo, celebrato con rito abbreviato davanti alla Corte di Assise di Catania, è stato doloroso e sofferto, ma grazie alla denuncia del giovane sono emersi elementi concreti: filmati, testimonianze, riscontri oggettivi. L’uomo — già carceriere e trafficante di esseri umani — è stato condannato a 20 anni di carcere, oltre alle spese processuali e di mantenimento, per associazione a delinquere finalizzata al traffico di esseri umani, riduzione in schiavitù, tortura, sequestro di persona a scopo di estorsione. Alla vittima riconosciuti 50.000 euro di risarcimento.
Fonte: Agi

