Modica e il dissesto: “Una responsabilità collettiva”

3–4 minuti

Come abbiamo già annunciato, stiamo lavorando sulla pubblicazione di un piccolo saggio dal titolo provvisorio “Modica: il dissesto come occasione. Dal dissesto al progetto: criteri per un percorso culturale e metodologico”.

Con un indice provvisorio in continua variazione,condizionato anche da ciò che rileggo nei libri di Domenico Pisana e quelli di Saverio Terranova, e dalle chiacchere che avvengono sui social, mi accorgo sempre di più che, in buona parte, siamo stati noi modicani, tutti, a costruire questa classe politica. Non possiamo tirarci fuori, quindi, dalle responsabilità della malapolitica che oggi raccoglie quanto abbiamo seminato a livello di qualità della società civile e della sua classe culturale.

Non possiamo dimenticare le code nelle segreterie dei politici, l’utilizzo indisturbato di impiegati comunali nelle segreterie di politici o l’apparato burocratico del comune funzionale alle esigenze del clientelismo dei politici più che alle esigenze della efficienza degli uffici cui erano preposti. E, lasciando perdere i pacchi di pasta,che dire delle grandi riunioni di soffritto e carne arrostita nelle campagne modicane dove gli onorevoli esibivano articolati programmi di tanti bla, bla, bla…

Questi onorevoli e senatori li abbiamo creati noi a nostra immagine e somiglianza, solo così si spiega perché adesso la storia continua, con gli stessi modi ma in maniera più sofisticata. All’incaprettamento per necessità economiche della destra, e a quello di apparire unti dal signore della ideologia della sinistra, oggi il politico moderno ha sostituito quello della costruzione a tavolino degli onorevoli.

E se una volta esistevano le persone delle varie “cordate porta voti” da accontentare, adesso ciò rimane ma è marginale, si campa di rendita. Si rifletta su quante importanti cariche di senatori, onorevoli, presidenti di commissione, sottosegretari, presidenti di Regione ed Assessori regionali abbiamo dovuto necessariamente eleggere per vedere sparire, il tribunale e … continuate voi.

Come si fa a programmare una ripresa senza leggere cose è accaduto in passato. E più leggi i citati Saverio Terranova, Domenico Pisana e perché no, i nostri Storia nascosta, Bagatelle modicane e Pietre nello stagno e gli illuminanti articoli sulla carta stampata e on line, più ci si accorge che quanto avviene adesso era già scritto, ma non riuscivamo a vederlo e ad immaginare che potesse avvenire.

Queste letture ti intristiscono ma sono utili perché avverti come tutto sembra inadeguato, sterile; senti, in un certo senso, la inutilità della tua azione; il modo di essere del Potere non ti suggerisce nulla neanche nel livello propositivo tanto esso è impegnato solo nell’apparire ciò che non è.

Lo stesso opporsi non riesce a trovare un senso, alcuni ancora sostano su una posizione di antagonismo vecchia maniera che in assenza di progetti grandi del Potere non può che appiattirsi su argomenti marginali ed irrisori rispetto. Pensate alla puttanata del “Temporary store” presentata come innovativa (poveretti) azione contro la desertificazione del centro storico.

In queste condizioni non vediamo altra soluzione che andare oltre lo sterile “anti” per andare al “post dissesto”.

Basta valutare i resoconti dell’attività ispettiva ricavabile dalla lettura dei comunicati del PD per comprendere, lo diciamo davvero senza astio ideologico, come un osservatore che venisse da un mondo normale, ignaro della storia della Modica repubblicana, non potrebbe non immaginare una Modica senza problemi visto che i problemi che pone il Pd provocherebbero la riflessione “se i problemi di Modica sono l’altezza dei lampioni di Piazza Madonna delle grazie o quella trentina di parcheggi persi per avere una bella piazza in Marina di Modica e simili sciocchezze” vuol dire che Modica ha già risolto tutti i problemi più seri”. Tutti sappiamo, invece che non è così, siamo davvero malmessi.

Se si conviene che le responsabilità sono diversificate si deve dedurre che occorre partire dall’assumere la consapevolezza che occorre più un esame di coscienza collettiva che sterili accuse che sembrano più rituali che azioni convinte.

Carmelo Modica

PUBBLICITÀ

Coop 970x250

ALTRE TOP NEWS