Il Tribunale del Riesame di Catania ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Gianni Agosta, 43 anni, operaio di Scicli, accusato di essere l’autore dell’omicidio di Peppe Ottaviano, avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 maggio 2024 nella casa della vittima in via Manenti.
Il collegio presieduto dalla giudice Gabriella Larato ha respinto il ricorso della difesa, rappresentata dall’avvocato Maria Platania, che aveva chiesto la revoca o lalleggerimento della misura cautelare, contestando la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e l’attualità delle esigenze di custodia. Il Riesame ha invece accolto la richiesta del sostituto procuratore Santo Fornasier , confermando per Agosta il carcere.
Il movente: la gelosia
Secondo gli inquirenti, il delitto sarebbe maturato per gelosia e rancore personale. Agosta avrebbe ucciso Ottaviano al culmine di un acceso contrasto legato a una donna, l’ex fidanzata della vittima, con cui l’indagato aveva iniziato una relazione. Pochi giorni prima dell’omicidio, tra i due ci sarebbe stato un confronto violento, durante il quale Agosta avrebbe intimato a Ottaviano di “non cercarla più”.
La prova chiave: una telecamera sfuggita al controllo
Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ragusa, coordinate dalla Procura, hanno rivelato che una telecamera situato nei pressi dell’abitazione della vittima ha immortalato Agosta mentre si avvicinava alla casa di via Manenti la notte dell’omicidio. L’uomo, nei giorni precedenti, avrebbe perlustrato la zona per individuare e aggirare gli “occhi elettronici”, ma uno degli impianti gli sarebbe sfuggito, registrando il suo passaggio.
A completare il quadro accusatorio vi sarebbero intercettazioni telefoniche e ambientali, che hanno documentato contatti e conversazioni compatibili con un movente passionale e con la preparazione del delitto.
Secondo fonti investigative, Agosta non avrebbe agito completamente da solo. È emerso che un’altra persona potrebbe averlo “aiutato” o comunque favorito in alcune fasi del delitto o nella successiva fuga. Per questo motivo, la Procura di RAgusa non ha chiuso il fascicolo.
La ricostruzione del delitto
Il corpo di Peppe Ottaviano, 41 anni, venne trovato la sera del 12 maggio 2024 nella sua abitazione, dopo che amici e familiari, preoccupati per il suo silenzio, avevano forzato il portone d’ingresso. L’uomo era stato colpito più volte con violenza: aveva costole rotte, ferite alla testa e un grave trauma cranico. L’abitazione era in ordine, senza segni di effrazione né furto, circostanza che fece escludere fin da subito la pista della rapina.
Le indagini dei Carabinieri, durate oltre un anno, hanno ricostruito i movimenti della vittima e dell’indagato, fino alla richiesta di custodia cautelare accolta dal GIP di Ragusa. L’arresto di Agosta è stato eseguito il 5 novembre 2025.






