Non è necessario essere dei raffinati analisti politici per capire che la richiesta di arresto nei confronti di Totò Cuffaro e le sue successive dimissioni da Segretario nazionale della Dc, si ripercuoteranno a scendere in ambito regionale e locale.
Nel primo ambito la decisione del Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, fa già capire come intende muoversi il centro destra: i due assessori regionali in quota Dc sono stati rimossi e di fatto quindi il partito di Cuffaro è fuori dalla attuale maggioranza.
La difesa del leader Dc da parte dei suoi sei deputati regionali non sembra particolarmente accorata, pare più un atto dovuto che sentito.
Il Gruppo Parlamentare della Democrazia Cristiana all’Ars comunica che “ha appreso con grande rammarico la notizia della revoca delle deleghe assessoriali ai colleghi Nuccia Albano e Andrea Messina. Il Gruppo desidera sottolineare come i due assessori, espressione diretta della Democrazia Cristiana, abbiano sempre fornito tangibile dimostrazione di efficienza, di trasparenza amministrativa e di onestà nello svolgimento della loro attività amministrativa e non abbiano mai fatto mancare il loro sostegno all’attività del Governo e del Presidente della Regione, onorevole Renato Schifani”.
Certo è difficile in questa situazione prendere le difese del loro leader, ma non dedicargli nemmeno un cenno, nemmeno una parola, è un atteggiamento che lascia già prevedere futuri riposizionamenti politici.
L’unica indignazione che traspare nella nota dei deputati Dc riguarda il diverso trattamento rispetto a casi analoghi.
Infatti si manifesta “il rammarico che aumenta nel constatare che la linea di trattamento riservata al Gruppo della Democrazia Cristiana non sia pienamente coerente, poiché si ritiene questo trattamento inedito rispetto a situazioni politiche pregresse”.
Tradotto dal politichese: quando altri sono incappati in vicende giudiziarie sono stati trattati diversamente dal Presidente Schifani, mentre in questo caso la celerità e la durezza del suo intervento non sono stati molto graditi. Ma attenzione, il risentimento è legato alla sostituzione dei due assessori Dc, ancora nessun cenno sul loro leader.
La chiusura della nota del gruppo parlamentare Dc all’Ars -“Siamo ancora disponibili a portare avanti l’atto di fiducia che abbiamo sottoscritto all’inizio del mandato”- sembra più una richiesta di non essere abbandonati per colpe non loro, che indirettamente però si distanzia dall’operato di Cuffaro.
In ambito locale un gruppo formato da sei Consiglieri Comunali di Pozzallo ha sollevato una questione di “etica pubblica e responsabilità istituzionale, chiedendo una riflessione sui ruoli di vertice del Consiglio Comunale, alla luce dei recenti sviluppi politici regionali”.
La nota, firmata dai Consiglieri Francesco Ammatuna, Valentina Sudano, Franco Giannone, Barbara Sparacino, Antonio Zocco Pisana e Lorenzo Ballatore, si riferisce alle “recenti notizie riguardanti la vicenda siciliana di Totò Cuffaro e le inchieste in corso episodi che mortificano la nostra terra, gettano ombre pesanti sulla vita pubblica e finiscono per allontanare sempre di più le istituzioni dalla comunità”.
E’ chiaro il destinatario al quale è stata indirizzata la nota: il Presidente del Consiglio Comunale Quintilia Celestri ed il Vice Giuseppe Giampietro. I due si erano allontanati dalla maggioranza – adesso ridotta a minoranza – che sostiene l’Amministrazione Ammatuna, in seguito ai fatti che abbiamo già raccontato sulla vicenda delle palazzine Iacp (leggi qui), avvicinandosi alla Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro e Ignazio Abbate.
Tant’è che i sei consiglieri firmatari della nota chiedono che “per ristabilire piena chiarezza e credibilità, invitano la Presidente Celestri e il Vicepresidente Giampietro a valutare l’opportunità di rassegnare le proprie dimissioni dalle rispettive cariche”.
“La nostra città- concludono i sei componenti la civica assise di Pozzallo – va tutelata da qualsiasi situazione che possa metterne in discussione l’immagine, nel rispetto di una comunità onesta, laboriosa e orgogliosa della propria identità”.
Fin qui le ripercussioni subite dal partito, dalla Democrazia Cristiana, ma ne esistono altre che colpiscono direttamente i componenti illustri della stessa.
A pagare le spese di questo nuovo assetto politico, conseguente alla vicenda giudiziaria di Totò Cuffaro, potrebbe essere l’on. Ignazio Abbate che perde sia l’occasione di ricoprire il ruolo di leader regionale del partito che di entrare a far parte della Giunta Schifani, aspettativa legittima prima di quanto avvenuto nelle ultime ore.
Anche per Abbate – come per tanti sindaci, assessori e consiglieri comunali – si apre la ricerca del nuovo posizionamento in vista delle future elezioni regionali ed amministrative.
E’ insomma il momento del “che fare?” un po’ per tutti ed in particolare per chi dovrà trovare spazio altrove per candidarsi alle regionali.
Vista l’attuale situazione in provincia di Ragusa gli analisti, che in questo caso servono per capire il contesto, scommettono su un avvicinamento di Abbate al movimento di Lombardo. Chi vivrà vedrà.
Peppe Privitera






