AAA: non c’è disponibilità di locali all’ex Ospedale Civile di Ragusa

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Sembra un avviso, ma è una denuncia. Da qualche giorno sui social circola una lettera firmata dal direttore generale dell’ASP 7 di Ragusa, dott. Giuseppe Drago, dal direttore amministrativo dott. Massimo Cicero e dal dirigente amministrativo dott. Giacomo Lauricella, riguardante la non disponibilità di locali per le associazioni presso l’ex Ospedale Civile.

La missiva, datata 31 ottobre 2025, coinvolge le associazioni AVO RagusaAIAD RagusaADMO Ragusa e Centro Risveglio Ibleo Ragusa.

Scrive il “triumvirato” dell’ASP 7: “Gentilissimi, spiace comunicare che la scrivente Direzione, nel tentativo di ridistribuire le proprie risorse, umane e materiali, utilizzando al meglio le proprie strutture previa loro valorizzazione, ha assunto la decisione di interrompere il percorso volto a formalizzare gli atti prodromici alla concessione di spazi aziendali per l’espletamento delle nobili attività a cui sono deputate Codeste Associazioni.”

Avete capito bene: prima l’ASP aveva previsto di concedere degli spazi a realtà che da anni si impegnano nel sociale e nella salute, poi, ridisegnando la mappa d’uso di ogni centimetro dell’ex Ospedale Civile, ha deciso di interrompere ogni trattativa avviata da tempo.

Il “no” viene motivato come scelta a favore di un bene più grande: investire nell’offerta sanitaria per soddisfare i bisogni della collettività.

Un obiettivo nobile, certo. Peccato che la realtà delle liste d’attesa interminabili e le denunce dei comitati civici, come Art. 32, mostrino un sistema sanitario che di soddisfacente ha ben poco. Con la lettera, la Direzione aziendale revoca formalmente quanto inizialmente previsto, ossia l’assegnazione dei locali al primo piano dell’ex ospedale Civile a partire dal 1° gennaio 2026.

In chiusura, l’ASP ringrazia le associazioni e si dice disponibile ad affiancare e supportare i progetti che esse portano avanti con cura e dedizione nei confronti della collettività e della salute.

Una formula di cortesia che suona un po’ amara: perché di fronte a chi ogni giorno dona tempo e cuore per il bene comune, la burocrazia ha deciso di chiudere la porta — e pure a chiave.

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