La vicenda giudiziaria per l’omicidio del cuoco modicano Peppe Lucifora arriva a un punto fermo: la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa dell’ex carabiniere Davide Corallo, confermando la condanna a 15 anni di reclusione decisa dalla Corte d’Assise d’Appello di Catania.
Una sentenza ormai definitiva che chiude il percorso iniziato con il delitto della “stanza chiusa” del 10 novembre 2019, passato attraverso un clamoroso verdetto di assoluzione in primo grado, nuovi accertamenti scientifici e infine il ribaltamento in Appello.
Con il pronunciamento della Prima sezione penale, la Cassazione ha confermato integralmente la sentenza emessa a Catania: 15 anni di reclusione per omicidio a carico di Davide Corallo, originario di Giarratana ed ex appartenente all’Arma. Il ricorso dei difensori è stato respinto, sancendo la stabilità del quadro probatorio ricostruito in secondo grado, dopo che in primo grado la Corte d’Assise di Siracusa lo aveva assolto con formula piena “per non avere commesso il fatto”.
La decisione arriva al termine di una vicenda seguita passo passo dalla comunità modicana, dove la figura di Lucifora, cuoco stimato e volto familiare delle feste cittadine, era tutt’altro che anonima. La conferma della condanna rende definitiva anche la provvisionale riconosciuta ai tre fratelli della vittima, costituitisi parte civile.
Il delitto nella stanza chiusa
Il caso nasce il 10 novembre 2019. Peppe Lucifora, 57 anni, viene trovato senza vita nel suo appartamento di Largo XI Febbraio, nel quartiere Dente di Modica, in una stanza chiusa a chiave dall’interno. Il corpo è seminudo, il letto in disordine, alcuni elementi lasciano inizialmente spazio a ipotesi diverse, persino a un malore o a un gioco finito male. In città, nelle ore successive, il brusio cresce molto piu in fretta delle certezze.
Saranno gli accertamenti medico legali a escludere la morte naturale. L’autopsia indica una dinamica violenta: Lucifora viene prima tramortito e poi soffocato con la mano, con una “morsa letale” in grado di provocare lesioni alla trachea. Nessun segno di difesa significativo, una scena chiusa, la chiave che non si trova, il telefonino scomparso. Elementi che trasformano subito il caso in un giallo vero, il “delitto della porta chiusa” che rimbalza sulle cronache nazionali.
Le prime indagini: tracce, dubbi e un nome che emerge
Le indagini dei Carabinieri di Modica e Ragusa, coordinate dalla Procura, si concentrano sulla cerchia di conoscenze di Lucifora, sulla sua vita privata, sui tabulati telefonici, sulle celle agganciate dagli apparecchi, sui dispositivi elettronici. Il lavoro dei Ris individua tracce biologiche e impronte in punti sensibili della casa, in particolare nel bagno e nella camera da letto, fino alla traccia mista di sangue di Lucifora e dna di Davide Corallo, rinvenuta nell’area dello scarico del lavandino.
È su questo intreccio di dati scientifici, spostamenti, contatti e frequentazioni che il nome di Corallo emerge progressivamente nel fascicolo. La ricostruzione degli inquirenti ipotizza un rapporto di conoscenza e una presenza dell’allora carabiniere nell’appartamento nelle ore compatibili con il delitto. La difesa, fin dall’inizio, contesta lettura, attendibilità e datazione di quelle tracce. Lo farà per tutta la durata del procceso.
Le prime ipotesi e la pista del “tesoretto”
Nei giorni successivi all’omicidio trova spazio anche un’ipotesi di movente economico. Padre Giovanni Stracquadanio, amico di Peppe Lucifora e figura molto ascoltata in città, parla con gli inquirenti e con i cronisti di un possibile “tesoretto” che il cuoco avrebbe custodito, frutto di risparmi o forse di una vincita. È una pista che non verrà confermata dalle indagini, nessuna prova concreta dimostrerà l’esistenza di quel denaro nascosto, ma quel racconto contribuisce ad alimentare il clima di sospetto e di domande irrisolte che circonda il delitto nei primi mesi.
L’arresto di Davide Corallo
Il 15 giugno 2020 scatta l’arresto. Corallo, poco meno di quarant’anni, originario di Giarratana e in servizio nel Siracusano, viene raggiunto da un’ordinanza chiesta dal pubblico ministero e firmata dal gip di Ragusa. Nel provvedimento pesano gli esiti degli accertamenti dei Ris e la compatibilità tra le tracce genetiche, i movimenti dell’indagato e la dinamica dell’omicidio così come delineata dai primi approfondimenti medico legali.
Per gli inquirenti, quegli elementi collocano Corallo nell’abitazione di Lucifora in una finestra temporale ritenuta decisiva. Per la difesa sono indizi interpretabili, tutt’altro che conclusivi. L’ex carabiniere si dichiara estraneo ai fatti e ribadisce di non avere ucciso il cuoco modicano.
Il processo di Siracusa e l’assoluzione in primo grado
Dopo quasi due anni di custodia cautelare, la vicenda approda davanti alla Corte d’Assise di Siracusa. È un procedimento lungo, segnato da consulenze contrapposte, testimonianze, analisi sui reperti. Alla fine, nel marzo 2022, arriva la sentenza destinata a dividere l’opinione pubblica: assoluzione con formula piena per Davide Corallo.
I giudici ritengono non sufficientemente univoci gli elementi scientifici raccolti, in particolare la traccia mista nello scarico del lavandino, e non provata oltre il ragionevole dubbio la presenza dell’imputato sulla scena del crimine nel momento dell’omicidio. L’accusa di omicidio viene cancellata, Corallo torna libero. Ma la storia, per la Procura e per la famiglia Lucifora, non è affatto chiusa.
La svolta voluta in Appello: i Ris tornano a Modica
L’assoluzione viene impugnata dalla Procura di Ragusa e dai tre fratelli della vittima. Il fascicolo passa alla Corte d’Assise d’Appello di Catania che decide di non limitarsi all’esame degli atti ma di rilanciare sugli accertamenti tecnici.
Tra la fine del 2022 e il 2023 i Ris tornano più volte nell’appartemento di Largo XI Febbraio ancora sotto sequestro. La Corte nomina come consulente tecnico il maggiore Cesare Rapone, dei Ris di Roma. Agli accessi partecipano anche i Ris di Messina, consulenti della Procura e della parte civile, e il generale in congedo Luciano Garofano, storico esperto della difesa.
Si lavora sulle superfici del bagno, sulle maniglie, sui tessuti, sul sifone. Vengono rivalutate e comparate le tracce già repertate, cercate nuove micro evidenze, rilette le compatibilità tra tempi, movimenti, telefoni. Le cronache de “Il Domani Ibleo” seguono passo dopo passo questi sopralluoghi tecnici, il confronto serrato tra consulenti e le attese per le nuove perizie che devono chiarire il ruolo di quella traccia mista sangue dna ritenuta dall’accusa il cardine dell’impianto probatorio.
La condanna in Appello: la “morsa letale” e il ruolo delle prove scientifiche
Il 20 gennaio 2025 la Corte d’Assise d’Appello di Catania, presidente Elisabetta Messina, ribalta la decisione di primo grado e dichiara Davide Corallo colpevole dell’omicidio di Peppe Lucifora, condannandolo a 15 anni di reclusione, meno dei 17 anni e 4 mesi chiesti dalla Procura generale, ma con pene accessorie pesanti e una provvisionale di 10 mila euro per ciascuno dei tre fratelli della vittima.
Secondo la ricostruzione accolta in secondo grado, Lucifora avrebbe aperto la porta a una persona che conosceva. All’interno dell’appartamento si sarebbe consumata un’aggressione rapida: il cuoco viene tramortito e poi soffocato con la mano, in una presa tanto violenta da rompere la trachea. In questo quadro la presenza di Corallo nell’abitazione e il legame con la traccia mista trovata nel bagno vengono ritenuti compatibili, coerenti e non spiegati da alternative plausibili.
I giudici attribuiscono valore decisivo al complesso degli accertamenti scientifici aggiornati, alle dichiarazioni tecniche rese in aula, alla tenuta del quadro indiziario nel suo insieme. La difesa insiste sulle criticità dei reperti, prolunga il duello sui tempi di permanenza del dna, contesta letture e inferenze. Corallo continua a proclamarsi innocente. L’ultima parola, a quel punto, viene rimessa alla Cassazione.
La parola definitiva della Suprema Corte
Con il rigetto del ricorso, i giudici di legittimità considerano infondate le doglianze della difesa e avallano la motivazione dei colleghi catanesi: la struttura logica della sentenza d’Appello, il ruolo attribuito alle perizie dei Ris, l’inquadramento della prova scientifica e degli indizi vengono giudicati conformi ai parametri richiesti. La condanna a 15 anni diventa definitiva, insieme agli obblighi risarcitori e alle misure accessorie già disposte.
Peppe Lucifora, un volto di Modica oltre le carte processuali
Nel lungo attraversamento giudiziario, la figura di Peppe Lucifora non è mai uscita davvero dalla scena pubblica. Cuoco appassionato, presenza fissa nelle cucine delle feste di San Giorgio, legato all’ambiente parrocchiale e alla rete di amicizie di quartiere, la sua immagine è rimasta nelle celebrazioni, negli articoli che ogni anno lo ricordano, nei racconti di chi ne conosceva il carattere schietto e generoso.
Per sei anni Modica ha seguito udienze, perizie, colpi di scena, tra assoluzioni e condanne, senza dimenticare che al centro di quel fascicolo c’era un uomo ucciso in casa sua. Oggi, con la sentenza definitiva, per la giustizia istituzionale il responsabile ha un nome. Il resto, tra memoria, dubbi residui per alcuni e sollievo per altri, continua a vivere nelle strade in cui Peppe era di casa.
Le tappe del delitto
Dal ritrovamento del corpo di Peppe Lucifora nel novembre 2019 fino alla sentenza definitiva della Cassazione, la vicenda ha attraversato sei anni di indagini, perizie e processi. Questa ricostruzione ripercorre, tappa dopo tappa, i momenti chiave del lungo percorso giudiziario che ha portato alla condanna dell’ex carabiniere Davide Corallo.
| Data | Evento |
|---|---|
| 10 novembre 2019 | Ritrovamento del corpo di Peppe Lucifora nella sua abitazione in Largo XI Febbraio a Modica. La stanza è chiusa a chiave, il corpo seminudo. Gli accertamenti medico-legali stabiliranno che il cuoco è stato tramortito e poi soffocato. |
| 13 febbraio 2020 | I Carabinieri si presentano a casa di Davide Corallo, carabiniere originario di Giarratana, per una perquisizione e lo conducono in caserma a Ragusa per essere interrogato come indagato. È il primo sviluppo concreto dell’inchiesta sull’omicidio di Lucifora. L’uomo aveva respinto ogni accusa. |
| 15 giugno 2020 | Dopo mesi di indagini e analisi dei Ris, Corallo viene arrestato con l’accusa di aver ucciso Peppe Lucifora. È ritenuto il principale sospettato del delitto e posto in custodia cautelare. |
| 4 marzo 2021 | In Tribunale a Ragusa si tiene l’udienza preliminare. Il giudice rigetta la richiesta di rito abbreviato condizionato per Corallo e rinvia il procedimento alla Corte d’Assise di Siracusa, fissando la prima udienza per l’11 maggio. |
| 11 maggio 2021 | Si apre ufficialmente il processo davanti alla Corte d’Assise di Siracusa. In aula vengono ripercorsi i primi atti dell’indagine e la Procura conferma le accuse di omicidio volontario. La difesa chiede l’assoluzione, contestando la validità delle prove scientifiche. |
| 15 dicembre 2022 | Il RIS dei Carabinieri di Roma, con il maggiore Cesare Rapone, torna nella casa di Lucifora per nuovi rilievi tecnici: bagno, letto, maniglie e scarichi. Il termine per il deposito della nuova perizia è fissato in circa 60 giorni. |
| 18 settembre 2023 | Udienza davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Catania: vengono esaminati il generale Luciano Garofano (consulente della difesa) e il colonnello Romano (per l’accusa) sui risultati delle nuove analisi scientifiche. |
| 20 gennaio 2025 | La Corte d’Assise d’Appello di Catania condanna Davide Corallo a 15 anni di reclusione per l’omicidio di Peppe Lucifora, ribaltando la precedente assoluzione. La sentenza riconosce valore decisivo agli accertamenti dei RIS. |
| data attuale | La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della difesa e rende definitiva la condanna a 15 anni. Si chiude così uno dei casi giudiziari più seguiti e discussi nel Modicano. |






