Dieci anni con Monsignor Lorefice: una Chiesa di frontiera a Palermo

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Una decade di pastorale profetica, radicata nel Concilio Vaticano II e nella preferenza opzionale per i poveri.

Questo il bilancio dei dieci anni di episcopato di monsignor Corrado Lorefice alla guida dell’Arcidiocesi di Palermo, celebrato oggi con il “Dies Academicus” presso il Palazzo Steri dell’Università di Palermo.

Il 27 ottobre 2015, Papa Francesco annunciava la nomina del sacerdote originario di Ispica quale nuovo Arcivescovo Metropolita della città. Lorefice lasciava Modica, dove da parroco di San Pietro aveva svolto un’intensa attività pastorale, per affrontare la sfida di guidare una comunità diocesana complessa, segnata da decenni di gravità spirituale, mafia e marginalità urbana.

Un pastore dalla strada

Lorefice rappresentava la scelta di un prete di strada. Ordinato presbitero nel 1987, aveva trascorso ventotto anni nella diocesi di Noto ricoprendo incarichi educativi e pastorali: docente di Teologia Morale in vari istituti teologici, direttore dei centri vocazionali, vicerettore del seminario vescovile.

Negli ultimi anni, l’episcopato di Lorefice si è caratterizzato per l’impegno diretto e senza compromessi contro l’epidemia di crack e stupefacenti che strangola i quartieri degradati. Nel luglio 2024, durante il 400° Festino di Santa Rosalia, l’Arcivescovo ha pronunciato dal carro trionfale un’invettiva memorabile.

“A chi vogliamo lasciare la nostra città?” ha gridato rivolto a trecentocinquantamila presenti. “A questa nuova peste che sta contagiando i nostri giovani?” Ha denunciato il consumo crescente di crack già a partire dai dieci anni, i ragazzi distesi sulle strade di Ballarò con lo sguardo perso, le giovani donne costrette alla prostituzione per racimolare il prezzo di una dose.

Nel settembre 2024, grazie anche al suo impegno, l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato all’unanimità il disegno di legge “anti-crack” che prevede una rete integrata di servizi sanitari e socioeducativi sul territorio. Nel dicembre successivo, Lorefice e il comitato SOS Ballarò hanno ricevuto il riconoscimento della Stampa Parlamentare per questo contributo legislativo.

Sinodalità e ascolto dei Poveri

Se la battaglia contro il crack rappresenta l’aspetto più visibile del suo episcopato, la struttura teologica profonda rimane la sinodalità intesa come ascolto radicale degli esclusi. Lorefice ha trasformato la diocesi in una comunità permanentemente in ascolto: visite ai carceri, consultazioni comunitarie, dialogo con i giovani dei quartieri periferici.

L’accoglienza incondizionata dei migranti è stata un’altra priorità pastorale. Nel 2015, Lorefice era presente sui moli di Palermo per accogliere i naufraghi provenienti dalle coste libiche. Questa scelta non è rimasta episodica: nel 2021, di fronte alle stragi nel Mediterraneo, pronunciò parole di indignazione profetica: “Il nostro benessere gronda del sangue dei poveri”.

Ha promosso Casa Ancora, struttura a Ballarò che ospita donne e bambini migranti, dove si svolgono lezioni di italiano e attività comunitarie. Sul fronte del dialogo interreligioso, ha organizzato incontri di preghiera nella Moschea di Palermo durante il Ramadan, riunendo cattolici, musulmani, ebrei, ortodossi ed evangelici per pregare per la pace.

Nel settembre 2025, ha assunto una posizione netta a favore della Global Sumud Flotillia diretta a Gaza, dichiarando che “l’unica via umana ed evangelica per contrastare la guerra sia la contrapposizione non violenta di corpi inermi”.

I giovani e l’oratorio

Lorefice ha attribuito grande importanza alla pastorale giovanile, consapevole che i giovani sono il futuro della Chiesa e della città. Nel febbraio 2025, ha inaugurato l’”Oratorio vivo” nel quartiere della Kalsa, centro di ascolto per i giovani sulle orme di San Filippo Neri e San Giovanni Bosco.

Contemporaneamente ha riformato i percorsi di iniziazione cristiana. Nel 2025, ha presentato nuove linee guida pastorali che identificano la catechesi e la pastorale giovanile come prioritarie, con l’obiettivo di formare “cristiani per chiamata, non per etichetta”.

Nel volume pubblicato in questi anni, “Il volto di una Chiesa povera. L’ecclesiologia conciliare di Evangelii Gaudium”, Lorefice articola una visione della Chiesa che “sia sempre di più operaia” e “abbia il volto dei poveri”. La povertà della Chiesa, nella sua interpretazione, è condivisione delle marginalità che rende la comunità capace di evangelizzare i poveri e di farsi evangelizzare da loro.

In occasione della Giornata Mondiale dei Poveri 2025, celebrata presso la Cittadella del povero fondata da Biagio Conte, ha dichiarato: “La Chiesa esiste proprio per i suoi figli più fragili”. Ha lanciato l’iniziativa “Aggiungi un posto a tavola, IO e TU Ospiti”, mediante la quale le famiglie sono invitate a condividere mensa con i poveri.

Il riconoscimento civile

La celebrazione odierna presso il Palazzo Steri ha rappresentato un riconoscimento formale del “rilievo civile ed ecclesiale” del decennio loreficiano. Hanno partecipato il Presidente della Regione Renato Schifani, il Sindaco Roberto Lagalla, i rettori universitari, e figure internazionali della teologia contemporanea.

Schifani ha riconosciuto come l’Arcivescovo abbia propugnato “la fratellanza, l’accoglienza, il sorriso, la solidarietà verso tutte le forme di povertà”, evidenziando il suo “movimentismo dinamico” nel contrasto alla criminalità.

Il Dies Academicus si è concentrato su “Nostra ætate. Pace e dialogo a 60 anni dal Vaticano II”, tema che incarna la visione di Lorefice: una Chiesa sinodale, dialogante con il mondo contemporaneo, impegnata nella costruzione della pace.

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