Ragusa, parla Giorgio Massari: “Saremo i custodi del programma, no opposizione tout court”

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Le dimissioni scaturite dalle scelte del sindaco Peppe Cassì di abbandonare il civismo e aderire al partito di FI. Ci spiega tutto in questa intervista

Giorgio Massari, già sindaco di Ragusa, Assessore allo Sviluppo Economico della Giunta Cassi, ha deciso in sintonia con il Movimento Ragusa Prossima di dimettersi dal ruolo che ha ricoperto.

Lo abbiamo incontrato, per una lunga chiaccherata e per capire dalla viva voce del diretto interessato, ciò che è successo.

Vorremmo sapere proprio da Lei: che cosa è successo fra il sindaco Cassi e Ragusa Prossima?

“Per dirla in modo immediato non è successo nulla se non i fatti politici e le scelte che il Sindaco Cassi ha operato nel luglio scorso. La sua decisione di aderire a un partito politico, che di per sé può essere una cosa normale, ma nel contesto dei patti pre-elettorali che hanno portato  poi alla formazione della coalizione con la quale Cassi si è presentato per la seconda volta al voto, era  stato sancito che noi come Ragusa Prossima avremmo fatto parte di questa coalizione a condizione che non ci fossero al suo interno partiti di centro destra. Quindi, è stata costruita una  coalizione totalmente civica. Nel momento in cui nel luglio scorso Cassi ha comunicato la sua decisione di aderire a un partito, noi chiaramente abbiamo iniziato una giusta e necessaria riflessione legata appunto a verificare  quanto tutto questo fosse distruttivo rispetto alla coalizione. E’ chiaro, è stata una riflessione molto sofferta e lunga perché il patto con gli elettori è un patto politico-amministrativo in cui ci sono due pilastri: quello politico che è quello che ho descritto prima e quello amministrativo, il programma. Noi ci sentiamo chiaramente responsabili dell’implementazione del  programma , però le due cose chiaramente devono camminare assieme, per cui la riflessione è stata sofferta perché da una parte era evidente che il patto politico era rotto, dall’altro ci dispiaceva in modo particolare non poter rispondere alla domanda di amministrazione che i nostri elettori avevano avanzato”.

Capisco bene che sull’attuazione del programma voi ci sarete?

“Allora l’attuazione del programma è uno degli aspetti. La domanda che mi fai sostanzialmente è questa, allora sarete maggioranza o opposizione”?

Può anche essere riassunta in questo senso…

“La risposta è semplice: noi saremo i custodi del programma, non saremo chiaramente nella maggioranza,  ma nemmeno faremo opposizione  tout court. Saremo autonomi , controlleremo di volta in volta se quel programma che abbiamo scritto si sta attuando e come si sta attuando, in piena libertà. Crediamo che questa rottura non è qualcosa di secondario ma ha a che fare col nucleo centrale della politica e della democrazia, perché se noi facciamo un patto con gli elettori che non viene rispettato questo aiuta il  declino della credibilità della politica che è già in corso”.

Perché ritiene che il civismo sia la strada maestra da seguire e non la  rappresentanza partitica?

“Non pensiamo che sia la strada maestra ma riteniamo che il civismo, giustamente inteso, è uno strumento che permette in questo momento di offrire ai cittadini una più ampia possibilità di scelta ma, soprattutto, riteniamo che il civismo sia uno strumento per aiutare il rinnovamento della politica e dei partiti. Il civismo, come lo intendiamo noi, è una  risposta alla crisi dei partiti, che non nasce oggi, che hanno perso la loro identità ideologica, che sono diventati dei partiti indifferenziati.
I movimenti civici sono stati una risposta a modelli diversi di partecipazione e quindi non sono una sintesi, una via definitiva, ma sono attori che possono permettere alla politica di avere una varietà di opportunità ai partiti, di confrontarsi con spazi di maggiore libertà, perché noi sappiamo che il rischio è che le decisioni prese a livello nazionale, per caduta, devono per forza riverberarsi sui livelli locali. Il civismo permette di avere una maggiore autonomia delle realtà locali”. 

Quando si parla di civismo generalmente ci si chiede se sia un civismo più vicino alla destra o un civismo più vicino alla sinistra, ma  esiste un civismo puro?

“Allora questa domanda è interessante perché ha già storicamente una risposta.
Il civismo puro in realtà è una semplificazione, perché nella mia convinzione non esiste. Amministrare è politica, cioè qualsiasi atto amministrativo rivela una idea di città, un’idea di uomo, Il problema invece è un altro, il problema è se appunto il civismo è vissuto come uno spazio in cui idee, identificazioni si danno una struttura e  sono a servizio esclusivo della città, senza essere appunto luoghi di camuffamento di personale politico”.

Questo accordo che avete fatto senza partiti strutturati in amministrazione è legato ad una situazione peculiare del comune capoluogo oppure è un approccio generale che avete come Ragusa prossima?

“In linea generale il nostro civismo è aperto ai partiti, nel senso che pensiamo che i partiti sono a livello locale un soggetto con cui interloquire, ma dipende appunto da tante cose perché come civismo abbiamo intanto il dovere di coltivare uno spazio civico da offrire alla città, uno spazio con opzioni diverse dai partiti”.

Certo, il civismo ha degli aspetti indubbiamente positivi, però in una situazione in cui i  legami con gli enti di riferimento superiori, Provincia, Regione, Stato, Comunità Europea, molte  volte sono veicolati dai rapporti interni dei partiti, come si fa ad affrontare questo percorso?

“Questo è realmente un problema, perché abbiamo visto spesse volte, nella breve esperienza, che i canali non sono troppo aperti quando non si hanno appunto dei canali partitici. Penso, però, che anche questo sia un elemento che il civismo può affrontare, nel senso che, in fondo, se un’istanza  viene da un ente locale, i soggetti superiori devono rapportarsi giustamente a quell’istanza  in quanto istituzione”.

Quello che descrive è un mondo ideale….

“Lo so, è anche un modo attraverso il quale spingere le istituzioni a essere istituzioni, a essere governo e non a essere un partito che occupa un governo. Chiaramente c’è un elemento di utopia in questo, però se ci appiattiamo sul pragmatismo è chiaro che non creiamo nessuna condizione per tentare di rinnovare la politica e la politica ha bisogno di rinnovamento, altrimenti vedremo la partecipazione scendere sempre più  e quindi qualche cosa bisogna farla”.

Il percorso è molto accidentato, quindi buona fortuna…

Peppe Privitera

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