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La verità sul cimitero di Modica: loculi chiusi, circoli fantasma e misteriosi accordi (Video)

Dietro le transenne e i loculi chiusi del cimitero di Modica si nasconde una storia lunga decenni, fatta di associazioni fantasma, donazioni lampo e un Comune che sembra sempre esitante a intervenire. Migliaia di famiglie ancora oggi non sanno chi possa davvero decidere sul destino dei loro cari.

Con l’avvicinarsi della Commemorazione dei Defunti, il cimitero di Modica torna a mostrare le sue crepe — letteralmente e figurativamente. Loculi chiusi, edifici inagibili e accesso negato ai cittadini: una vicenda che si ripete da decenni e che nessuna amministrazione sembra risolvere.
Per ricostruire l’intera storia, abbiamo raccolto le dichiarazioni di Meno Rosa, ex assessore ai Servizi cimiteriali, che ha seguito in prima persona l’evolversi degli eventi. Il quadro è stato completato grazie al lavoro di ricostruzione dettagliato dai due avvocati Mauro e Placenti, che hanno analizzato documenti e procedimenti, mettendo in luce anomalie e responsabilità rimaste finora nell’ombra.

Dalle origini al business dei loculi

Negli anni 1968 e 1969, con delibere comunali, il Circolo G. Di Vittorio ottenne la concessione di costruire tre edifici funerari, comprendenti circa 4.500 loculi. Si trattava di una concessione riconosciuta dall’Ente municipale per un lasso temporale simbolico di 99 anni. In teoria, i loculi erano destinati ai soci, ai loro coniugi e ai figli minori o disabili. Ma presto il Circolo iniziò a cederli a chiunque fosse disposto a pagare, trasformando un servizio simbolico in un vero e proprio business.
Molti soci, così, pagarono due volte: con le quote associative e con il costo diretto dei loculi. E nel frattempo, il Comune non esercitava alcun controllo pubblico, né verificava l’assegnazione dei loculi o la gestione finanziaria del Circolo.

La chiusura “fantasma” del Circolo

Il punto più controverso arriva nel 2013, quando il presidente Innocenzo Roccasalva annuncia lo scioglimento del Circolo con una semplice comunicazione informale. Nessuna firma notarile, nessun liquidatore nominato, nessun bilancio di chiusura: una chiusura che non segue le regole minime previste per enti associativi o cooperative.

Meno Rosa si sofferma a far notare che la procedura adottata per la chiusura del Circolo Di Vittorio appare del tutto anomala: “Non esistono atti amministrativi che ne documentino il percorso. Chiudere un Circolo per presunta mancanza di soci, senza nemmeno tentare di reclutare nuovi membri tra le migliaia di famiglie coinvolte, risulta estremamente insolito e difficile da gi0ustificare”. L’ex assessore evidenzia inoltre che il Comune non ha mai chiesto chiarimenti o documentazione formale, accettando di fatto una chiusura “fantasma” senza alcuna verifica.

Delibera di scioglimento inspiegabilmente accolta senza altre domande. “Il mancato intervento negli anni del Potere Sostitutivo in danno – ha affermato Meno Rosa – da parte dei Sindaci appare strano e ingiustificabile”. Nel corso degli anni, infatti, né durante le amministrazioni Abbate né sotto quella attuale di Monisteri, il Comune è mai intervenuto applicando il potere sostitutivo in danno dell’Associazione, come previsto nei casi di concessione di beni pubblici. Nessun atto concreto, nessuna diffida, nessuna manutenzione eseguita “in danno” dei responsabili, né di Roccasalva né — eventualmente — dei suoi eredi.

Un atteggiamento che solleva più di un interrogativo: perché tanta prudenza? In questo caso non si può certo parlare di mancanza di fondi, né di ostacoli tecnici. Lo stesso Meno Rosa ha dichiarato alla nostra testata: “La vicenda della mancata messa in sicurezza dei loculi da parte delle Amministrazioni succedute negli anni, giustificata dall’intervenuta sofferenza finanziaria del Comune (dissesto), non ha alcuna base amministrativa, in quanto per la ‘Salvaguardia della Pubblica Incolumità’ non possono esistere problemi di finanziamento… per non parlare poi dell’affermazione assurda di qualche amministratore che recita: ‘Non possiamo intervenire perché trattasi di proprietà privata’”.

Sembra piuttosto che l’amministrazione tema di esporsi, mostrando una certa remora a intervenire su un terreno scivoloso, dove ogni decisione potrebbe spostare equilibri delicati o mettere in discussione accordi del passato.

Il palazzo donato e la continuità dei loculi

Subito dopo l’annuncio di scioglimento del Circolo, nel 2014, Innocenzo Roccasalva (detto Enzo) procede con una mossa rapida e controversa: la donazione alla CGIL del palazzo storico del Circolo, a Modica Alta — oggi sede dell’Auser. Un passaggio lampo che non è sfuggito agli osservatori più attenti.
Secondo lo statuto, la CGIL avrebbe comunque ereditato il patrimonio del Circolo in caso di scioglimento, ma resta la domanda: perché tanta fretta nel trasferire la sede, mentre i colombari venivano lasciati al degrado e all’abbandono? Fonti vicine alla vicenda suggeriscono che la mossa possa essere stata fatta per proteggere il bene da eventuali azioni proprio del Comune.

Nonostante la chiusura formale del Circolo, l’associazione ha continuato ad assegnare loculi: una donna, ad esempio, ha recentemente acquistato due loculi per circa 3.000 euro da un Circolo che nei fatti non esiste più. La gestione rimane così opaca, e i cittadini non sanno chi abbia diritto alla sepoltura nei loculi Di Vittorio.

Project financing e aumento dei costi

Nel 2012 il Comune affida i servizi cimiteriali alla Servizi Cimiteriali Modica Srl del Gruppo Zaccaria, con un project financing da 16 milioni di euro. Rosa mette in guardia: la gestione privata porta speculazione, con aumento dei costi per i cittadini. I privati costruiscono e gestiscono i servizi, non partono dalla manutenzione ordinaria. In un settore delicato come quello cimiteriale, questo crea problemi concreti di accessibilità e sostenibilità economica. Rosa aveva intuito correttamente, e presto ne capiremo il motivo.

Transenne e pericoli reali

Tra il 2018 e il 2021, il Comune inizia a transennare una delle edicole Di Vittorio, ritenuta pericolante. Durante le feste comandate la struttura è parzialmente accessibile, ma la transenna non garantisce la sicurezza: un edificio di quattro piani non può essere contenuto in due metri lineari di barriera.

Nel 2021 il Comune emette due provvedimenti:

  • Nota del Genio Civile (20/05/2021) che segnala la precarietà strutturale;
  • Ordinanza urgente del sindaco Abbate (07/06/2021) che chiude l’edicola e transenna il viale S. Massimo.

Eppure, ogni anno, l’accesso viene consentito solo nei giorni di commemorazione. Ci si chiede: se la struttura è inagibile, come si giustifica questa apertura parziale?

Accesso agli atti, Roccasalva e Comune: il muro di omertà

Dopo un complicato accesso agli atti, le avvocate Mauro e Placenti scoprono che il Comune non possiede quasi nessuna documentazione utile per capire chi sia sepolto nell’Edicola Di Vittorio o chi vi abbia diritto. Nessun controllo pubblico è mai stato esercitato, nonostante il coinvolgimento di beni pubblici e diritti dei cittadini.

Con l’insediamento della nuova amministrazione Monisteri, le avvocate ottengono incontri con la Sindaca e l’Assessore Saro Viola. La Sindaca, secondo i legali, appare favorevole, Viola scettico. Il giorno dopo emerge che Viola ha contattato direttamente Roccasalva e l’ex segretario della CGIL di Modica.

Lo statuto prevede infatti che, estinto il PCI, la CGIL subentrasse nel patrimonio e nelle responsabilità. Ma forse spaventati dalla mole di responsabilità cui rischiano di andare incontro, i soggetti decidono di affidare la gestione proprio alla SCM Srl, società privata che già detiene l’esclusiva sulle nuove tumulazioni e sull’espansione del cimitero. Un conflitto d’interessi evidente: la società guadagna dai nuovi loculi, non dalla ristrutturazione delle vecchie edicole. Non sorprende, allora, che guadagni terreno la proposta di edificare ex novo, invece di intervenire per recuperare e mettere in sicurezza ciò che già c’è.

Nel frattempo, dal 2022, la SCM S.r.l. si rifiuta per “motivi di sicurezza” di procedere alle tumulazioni e le estumulazioni da e verso i loculi del Circolo Di Vittorio. Nei 1.500 loculi transennati non è più possibile effettuare tumulazioni, pur avendone diritto. Questo costringe le famiglie, se economicamente in grado, ad acquistare nuovi loculi dalla ditta privata che rifiuta di tumulare nelle vecchie edicole. Alcuni cittadini, per riunirsi ai propri cari già sepolti nello stesso edificio, hanno già acquistato più di un loculo nuovo dalla SCM Srl.

Le soluzioni proposte e bloccate

Nel marzo 2024, le avvocate propongono un sopralluogo tecnico e un intervento in due fasi:

  1. Messa in sicurezza per ripristinare tumulazioni ed estumulazioni;
  2. Ristrutturazione completa a carico di una nuova associazione dei parenti dei defunti, da riconoscere come concessionario.

Quando chiedono planimetrie e registri dei soci, il Comune blocca nuovamente tutto. Nel corso del 2024, Roccasalva presenta una delibera di scioglimento: priva di valore legale, senza firma notarile o liquidatori. Secondo le avvocate, si tratta di un tentativo maldestro di lavarsi le mani dalle responsabilità, in evidente violazione delle regole stabilite dallo statuto del Circolo. Di questo presunto documento sembra non esistere alcuna traccia ufficiale: Roccasalva non lo avrebbe mai consegnato, e qualcuno giura che non sia mai stato redatto.

Nel frattempo, Roccasalva ha agito come liquidatore solo per gestire il patrimonio attivo dell’associazione, donando nel 2014 alla CGIL il palazzo nobiliare sede legale. Alla richiesta di chiarimenti, avrebbe liquidato la questione con la frase: “Lì è come un condominio, se ne facciano carico direttamente i cittadini coinvolti.”
Ma si tratta degli stessi cittadini che per anni hanno finanziato il Circolo attraverso quote associative, donazioni e contributi vari. Soldi di cui oggi non si conosce il destino, ma che certamente non sono stati impiegati per la manutenzione delle edicole funerarie.

60 famiglie e la sfida per i loculi dimenticati

Dal 2022, circa 60 famiglie, guidate dal Prof. Piergiorgio Barone, cercano di ottenere interventi concreti. Propongono una nuova associazione dei parenti per raccogliere fondi e gestire la manutenzione, ma trovano muri burocratici: registri non accessibili, contatti limitati, rifiuto di collaborazione da parte del Comune.
Barone e l’ex consigliere Marcello Medica ottengono promesse dall’Assessore Viola nel 2025, ma a ottobre nessuna soluzione è stata realizzata.

Le tre possibili soluzioni ad oggi

Il problema resta irrisolto e le opzioni disponibili sono limitate e tutte problematiche:

  1. Manutenzione con potere sostitutivo in danno del Circolo: il Comune potrebbe eseguire direttamente i lavori necessari, rifacendosi sull’Associazione Di Vittorio o sui suoi eredi. La soluzione più completa e in linea con le norme, perché garantirebbe sicurezza ai cittadini senza gravare economicamente sulle famiglie dei defunti. Tuttavia, sembra che questa strada non venga percorsa dall’amministrazione.
  2. Rischio crollo: si dovrà forse attendere un cedimento strutturale per avviare i lavori di messa in sicurezza?
  3. Intervento della Magistratura: l’unica soluzione che potrebbe davvero imporre ordine, chiarezza e responsabilità, ma che comporterebbe tempi lunghi e incertezze sulle conseguenze per le parti coinvolte.

La vicenda dell’Edicola funeraria del Circolo G. Di Vittorio a Modica non è solo una storia di loculi chiusi e transenne pericolanti: è il riflesso di anni di gestione superficiale, di responsabilità sfuggite e di diritti dei cittadini calpestati. Tra donazioni di palazzi, chiusure formali mai completate, assegnazioni di loculi ancora in corso e un Comune che sembra esitante a intervenire in danno agli ex gestori, emerge un quadro complesso e inquietante.

Di seguito l’intervista all’ex assessore ai Servizi cimiteriali di Modica, Meno Rosa, che commenta la vicenda dell’Edicola funeraria del Circolo G. Di Vittorio, soffermandosi su tre punti chiave: la chiusura anomala del Circolo, il mancato intervento del Comune e la mancata messa in sicurezza dei loculi.

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