Tre siti su 5 sono chiusi. Se Ragusa piange, Modica non ride
“Il sistema culturale siciliano genera un giro d’affari diretto, indiretto e indotto stimato in oltre 350 milioni di Euro, con un moltiplicatore economico pari a 2,4: per ogni Euro speso nel comparto culturale siciliano se ne attivano 1,4 addizionali nell’economia.
Il settore, inoltre, sostiene complessivamente oltre 14.000 occupati equivalenti a tempo pieno, a conferma del suo potenziale come motore di sviluppo e coesione sociale.
Nonostante la crescita del +40,8% del Valore Aggiunto del comparto culturale siciliano nell’ultimo decennio, il contributo della cultura all’economia complessiva regionale resta ancora limitato (circa il 3,7% del totale), segnalando ampi margini di miglioramento”. (Fonte THEA Group).
Nei primi sei mesi del 2024, i siti culturali siciliani hanno registrato un successo straordinario in termini di affluenza e incasso, rispetto allo stesso periodo del 2023, superando i 2 milioni di visitatori.

Analizzando i luoghi maggiormente visitati, si registra che la Valle dei Templi di Agrigento, nei primi sei mesi dell’anno, ha raggiunto 489.122 ingressi con un incasso di 3,8 milioni di euro. Il 9,27% di visite in più rispetto al 2023 e un incremento del 31% sugli incassi.
Nei primi sei mesi del 2024 nei tre siti del Parco archeologico Naxos Taormina (Teatro antico, museo e area archeologica di Naxos e Isola Bella) si registrano complessivamente 534.818 visitatori, con una crescita del 14% rispetto al semestre analogo del 2023. Solo il Teatro antico, nel semestre in questione, ha accolto 479.878 visitatori incassando al botteghino ben 4,37 milioni di euro.
Il chiostro benedettino del Duomo di Monreale, parte del percorso Unesco, con i suoi 153.172 visitatori segna un incremento dell’1,24 % e un incasso derivante dai biglietti che sfiora i 900 mila euro.
Numeri importanti anche per il Parco della Neapolis di Siracusa che nei primi sei mesi del 2024 ha registrato 353.318 visitatori, a fronte di un incasso che passa da 2,58 milioni a 3,31 milioni di euro (+28,08%).
Si tenga conto, a riguardo, che la fruizione dei siti culturali regionali si concentra prevalentemente nei siti archeologici. Questi accolgono oltre l’80% del flusso complessivo di visitatori annualmente registrato dai 122 siti regionali, mentre la partecipazione culturale dei residenti è solo del 23% dei visitatori.
Fruizione disomogenea
C’è una fruizione disomogenea dei luoghi culturali e la provincia di Ragusa sembra addirittura assente nei report che riguardano il flusso di visitatori.
Eppure è parte del percorso Unesco del Barocco ed ha aree di interesse archeologico non secondarie rispetto agli altri.
Dagli unici dati disponibili pubblicati dalla Regione Siciliana, che tra l’altro si fermano al 2021, sulla fruizione dei beni culturali nell’Isola, la provincia di Ragusa fa registrare un totale complessivo di visitatori di 8.073 nel 2021, con un aumento del 74,1 % rispetto al 2020. Gli incassi del 2021 ammontano a 24.739 euro, con un aumento del 73,69% rispetto al 2020.

Le percentuali possono trarre in inganno perché i numeri assoluti sono bassissimi, a causa anche del fatto che tre siti su cinque sono chiusi al pubblico.
Uno dei componenti, se non il principale, dei visitatori dei siti culturali è quello legato in maniera diretta alle presenze turistiche. E’ il turista che, nell’intervallo fra mare e gastronomia, si reca a visitare le località, i siti che compongono il sistema culturale di un territorio.
Alle difficoltà di gestione dei parchi archeologici e dei musei ragusani, già precedentemente individuati, si aggiunge quindi il calo delle presenze turistiche.
La provincia di Ragusa, nel periodo gennaio-settembre di quest’anno, ha avuto un calo negli arrivi e nelle presenze turistiche sia rispetto all’anno precedente che in rapporto al 2023.
I numeri parlano chiaro: la provincia iblea ha visto diminuire gli arrivi dell’11,8% rispetto al 2023 e del 17,3% rispetto al 2024. Non va meglio per le presenze: una diminuzione del 3,5% in raffronto al 2023 e del 14% rispetto al 2024.

La tendenza, non è a macchia di leopardo ma diffusa unanimemente in tutte le realtà. Non va meglio, infatti, in nessuno dei comuni più rappresentativi turisticamente della provincia: Ragusa, Modica, Scicli e Pozzallo.
Il comune capoluogo ha un calo del 19% negli arrivi rispetto al 2023 e del 18,5% in rapporto al 2024. Non va meglio con la presenze, con l’eccezione di un piccolo dato positivo rispetto al 2023 – più 7% – ma si allinea alla tendenza in rapporto al 2024 con un 7% negativo.
Continuando la rassegna dei comuni turisticamente rilevanti, se Ragusa piange Modica non ride.
La città della Contea segna un pareggio negli arrivi in rapporto al 2023 ma subisce un calo del 3,1% rispetto all’anno successivo. I numeri delle presenze poi sono ancora di più in flessione: meno 17,6% rispetto al 2023 e meno 21% rispetto al 2024.
Facendo tappa a Scicli la situazione non migliora: gli arrivi sono in calo del 4% rispetto al 2023 e addirittura riporta un segno negativo del 30% rispetto al 2024. Non migliora neppure nelle presenze: meno 3,4% rispetto al 2023 e addirittura segna un meno 28,3% rispetto al 2024.
Infine, l’unico comune marinaro della provincia di Ragusa subisce una contrazione negli arrivi del 6,7% rispetto al 2023 e del 20,8% rispetto al 2024. Peggiore addirittura e la situazione delle presenze: meno 11,8% rispetto al 2023 e meno 27,6% rispetto al 2024.
Siamo, quindi, in presenza di un calo strutturale e non occasionale – legato a fatti contingenti particolari – che bisogna tamponare nell’immediato, in attesa di una politica turistica nuova e più efficace, magari con un aumento consistente degli investimenti nel settore da parte della Regione Siciliana che, al momento, destina solo lo 0,3% della spesa pubblica ai beni cultuali.
Peppe Privitera







