Tribunale di Modica: progetto, sprechi e petizione fallita. Cosa è davvero accaduto?

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Nel 2021 è stata lanciata su Change.org una petizione per chiedere la riapertua del Tribunale di Modica, chiuso ormai da più di un decennio. L’iniziativa, promossa dal Comitato Pro Tribunale, mirava a sostenere una mobilitazione territoriale per il riutilizzo del moderno Palazzo di Giustizia modicano, oggi ancora inutilizato, al servizio dell’attività giudiziaria della provincia di Ragusa.

Tuttavia, a distanza di anni, il risultato è deludente: meno di 600 firme raccolte. Un numero simbolico, ma che racconta molto sul disincanto e la sfiducia di un terriorio che sembra aver ormai archiviato questa battaglia.

Un appello rimasto inascoltato

La petizione su Change.org chiedeva di destinare il Palazzo di Giustizia di Modica, costato oltre 11 milioni di euro, al servizio del Tribunale di Ragusa, per alleggerirne l’attività e migliorare l’efficenza dei servizi giudiziari. Una proposta di buon senso, che avrebbe valorizzato un’infrastruttura moderna e funzionale, oggi chiusa, a fronte di un tribunale ragusano insufficente, sovraccarico e in parte inadeguato alle esigenze del territorio ibleo.

Nonostante la fondatezza delle richieste, l’appello del Comitato è rimasto sostanzialmente inascoltato. Il mancato coinvolgimento della politica locale e la scarsa partecipazione popolare hanno reso questa iniziativa più un atto di testimonianza che una reale spinta per il cambiamento. Le 600 firme raccolte sono il segnale di una comunità che, pur riconoscendo l’ingiustizia della chiusura, non crede più nella possibilità di invertire la rotta.

La chiusura del Tribunale di Modica

Il Tribunale di Modica è stato soppresso nel dicembre 2012 nell’ambito della riforma della geografia giudiziaria, parte della “spending review” che portò alla chiusura di 31 tribunali minori in tutta Italia, con l’obiettivo di razionalizare il sistema e ridurre i costi. In realtà, nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto: la giustizia italiana è diventata più lenta e più costosa.

A meno di nove anni dall’inaugurazione del nuovo Palazzo di Giustizia, avvenuta nel 2004, tutto è stato smantellato. Gli uffici e il personale sono stati trasferiti a Ragusa, dove si sono ritrovati, a detta del Comitato, in locali inaduegati e affollati, con fascicoli stipati nei corridoi e carenze strutturali evidenti. Paradossalmente, mentre il moderno palazzo di Modica restava chiuso, lo Stato ha speso centinaia di migliaia di euro per affittare altri locali a Ragusa. Uno spreco certificato e denunciato più volte anche dal Comitato Pro Tribunale, senza risultati concreti.

Il decreto di chiusura, ufficializzato nel febbraio 2013, è stato impugnato dall’Ordine degli Avvocati di Modica, ma il ricorso al CGA è stato respinto, confermando la soppressione. A distanza di dodici anni, il comitato continua a segnalare l’assurdità di questa decisione e la mancanza di coraggio politico dei rappresentanti iblei nel difendere una struttura costata milioni di euro e oggi completamente inutilizata.

Petizioni online: davvero utili?

È importante chiarire che una petizione su Change.org, per quanto nobile nelle intenzioni, non ha alcun valore giuridico. Le firme raccolte online servono soltanto a sensibilizare l’opinione pubblica, ma non obbligano in alcun modo il Governo o il Parlamento a prendere provvedimenti. Sono strumenti utili a “smuovere le coscienze”, ma nulla più.

Per incidere realmente sul piano legislativo e amministrativo esistono altri strumenti previsti dalla legge italiana. La petizione al Parlamento può essere presentata anche da un solo cittadino e viene esaminata dalle commissioni competenti. Tuttavia, non vincola il Parlamento a legiferare. Le petizioni locali possono invece essere indirizzate a Regioni o Comuni per chiedere mozioni o deliberazioni, ma non hanno potere sulle competenze statali del Ministero della Giustizia. Infine l’iniziativa legislativa popolare richiede almeno 50.000 firme autenticate su moduli vidimati e depositati in Cassazione. È l’unico mezzo con cui i cittadini possono proporre direttamente una legge, obbligando il Parlamento a discuterla.

    In altre parole, se davvero si vuole riaprire il Tribunale di Modica, non bastano poche centinaia di firme digitali. Serve una vera iniziativa legislativa popolare, sostenuta da cittadini, avvocati e amministratori, con firme reali e con una strategia politica dietro. Solo così si può tentare di trasfomare una petizione simbolica in un atto politico concreto.

    Oggi, invece, la realtà è che la petizione online sulla riapertura del Tribunale di Modica, ferma a meno di 600 adesioni, rischia di restare l’ennesima testimonianza di una battaglia giusta, ma ormai dimenticata.

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