A Modica commemorare i defunti da 13 anni, per migliaia di cittadini, è possibile solo a metà

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( di Piergiorgio Barone) Fra meno di un mese ricorre la Commemorazione dei Defunti. Il prossimo 2 novembre sarà per il tredicesimo anno che migliaia di cittadini non potranno portare un fiore davanti alla tomba dei loro cari in altrettante migliaia di loculi al Cimitero monumentale di Modica.

Tante cooperative di edicole funerarie rimangono inaccessibili al pubblico per lunghi periodi dell’anno ed aprono di tanto in tanto, mentre altre migliaia sono definitivamente transennate e rese inaccessibili per pericolo di crollo.


Il mio impegno personale da 13 anni a questa parte è stato quello di battermi assieme a centinaia di altri cittadini soprattutto per i loculi della Cooperativa Funeraria Di Vittorio.

I parenti dei defunti lì inumati, viste le transennature totali di ingressi principali e laterali, ci siamo organizzati per la raccolta di firme che, in centinaia ed in più occasioni, abbiamo presentato all’ex sindaco di Modica, Ignazio Abbate e successivamente alla Commissaria Straordinaria Ficano e quindi all’attuale Sindaco Maria Monisteri.

Tutti hanno promesso

Tutti hanno promesso un interessamento. In particolare, si è giunti con Abbate addirittura a chiedere all’Ufficio Tecnico di fare un preventivo di spesa, per mettere in scurezza tutti i loculi della Di Vittorio, a rischio di crollo da più tempo. Tutto ciò è accaduto perché la Società Cooperativa Di Vittorio, con presidente Enzo Roccasalva,anni fa ha chiuso i battenti e chi si è visto, si è visto.

I costruttori, a suo tempo, hanno miseramente e vergognosamente fatto cassa, capitalizzato enormemente con la vendita dei loculi, ma nulla venne messo da parte per interventi ordinari e straordinari. E ciò anche con buona pace e tranquillità degli assessori comunali al ramo che, dagli anni Sessanta al primo decennio del Duemila, avrebbero dovuto controllare.

L’unico intervento, tra l’altro chiesto da me e controfirmato da decine di altri familiari, è stato quello del Genio Civile di Ragusa, che ha intimato al Comune di Modica il transennamento che tuttavia è stato fatto in modo assolutamente ridicolo. Infatti,“con oculatezza e grande scienza” l’Ufficio Tecnico ha transennato solo un metro appena del viale San Massimo e ciò per non far lamentare e permettere ai familiari dei parenti del lato sinistro dello stesso viale di poter accedere alle tombe dei loro cari. Poco più di un metro, come se le strutture cementizie della Di Vittorio, alta quasi venti metri, cedendo, si potessero depositare “ordinatamente” in quel metro di spazio, lasciando indenni eventuali passanti!

Il silenzio di due Sindaci

I due sindaci non hanno mai concretamente risposto. In particolare, Abbate in quasi dieci anni di mandato non ha voluto premeditatamente rispondere, incontrare neanche i cittadini che lo avevano richiesto per consigli, pareri.

Quasi due anni fa sembrava che una soluzione potesse giungere da un incontro con la sindaca Monisteri e l’assessore al ramo Saro Viola. Infatti, la ditta Zaccaria che gestisce il cimitero nuovo pareva essere intenzionata a costruire alle spalle della Di Vittorio ed invece di pagare il dovuto per l’acquisizione del lotto di suolo, sarebbe intervenuta tecnicamente a mettere in sicurezza la vecchia e cadente struttura. I familiari non solo attendiamo da due anni, ma nessuno sa che fine abbia fatto questa proposta. Tutti in silenzio, vergognoso ed interessato.

Sappiamo che dovremmo essere i proprietari dei loculi ed i loro parenti ad intervenire economicamente per questo recupero straordinario, e a tal fine abbiamo chiesto e chiediamo l’intervento del sindaco e dell’assessore al ramo in quanto nessuno dei parenti può chiaramente avere contezza di chi siano i proprietari dei loculi.

In modo grave, e certamente non trasparente, l’ex presidente della cooperativa Di Vittorio, contattato anche tramite i legali dei proprietari e parenti, nega il possesso o una copia fotostatica dei registri, con scuse sibilline etroppo infelici: una volta dice di averli consegnati al Comune, un’altra volta alla Guardia di Finanza (mi chiedo cosa c’entra la Guardia di Finanza? Odore di imbrogli? E forse non è accaduto che alcuni loculi al cimitero non siano stati venduti a dueo più persone e che talvoltamorto un proprietario al momento della inumazione il loculo sia stato trovato già trovato utilizzato da altri?).

L’impossibilità di risalire a 4.000 proprietari

Se non si conoscono i proprietari, se non si è in possesso dei registri, come fare a mettere insieme 4 mila possessori o parenti di loculi che con 50/100 € ciascuno avrebbero risolto il problema? Perché l’assessore o il sindaco non è il grado di “mettere in riga” l’ex presidente Roccasalva?

Noi chiediamo l’intervento del sindaco perché sappiamo che può intervenire come previsto dall’art. 63 del D.P.R. n. 285/1990, nel senso che, per le sepolture abbandonate e che versino in stato di degrado, sia obbligo del Comune di segnalare tale situazione di pericolo al concessionario (cioè al presidente, ora uscente Roccasalva) e, in caso di irreperibilità o inadempimento di questi, perché la Cooperativa ha chiuso i battenti, procedere alla pronunzia di decadenza della concessione per inadempienza, all’esecuzione dei lavori in danno e, successivamente, all’acquisizione d’imperio al patrimonio dell’ente delle tombe abbandonate e all’addebito pro quota del costo dei lavori di manutenzione e messa in sicurezza agli eredi dei defunti sepolti in loculi non abbandonati.

Questa è la legge che nessun sindaco, Ignazio Abbate e Maria  Monisteri, ha voluto applicare. Ciò perché la logica politica dei due sindaci non trarrebbe vantaggio elettorale: i morti, i defunti non votano e la quasi totalità dei parenti dei defunti – permettetemi lo sfogo – non hanno a cuore i loro cari. La spesa di circa 180/200 mila euro, per questi due personaggi che si fanno chiamare “primi cittadini” (!!!) è possibile in un anno tirarla fuori per luminarie, canti, suoni, balli e cioccolato, ma non per dare, restituire dignità ai nostri defunti.

Non solo, ma vista l’enfasi con cui si continua a costruire e a benedire nel cimitero nuovo, e a costruire perfino una nuova cappella, avevamo chiesto al Vescovo Mons. Salvatore Rumeo, di “interessarsi” proprio per la “pietas” che i vivi ed in particolare i cattolici dobbiamo ai nostri defunti, prima che finisca come è accaduto al Cimitero di Camogli, Poggioreale ed in altre parti d’Italia, col crollo delle bare da decine di metri di altezza ed una obbrobriosa offesa alle salme.Promesse, attese di incontri… Probabile, invece che si aspetti, come sta già in parte avvenendo, che molti dei familiari traslino le salme dei loro cari nel cimitero nuovo: comodo e redditizio business per la Ditta Zaccaria SCM.

In sette mesi di attesa, anche con l’interessamento di mons. Rumeo, non è accaduto nulla, non abbiamo risposte, non sappiamo cosa il Vescovo abbia fatto per i promessi incontri con la sindaca, l’assessore, il prefetto.

E fra tre settimane certo troveremo ancora tutto transennato.

Piergiorgio Barone

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