Modica, chiude la storica macelleria Alfano. Era aperta dal 1919 e gestita da tre generazioni

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Chiude dopo più di 100 anni la storica macelleria Alfano a Modica Alta in Corso Regina Elena a due passi da Piazza Santa Teresa. 

A comunicarlo il titolare, Giorgio, figlio di Mario Alfano e nipote di Giovanni che fu colui che avviò l’attività nel 1919. 

Giorgio, subito dopo il diploma, andò a lavorare con il papà e poi dopo qualche anno rilevò l’attività cambiando anche sede rispetto alla storica macelleria ma solo di qualche numero civico. 

L’attuale sede in Corso Regina Elena a Modica Alta a pochi passi dalla storica sede
La storica sede della Macelleria Alfano in Corso Regina Elena a Modica Alta

L’unica cosa che rimase del vecchio locale e che Giorgio portò con sé fu questo quadro che era in macelleria da quando il nonno Giovanni avviò l’attività.

Come dicevamo Giorgio, pur spostandosi di qualche numero civico, rimase nel quartiere quello dove il nonno Giovanni che chiamavano “u sittinu” perché nato di sette mesi in una famiglia numerosa, aveva dato il via all’attività insieme alla moglie Giovanna.

Nella foto il nonno Giovanni conosciuto come “u sittinu” con la moglie Giovanna

Poi, verso la fine degli anni 50, subentrò il figlio Mario, che dopo essere tornato dal Venezuela, dove aveva continuato a fare il macellaio, prese in mano l’attività di famiglia insieme alla moglie Maria. 

Nella foto Don Mario Alfano, papà di Giorgio

“Le donne-ci spiega Giorgio-sono sempre state parte integrante dell’attività di famiglia. Erano loro che gestivano la macelleria e i rapporti con i clienti quando gli uomini andavano a macellare. Un tempo infatti erano gli stessi macellai ad occuparsi di questa fase che oggi magari viene affidata a figure specifiche. Lo stesso poi avvenne alcuni anni fa quando anche mia moglie Adriana decise di affiancarmi nel lavoro.”

Non ho conosciuto nonna Giovanna ma chi lo ha fatto racconta fosse un tipo tosto. Io invece ricordo, la signora Maria, mamma di Giorgio, così gentile e dolce con i capelli sempre legati con un tuppo che oggi chiamiamo chignon, e quel ricordo rimane scolpito nella memoria di chi ha frequentato da sempre questa macelleria che è parte della storia di tutti noi. Quante volte da bambina stringendo la mano di mio nonno sono andata in macelleria per acquistare la carne sopratutto per il pranzo della domenica? Guardavo dal bancone queste due figure che si muovevano all’unisono e che comunque incutevano un po’ di timore soprattutto quando avevano in mano gli strumenti del mestiere. Non solo un tempo si usava tenere la carne appesa ben in vista nella macelleria e anche questo è un ricordo che portò di me bambina che a quella vista stringeva ancora più forte la mano del nonno.

Poi quando Don Mario decise di non lavorare più questa era l’immagine che si aveva di lui quando si arrivava in macelleria, seduto fuori che accoglieva i suoi clienti spesso in compagnia di qualche amico. Perché la macelleria era la sua casa.

Un ricordo personale per dire che ci sono luoghi che fanno parte della storia di un quartiere e vederli chiudere è triste perché è come se si chiudesse per sempre una parte della propria vita. 

Il figlio Giorgio, che ha gestito l’attività per 23 anni ha comunicato la decisione con queste parole:

“Salve a tutti volevo comunicare che oggi la macelleria cesserà l’attività e ci tenevo a ringraziare tutti coloro che, in questi anni, mi avete dato l’onore di essere sulle loro tavole. Sono stati 23 anni, se contiamo solo l’ ultima gestione, di cui io e la mia famiglia conserveremo un ricordo meraviglioso. Si perché  ognuno di voi non è stato mai solo un semplice cliente. Per questo porterò sempre il caro ricordo di ognuno di voi con la consapevolezza di avervi sempre servito al meglio delle mie capacità. Grazie di cuore. Un affettuoso abbraccio a tutti Giorgio Alfano”

Dalle parole forse non si evince ma quando abbiamo parlato con Giorgio stentava a trattenere le lacrime. “Oggi è stata una giornata dura-ci racconta Giorgio- sono state tante le persone che sono passate a salutarmi, o che mi hanno chiamato per condividere i ricordi, per ringraziarmi di esserci stato”


Quella di Giorgio non è stata certo una scelta facile ma lo spopolamento dei quartieri porta a queste conseguenze. Questa è l’ennesima attività che chiude in questa zona, ha chiuso lo storico barbiere, il tabacchino, il bar, si ipotizza la chiusura della scuola. Eppure si continua ad ignorare una situazione che porterà pian piano alla morte dei quartieri storici della città a vantaggio della zona commerciale. Ma Modica non è la zona commerciale o meglio non è solo quella. Modica è una città fatta di storia e la storia la fanno i quartieri, con le botteghe, con le scuole, con gli artigiani, questo è il nostro patrimonio. Chissà se lo capiremo in tempo oppure saremo costretti a vivere in una città fantasma con le saracinesche abbassate e la paura di uscire la sera.

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