La Politica agricola comune (Pac) del futuro rischia di trasformarsi in un freno anziché in un sostegno per il settore primario.
È l’allarme lanciato da Confcooperative Ragusa, che insieme ai vertici nazionali e regionali della confederazione richiama l’attenzione sui tagli annunciati dall’Unione Europea. Secondo le prime stime, infatti, i fondi destinati ad agricoltura e pesca potrebbero ridursi del 15%, con un danno per l’Italia di oltre 3 miliardi di euro.
“Se questi numeri saranno confermati – avverte Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative – svaniranno decenni di progressi, con ripercussioni pesanti sul tessuto socioeconomico del Paese”.
Rischi concreti per le aziende
Le ricadute non sarebbero solo statistiche. In molte province italiane, e in particolare a Ragusa, si registrano già chiusure e ridimensionamenti di aziende agricole e cooperative, con conseguente perdita di posti di lavoro e impoverimento dell’indotto. “La Pac deve tornare a sostenere chi lavora la terra – dichiara Luca Campisi, presidente di Confcooperative Ragusa – per dare prospettive alle nuove generazioni e alle comunità rurali”.
Oltre alla riduzione della produzione locale e all’abbandono dei terreni, a preoccupare sono anche i rischi per la sicurezza alimentare, con un’Italia sempre più dipendente dalle importazioni, spesso meno controllate e di qualità inferiore.
“Un modello nuovo e partecipativo”
Secondo Nuccia Alboni, vicepresidente di Fedeagripesca Sicilia e componente del consiglio territoriale Confcooperative Ragusa, il modello attuale mostra “evidenti limiti nell’affrontare la transizione ecologica, la digitalizzazione e la resilienza climatica”. La dirigente invoca quindi “una Pac alternativa che metta al centro persone e sostenibilità, valorizzando i modelli cooperativi, capaci di innovare e creare valore condiviso”.
Proprio il mondo cooperativo, sottolinea Campisi, si conferma “pilastro fondamentale per la tenuta dei territori”, grazie alla capacità di fare rete, promuovere filiere corte e resistere meglio alle crisi economiche e climatiche.
La proposta: investire su ricerca e innovazione
Per Confcooperative Ragusa, la strada da seguire è quella di una governance inclusiva, che dia voce agli operatori e alle comunità locali, e di maggiori investimenti in ricerca, formazione e innovazione.
“La Pac del futuro – conclude Campisi – deve essere costruita insieme a chi vive ogni giorno la realtà dei campi e delle aziende. Solo mettendo al centro il capitale umano e la cooperazione potremo costruire un’agricoltura sostenibile, equa e competitiva”.
Un appello che da Ragusa si unisce a quello di tutto il sistema cooperativo nazionale, nella consapevolezza che la sfida della nuova Pac non riguarda solo il mondo agricolo, ma il futuro stesso delle comunità rurali e della sicurezza alimentare del Paese.







