Proseguiamo con l’inchiesta sul Distretto Socio Sanitario n. 45, anche in virtù di una nuova notizia che, se confermata, darebbe ulteriore forza a quanto già scritto sull’argomento.
Pare, infatti, che la Guardia di Finanza abbia compiuto un sequestro di atti negli uffici dell’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Modica – ente capofila – e quindi, si presume che qualche documento afferente il Distretto, sia stato acquisito.
Una problematica che risale nel tempo, che è nota a molti, di cui si discute, ma di difficile soluzione. Noi con la nostra inchiesta non abbiamo fatto altro che mettere il dito dove non dovevamo. Ma appunto perchè sono cose vecchie, abbiamo notato che nessuno se ne occupa e va in profondità.
La chiarezza prima di tutto
Intanto sgombriamo il campo da due particolari: i soldi non ci sono da anni ed oltre ai comuni partner, il primo comune colpito è proprio quello di Modica, per buona pace di chi continua a smentire l’esistenza dei buchi di bilancio e il Dissesto conseguente e i danni che esso ha creato nell’amministrazione di Palazzo San Domenico.
Per onore di verità, infatti, va ribadito con chiarezza quanto già precedentemente affermato: la problematica affrontata nell’inchiesta giornalistica si riferisce al periodo antecedente l’attuale sindacatura, quindi a quello della gestione dell’ex sindaco Abbate.
Nella nota vergata dai primi cittadini di Scicli, Ispica e Pozzallo si parla di “inadempienze e ritardi nell’attuazione degli interventi previsti nei Piani di Zona 2010-2012 e 2018- 2021 e nei relativi Piani di Attuazione Locale (PAL), oltre all’inerzia nell’attivazione dei servizi previsti dai PAC Anziani, nonostante la disponibilità delle risorse”.
Un decreto del 2022, recuperato nel 2024
Infatti, con il Decreto Ministeriale 3788 /PAC del 12 luglio 2022 era stato destinato al Distretto 45 l’importo di euro 511.278,05. La somma però è stata recuperata soltanto nel 2024, grazie all’impegno dell’attuale Sindaco, che ha approntato prima una variazione di bilancio e poi – nelle more della ratifica da parte del Consiglio Comunale – vista l’urgenza ha provveduto ad accertarla ed impegnarla.
Le ricadute della mancata attivazione dei servizi si ripercuotono, per altro, su soggetti deboli, come gli alunni con disabilità gravissima.
Le lamentele nella nota dei primi cittadini di Scicli, Ispica e Pozzallo nei confronti della gestione Abbate del comune capofila, riguardano anche il funzionamento degli organismi distrettuali.
“Le riunioni dell’Ufficio di Piano – affermano Marino, Leontini ed Ammatuna – non si svolgono ad intervalli regolari e spesso sono finalizzate unicamente alla ratifica di decisioni già assunte, senza un effettivo coinvolgimento di tutti i comuni aderenti ed il comune capofila tende ad esercitare un controllo esclusivo sul processo di programmazione e gestione, senza una condivisione delle modalità di destinazione delle risorse dell’intero Distretto, con conseguenti ripercussioni negative sull’equità, efficacia ed uniformità nell’erogazione dei servizi sul territorio”.
“Il Distretto Socio Sanitario rappresenta una delle colonne portanti della coesione sociale e della tutela dei diritti fondamentali delle nostre comunità – proseguono i sindaci nella loro nota – ed è pertanto inaccettabile che inadempienze gestionali, ritardi operativi e squilibri decisionali ne compromettano la funzionalità, arrecando danno soprattutto ai territori più fragili”.
Tradotto in parole povere significa che: non tutti i cittadini del comprensorio gestito dal Distretto 45 hanno avuto uguale trattamento.
Il danno e la beffa per i Comuni partner
Infine, c’è il rischio serio che i comuni danneggiati, presumibilmente, dalla gestione Abbate nei confronti del Distretto 45, subiscano oltre al danno anche la beffa.
Infatti, a causa della mancata ripartizione dei fondi da parte del comune capofila, i sindaci degli altri comuni del Distretto sono stati costretti a ricorrere ad anticipazioni per assicurare servizi essenziali ed improrogabili nell’ambito delle politiche sociali, della non autosufficienza, del “dopo di noi”, della vita indipendente, per le famiglie e per la povertà.
Adesso che i fondi non ripartiti sono entrati a far parte della massa passiva del comune di Modica, si trovano nella condizione di vederseli restituiti con una decurtazione che può andare dal 40% al 60% dell’importo.
Chi dovrà rimpinguare le casse comunali per l’ammontare di questo ammanco?
Ai posteri l’ardua sentenza…o magari qualcuno si sveglia e chiarisce.
Peppe Privitera






