Il bando per la gestione dei rifiuti a Ragusa si avvicina, ma restano aperti nodi cruciali. Legambiente lancia l’allarme: senza risorse adeguate per la comunicazione, il progetto rischia di fallire.
Un’occasione che non può essere sprecata
Ragusa si trova davanti a una fase decisiva: l’affidamento del nuovo appalto rifiuti. Un tema che dovrebbe rappresentare un salto di qualità nella gestione dell’igiene urbana, ma che rischia invece di trasformarsi nell’ennesima occasione mancata. A lasciare perplessi non è tanto l’idea di introdurre sistemi moderni come la tariffazione puntuale, ma la totale assenza di una visione organica e di un piano serio per accompagnare i cittadini in questo cambiamento. Perché senza informazione e sensibilizzazione, nessuna innovazione potrà realmente funzionare.
Le critiche di Legambiente
Il circolo Legambiente di Ragusa, intervenendo sulla questione, non usa mezzi termini: il nuovo bando nasce già con lacune gravi. L’organizzazione ambientalista ricorda come l’attuale gestione, affidata alla ditta Busso e ormai scaduta, abbia mostrato limiti evidenti sul fronte della comunicazione e del coinvolgimento della cittadinanza. Eppure, invece di correggere il tiro, il nuovo bando sembra voler ridurre ulteriormente le risorse dedicate a questo aspetto, passando da 114 mila euro a soli 24 mila euro.
Il rischio di un fallimento annunciato
Introdurre la tariffazione puntuale – il principio europeo “pay as you throw”, paga per quello che butti – è senza dubbio un passo avanti. Tuttavia, come sottolinea Legambiente, senza un serio investimento nella comunicazione e senza un processo partecipato, questa misura rischia di restare lettera morta. Non basta affidare al gestore qualche campagna sporadica: servono progetti strutturati, continui e mirati, in linea con le esperienze virtuose già consolidate in Italia e in Europa.
L’associazione cita anche la delibera ARERA del febbraio 2025, che mette nero su bianco come la tariffazione puntuale debba essere accompagnata da campagne costanti di sensibilizzazione – il cosiddetto modello KAYT, “know as you throw”. Esperienze che hanno dimostrato la necessità di investimenti minimi di 2-3 euro ad abitante all’anno, ben lontani dalle risorse oggi previste dal bando ragusano.
Le risorse ci sono, basta trovarle
Per Legambiente, il problema non è la mancanza di fondi, ma la volontà politica di indirizzarli correttamente. L’associazione individua diverse possibili fonti di copertura: dal trasferimento nei costi generali di parte delle spese del personale impiegatizio (stimando un risparmio di oltre 400 mila euro l’anno), al recupero delle somme non spese per la distribuzione porta a porta dei mastelli, fino al recupero delle penalità dovute dal gestore per il mancato raggiungimento del 75% di raccolta differenziata. Risorse che, se correttamente impiegate, potrebbero finanziare in maniera adeguata la comunicazione ambientale.
Una strategia che non può improvvisare
Gestire un sistema complesso come la tariffazione puntuale richiede competenze, pianificazione e partecipazione attiva dei cittadini. Pensare di affrontare un cambiamento di questa portata senza un piano serio di informazione e senza strumenti di monitoraggio e controllo significa condannare il progetto a un inevitabile fallimento. La sensazione che emerge, conclude Legambiente, è quella di un bando improvvisato, che rischia di mettere a repentaglio non solo la qualità dei servizi, ma anche la fiducia dei cittadini in un modello di gestione più sostenibile ed equo.






