Modica, 50 anni dopo rimpatriata della Beretti la squadra cittadina che arrivò terza in Italia

2–3 minuti

A distanza di quasi 50 anni si sono incontrati in una nota pizzeria modicana per rivivere le emozioni del Modica Calcio anno 75/76 quando l’allora formazione Dante Beretti arrivò terza in tutta Italia.

Questa la formazione che oggi ha inevitabilmente perso qualche pezzo: 

Ferro, Di Giacomo,Guarino, Pisana, Caruso,Scollo, Di Emanuele, D’angelo, Incatasciato, Sig.Scala, Giordano, Cappello, Buscema, Cassibba,Militello, Bernardo, Longhitano, Gurrieri e Rosa.

In squadra anche il prof Domenico Pisana che ha dedicato una poesia all’evento intitolata “LA BERETTI DEGLI ANNI ’70” 

“Con questa poesia-ci spiega Pisana-ho voluto evocare con forza le immagini e le sensazioni di un’epoca passata. Il tono è intimo e riflessivo, ma al tempo stesso pieno di energia e di amore per il gioco.

Mi sono calato in quegli anni con tanta nostalgia; allora non pensavamo alle preoccupazioni del futuro: con il verso “Non c’era il tempo, non c’era il domani” ho voluto sottolineare l’importanza e la totalità che tutti noi attribuivamo a quei momenti vissuti sul campo.

Ho voluto evidenziare anche il legame di noi giocatori e l’identità collettiva cementata dall’esperienza e condivisa con il verso “Siamo i compagni, siamo gli amici stretti”; e questo rapporto andava oltre il semplice gioco; era basato sulla lealtà e su pochi, ma solidi, concetti.

Il calcio era per noi un luogo dove i sogni nascevano e si realizzavano in ogni allenamento. Il fischio dell’arbitro e il coro dei ragazzi sono la colonna sonora di questi nostri ricordi.

Nella poesia ho voluto rimarcare anche il mio ruolo di centrocampista con l’immagine di chi “tesse la trama”; il mio ruolo di centrocampista lo percepivo infatti come il cuore pulsante della squadra, colui che connette difesa e attacco, che ha una visione d’insieme del campo e che crea occasioni; in particolare con il verso “un lancio lungo che il gol chiamava” ho voluto sottolineare l’immagine dei miei lanci che, secondo quanto mi dicevano l’allenatore e tante persone, spesso consentivano agli attaccanti di fare gol grazie ai miei passaggi decisivi e ad un’azione che consentiva da fare rete.

Nel complesso, questa mia poesiola è un inno a un’epoca e a un sentimento: la gioia pura del gioco e la forza ineguagliabile dell’amicizia che si crea in campo. È un testo che, con poche ma incisive pennellate, dipinge un quadro ricco di emozioni, un vero e proprio “gol” segnato alla memoria.

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