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Al via ufficialmente la scuola in Sicilia: oggi si costruisce il presente non il futuro

Da qualche ora è ufficialmente suonata la prima campanella nelle scuole di tutta la Sicilia. In questi giorni, alcune istituzioni scolastiche avevano già avviato in autonomia le attività, accogliendo gradualmente le classi prime e successivamente tutte le altre.

Oggi, 15 settembre, segna l’avvio ufficiale dell’anno scolastico nell’isola, una delle più grandi regioni italiane, con un numero imponente di istituti e studenti.

Non è solo l’inizio di un calendario: è l’avvio di un cammino fatto di educazione, di crescita e di relazione. È un giorno importante anche per la formazione professionale che oggi in tutta l’isola avviano i primi anni. I percorsi IeFP, dedicati ai ragazzi che scelgono la via della formazione pratica e tecnica, partono oggi insieme alle scuole statali. Un passo fondamentale per garantire equilibrio e pari dignità tra diversi percorsi formativi.

La scuola il primo vero investimento sociale

La scuola non è fatta solo di regole da rispettare, programmai da consegnare, esercitazioni da fare: è fatta di persone, di comunità, di incontri che trasformano. È un ambiente che deve diventare sempre più familiare, capace di reagire alle sfide educative e alle crisi della società. Oggi più che mai la scuola non forma soltanto il futuro: forma il presente. Lo dicono le cronache, che ci parlano di baby gang, bullismo, fragilità relazionali e solitudini sempre più precoci. Per questo la scuola deve essere il primo vero investimento sociale: creativo, culturale, umano.

Nelle aule devono approdare le migliori menti e i cuori più appassionati, capaci di trasmettere sicurezza e fiducia, di accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita. Oltre alle migliori tecnologia per facilitare sempre di più l’apprendimento delle varie discipline.

Un inizio in una data particolare: l’uccisione di Padre Pino Puglisi

Oggi, inoltre, questa campanella risuona in un giorno che porta con sé un significato speciale: l’anniversario dell’uccisione di don Pino Puglisi, il sacerdote che la mafia non è riuscita a piegare. Il suo stile educativo rimane un faro soprattutto per quelle classi “più difficili”, dove la relazione si fa complicata e la sfida educativa è più dura.

Il suo insegnamento è semplice e potente: “Se ognuno fa qualcosa si può fare molto”. A scuola questo significa che ciascuno — docenti, alunni, genitori — è chiamato a dare il proprio contributo. Perché la scuola non è un luogo di passaggio, ma una palestra di vita. In uno dei suoi appunti giovanili Padre Pino Puglisi scriveva: “Siamo di fronte a comunicazioni che rischiano di essere senza messaggio perché il mondo interiore dei giovani è molto lontano da quello della comunità cristiana”, se un momento omettiamo l’aggettivo “cristiana” queste parole risuonano per ogni comunità educativa.

Da giornalista e da docente credo che il cuore della scuola stia nella vocazione educativa. Se un insegnante perde questa vocazione, non forma più cittadini consapevoli, ma persone vuote, incapaci di porsi domande. Eppure è proprio la domanda di senso che alimenta la creatività, la ricerca, il desiderio di scoprire chi siamo e cosa vogliamo diventare.

Oggi la scuola riparte. È tempo di avviare un nuovo anno. Nei prossimi giorni sarà tempo di consolidare, di rendere solido questo cammino. Perché la scuola non deve smettere mai di porre domande, di accendere passioni, di seminare futuro nel presente.

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