Passa al contenuto principale

Parla il sindaco Ammatuna: “Quello di Pozzallo non è un CPR, nè l’ampliamento dell’hotspot”

Il primo cittadino ricostruisce la nascita del centro per le “Procedure Accelerate di Frontiera per il Rimpatrio” dopo il decreto Cutro

Proseguiamo la nostra inchiesta, su quello che impropriamente tutti chiamano CPR, sorto sul terreno Asi, in territorio di Modica.

Come abbiamo già scritto nelle puntate precedenti, questo centro è una cattedrale nel deserto, costato 1,6 milioni di euro, oltre le pese di gestione, anticipato, per convenzione dal Comune di Modica.

La vicenda di questo centro, in queste settimane viene additata come un esempio di spreco di soldi pubblici, specialmente alla luce del mancato della struttura, allo stato solo presidiato dalle forze dell’ordine h24.

Sulla vicenda che appassiona opinione pubblica, lettori e pochi politici, abbiamo voluto ascoltare, dopo il sindaco di Modica, Maria Monisteri Caschetto, il primo cittadino di Pozzallo, il dotto Roberto Ammatuna, sindaco di lungo corso in tema di migranti.

Grazia sindaco Ammatuna per la sua disponibilità. Come è nato e quando il CPR di Pozzallo?

Le prime interlocuzioni con il Ministero iniziarono nei primi mesi del 2023, che fu l’anno in cui il numero di immigrati sbarcati nelle coste italiane raggiunsero la cifra considerevole di 157.652unità, segnando un aumento del 50% rispetto all’anno precedente.

C’era quindi preoccupazione

C’era grande preoccupazione al Ministero dell’Interno e nei Comuni di frontiera, come quello di Pozzallo, per assicurare un’accoglienza umana degna di un paese civile.

In quell’anno incontrai a Roma il Ministro Piantedosi e il Capo Dipartimento delle Libertà Civili e l’Immigrazione, Prefetto Valerio Valenti con cui le interlocuzioni continuarono successivamente a Roma e a Pozzallo.

In quel periodo, il numero di migranti che furono ospitati nell’hotspot portuale fu considerevole, raggiungendo picchi giornalieri di parecchie centinaia di unità, a fronte di una capienza di 220.

Quindi l’hotspot era incapiente?

Sottoposi al Ministro Piantedosi, l’assoluta necessità di reperire altri posti dove allocare i numerosi migranti in arrivo per garantire loro una permanenza più civile e umana. Così nacque l’idea di reperire un’area nella zona industriale Modica-Pozzallo, in territorio di Modica, per realizzare un’altra struttura di ulteriori 200 posti, per affrontare con più tranquillità l’emergenza creatosi.

E poi cosa è successo?

Chiesi al Prefetto di Ragusa che il mio assenso poteva essere possibile, soltanto dopo una consultazione cittadina a Pozzallo.

E, difatti, il Prefetto Ranieri, organizzò immediatamente un Comitato per l’Ordine della Sicurezza Pubblica aperto alla città, nell’aula consiliare del Comune di Pozzallo.

In quell’incontro, molto partecipato, nessuna obiezione fu sollevata, soltanto il sottoscritto chiese al Prefetto che il nostro assenso era legato soltanto ad una maggiore tutela della legalità e quindi ad una aumento del numero di militari a garanzie dell’ordine pubblico.

E l’ok per realizzare la struttura quando arrivò?

Soltanto successivamente e dopo il Decreto Cutro, il Ministro Piantedosi diede indicazione di destinare 80 dei complessivi 200 posti, come centro per le “Procedure Accelerate di Frontiera per il Rimpatrio”, poi impropriamente chiamato CPR. Un centro in cui migranti, appartenenti ai cosiddetti paesi sicuri, dovevano essere rimpatriati entro il termine massimo di un mese.

Quindi non è un CPR, ma altro?

Si parla erroneamente di CPR che sono orrende strutture di detenzione, il nostro centro aveva un’altra funzione. Infatti, i CPR in Italia sono 10, di cui 2 presenti anche in Sicilia a Caltanissetta e Trapani, non c’è Pozzallo. Nei CPR, il trattenimento dei migranti può avere una durata fino a 18 mesi.

I centri per le procedure accelerate di frontiera per il rimpatrio”, come quello di Modica/Pozzallo dovevano essere una sorta di corridoio preferenziale, soprattutto per i tunisini e gli egiziani.

Il primo di questi centri in Italia fu realizzato a Pozzallo. Qualcosa di simile dopo qualche mese fu realizzato in Albania.

Quindi, a Pozzallo, non più un ampliamento dell’hotspot ?

In quell’occasione, manifestai pubblicamente la mia contrarietà alla destinazione degli 80 posti adibiti come centro di procedure accelerate di frontiera. Successivamente, anche i giudici hanno dichiarato questi Centri in contrasto con la Costituzione e le Leggi Europee con sentenze che hanno riguardato Pozzallo e anche il Centro realizzato in Albania.

I costi chi li ha sostenuti?

Nel protocollo del 10 aprile 2023, la Prefettura si impegnò a rimborsare, previa rendicontazione, tutte le spese che eventualmente il Comune di Pozzallo e di Modica avessero sostenuto per la funzionalità del Centro. Ma essendo la struttura collocata nel territorio del Comune di Modica, nessuna spesa fu sostenuta e viene sostenuta a tutt’oggi dal Comune di Pozzallo.

E i rapporti con il Ministero degli interni come sono?

I rapporti tra il Comune di Pozzallo e ritengo anche da tutti i Comuni, con la Prefettura di Ragusa e con il Ministero dell’Interno, sono stati sempre improntati a grande correttezza e che anche in quest’occasione, se il Comune di Modica ha sostenuto delle spese, saranno regolarmente rimborsate così come sempre è avvenuto.

Asi, Comitato per l’Ordine della Sicurezza Pubblica, Decreto Cutro, piantedosi, Prefetto Ragusa, Prefetto Valerio Valenti, Procedure Accelerate di Frontiera per il Rimpatrio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *