Confcooperative: nel territorio ibleo è in atto un’emergenza educativa, occorre piano condiviso

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I recenti fatti di cronaca hanno accesso i riflettori sull’attuale situazione educativa in provincia di Ragusa. In merito alla tematica con una nota è intervenuta anche Confcooperative con cui sottolinea come il territorio stia attraversando crisi educative profonde.

Il riferimento esplicito è all’episodio della barella sulla spiaggia di Marina di Modica, evento che ha sconvolto l’opinione pubblica e di cui si parla oramai da giorni. L’evento non è stato solamente un gesto goliardico, frutto dell’essere andati in tilt e fuori controllo a causa di alcol e droghe, ma come sottolinea Luca Campisi, presidente di Confcooperative è “il sintomo di un disagio diffuso tra giovani che, privi di punti di riferimento solidi, esprimono questo disagio attraverso comportamenti che mettono a rischio la convivenza civile e la dignità delle persone”.

La preoccupazione è tanta perché i giovani certamente non sono il futuro di questa società ma il presente immediato, perché ne sono parte attiva e questi episodi non fanno ben sperare. Infatti l’episodio della barella di Marina di Modica è la punta di un iceberg, che giorno 10 agosto è andato in scena. Perché in quella serata è stato sotto gli occhi di tutti la reale situazione giovanile.

“La nostra preoccupazione – aggiunge Emanuele Lo Presti, responsabile d’area Confcooperative territoriale Ragusa – non riguarda soltanto gli episodi più eclatanti, ma il tessuto stesso della nostra comunità. Quotidianamente emergono atti di vandalismo, bullismo, mancanza di rispetto delle regole, segno che la frattura educativa coinvolge famiglie, scuola, associazionismo e servizi. Non possiamo assistere inerti a una società che si sgretola per mancanza di reti di sostegno e di opportunità sane di crescita”.

Confcooperative dal canto suo vuole lanciare un appello a tutte le forze vive del territorio: istituzioni, scuola, terzo settore, parrocchie, associazioni sportive e culturali. Secondo Campisi: “Servono progetti condivisi, capaci di restituire ai giovani un senso di appartenenza, prospettiva e responsabilità reciproca. Dobbiamo guardare ad esperienze virtuose già avviate in altre realtà italiane, come i Patti educativi di comunità, che hanno saputo coinvolgere famiglie, enti pubblici e privato sociale nella costruzione di percorsi di educazione partecipata”.

Inoltre come sottolinea Lo Presti non bastano più l’indignazione, ma oggi la società deve rimboccarsi le maniche per riprendere in mano la situazione. Bisogna lavorare insieme facendo rete. Lo Presti incalza occorre creare modelli e presidi educativi nuovi “creando equipe multidisciplinari capaci di ascoltare, prevenire il disagio e promuovere la partecipazione attiva”.

Nella speranza che episodi disdicevoli come quelli di Marina di Modica non restino lettera morta, ma siano il punto di partenza per un nuovo impegno condiviso volto a valorizzare la persona e a riscoprire la propria dignità smarrita.

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