La strage silenziosa dei migranti non solo nel mar Mediterraneo occorre agire sulle cause profonde

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Nei giorni scorsi, in sordina, è arrivata la tragica notizia che almeno 68 persone avevano perso la vita in un naufragio al largo delle coste dello Yemen.

Una notizia ripresa da diversi media, quasi di striscio, ma che ha avuto il giusto eco anche grazie al telegramma di Papa Leone XIV, a firma del Segretario di Stato, Card. Pietro Parolin. Un tragico risultato di una nuova strage silenziosa, come si legge in una nota inviata dall’Associazione Don Bosco 2000, per denunciare quanto è accaduto nel silenzio. Questo evento certamente “riporta all’attenzione la drammaticità dei flussi migratori lungo rotte meno conosciute ma non meno pericolose”, come si legge nella nota dell’Associazione.

Una strage immane, l’ennesima tragedia del mare. Non è solo il Mediterraneo a mietere vittime, non è solo questo mare ad essere attraversato in cerca di un futuro migliore. Si fugge, si cerca nuova vita, ma si continua a morire nell’indifferenza generale.

Questo evento dovrebbe indurre a riflettere non tanto sulla fragilità della vita umana, quanto sul perché queste persone tentino il tutto per tutto. Su circa 157 persone, solo 12 sono state tratte in salvo.

L’appello di Agostino Sella, Don Bosco 2000

“Non possiamo più accettare che persone siano costrette a morire per cercare un futuro che spesso, nei Paesi di approdo, si rivela solo un’illusione – afferma Agostino Sella, presidente dell’Associazione Don Bosco 2000 – Tacere su queste notizie è da vigliacchi. In mare si continua a morire mentre persone senza scrupoli fanno affari d’oro sulle vite umane.”

Senza dubbio occorre reagire. Serve, come ha affermato Agostino Sella commentando la tragedia, una strategia globale. Occorre agire sulle cause profonde di queste migrazioni forzate. Occorre, come afferma ancora Agostino Sella, “investire seriamente in cooperazione internazionale, formazione, sviluppo sostenibile e canali sicuri di mobilità. Si può spezzare il ciclo di morte e disperazione che accompagna milioni di esseri umani.”

Occorre una nuova politica

Giorgio La Pira, in un discorso del 1969 al Consiglio Mondiale della Pace, sottolineava: “Togliere dall’Europa e dal Mediterraneo le due tende del terrore e piantare in essa – a servizio dei popoli del Terzo Mondo e di tutti i popoli della terra – la tenda della pace!” Non è una visione utopica, ma l’unica via possibile per evitare stragi inutili, perché ogni persona ha diritto a sperare in un futuro degno. I governi, forse, dovrebbero tornare sulle pagine di chi ha lottato per la libertà e la promozione della dignità umana, perché oggi è ancora necessaria “una politica mirante effettivamente alla disatomizzazione, pacificazione e promozione del mondo”, come scriveva il professor La Pira.

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