Economia, PIL e divario tra Nord e Sud: una iattura, ma non solo

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Di Salvatore G. Blasco

     Parlando del Pil pro capite, registriamo che i dati purtroppo spingono il Sud sempre più giù.

     Il divario tra Nord e Sud è una questione complessa e di lunga data , spesso descritta come una “ iattura “ o una” questione meridionale “ .

     Questa disparità si manifesta in diversi settori, tra cui economia, occupazione, infrastrutture e qualità della vita, con il Sud che spesso presenta tassi di disoccupazione più alti e condizioni economiche meno favorevoli rispetto al Nord.

     Constatiamo – con profondo dolore – che la Sicilia tra le Regioni italiane occupa la penultima posizione.

     Precisiamo che indietro rispetto all’Isola c’è solo la Calabria di Roberto Occhiuto.

     L’indagine sul Pil pro capite rivela un divario significativo tra il Nord Italia e il Mezzogiorno del Paese. Con quest’ultimo che inesorabilmente continua a evidenziare un Pil pro capite inferiore rispetto al resto del Paese, mettendo in luce una profonda situazione di arretratezza economica nel Mezzogiorno.

     Precisiamo che questo divario non è un problema di oggi ma un problema storico, con il Sud nel suo complesso che fatica a colmare l’atavico gap con le Regioni settentrionali, nonostante alcuni tentativi di convergenza.

     Si, il divario del Pil pro capite tra Nord e Sud Italia si sta allargando, e questo alimenta purtroppo la persistente Questione Meridionale, un problema storico di disparità economica e sociale tra le due macro-aree del Paese.

     La situazione attuale caratterizzata da un Pil  pro capite nel Sud che è la metà di quello del Nord suggerisce che il divario non solo persiste ma potrebbe addirittura peggiorare.

     Se teniamo in risalto la guerra attuale causata dai dazi americani.

     Insomma questo divario evidenziato da dati Istat e altre fonti, è un problema storico che continua a persistere nonostante alcuni segnali di miglioramento.

     Precisiamo che la questione meridionale è una espressione che indica il divario economico e sociale tra Nord e Sud Italia, accentuatasi dopo l’Unità d’Italia nel 1861.

     Questo divario si manifesta in termini di di sviluppo industriale, infrastrutture, qualità della vita e altri indicatori socio-economici.

     Nel 2024, la Lombardia ha il reddito pro capite più alto tra le regioni

     Il reddito pro capite della Lombardia si cifra a 29.120 euro mentre la Calabria, ultima in classifica registra 18.230 euro. La Sicilia, secondo i dati più recenti ha un valore leggermente superiore a quello calabrese, cioè 19.300 euro.

     Detto questo, precisiamo che è importante notare che questi dati si riferiscono al reddito medio e non tengono conto delle disparità all’interno delle singole regioni, secondo quanto riporta Borsa Italiana.

     Qual è lo stipendio medio in Sicilia?

Il salario medio si ferma a 1.350 euro mentre in Sicilia scende ancora fino a 1.318 euro al mese. Peggio sta solo la Calabria dove il salario medio a 1.181 euro ( dato riferito al 4 gennaio 2025 ).

     L’indagine che abbiamo affrontato in questo snello contributo evidenzia la scarsa competitività del Mezzogiorno, ma gli esiti sono addirittura peggiori alla luce dei valori medi per abitane.

     Alla fine di questa analisi mettendo insieme tutti i tasselli del mosaico, sopra descritto, ne viene fuori ancora una volta l’immagine di un Paese che procede a due velocità.

     In altre parole i dati continuano a suggerire che, sebbene il Paese si irrobustisca nel suo complesso nel tempo, gli atavici divari territoriali non ancora accennato, dico accennato, a rientrare in una logica economica equilibrata.

     Questa “ iattura “, come viene spesso definita, è un problema storico che affonda le sue radici nel processo di unificazione italiana e si è manifestata in modo significativo a partire dall’industrializzazione del Paese.

     In sintesi, il divario Nord-Sud è una “iattura” perché rappresenta un problema strutturale che impedisce all’Italia di esprimere appieno il suo potenziale, generando disuguaglianze, fratture sociali e minacciando l’unità nazionale.

Salvo G. Blasco – economista 

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