Ecco gli Stablecoin: le Criptovalute… a prezzo stabile! E il ruolo di Trump?

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Di Salvatore G.BLASCO

     Nei giorni scorsi ho affrontato – sempre in questa nobile testata – due argomenti che stanno terremotando le economie del mondo, cioè: I dazi americani voluti dal presidente USA Trump e quello geopolitico, riferendomi in particolare alla guerra scatenata da Putin ai danni dell’Ucraina, che tocca noi e l’Europa tutta.

  In questa sede mi occupo del terzo problema di carattere finanziario e di grande impatto che sta creando seri problemi all’economia monetaria globale.

Mi riferisco allo stablecoin, cioè l’alternativa alle transazioni con carta.

Cosa sono le stablecoin?

Sono una nuova classe di criptovalute il cui valore di mercato  è ancorato a quello di un altro asset sottostante, cioè esterno.

     Le stablecoin sono un tipo di criptovalute che si sforzano di fornire un’alternativa alla elevata volatilità delle criptovalute più popolari, rendendole potenzialmente più adatte per le transazioni comuni.

     Le stablecoin possono essere utilizzate in vari servizi finanziari basati su blockchain e possono persino essere usate per pagare beni e servizi.

     Cos’è la tecnologia blockchain?

La tecnologia blockchainè un meccanismo di database avanzato che permette la condivisione trasparente di informazioni all’interno di una rete aziendale.

     Il settore dei pagamenti è in continuo movimento e le stablecoin rappresentano oggi la nuova frontiera.

     Fra gli operatori che guardano  con grande interesse alle stablecoin ci sono ovviamente i colossi dell’hightech, primi fra tutti Paypal e Amazon.

     Quindi tutte le società che stanno guardando alle stablecoin hanno come obiettivo quello di offrire un sistema alternativo a quello basato sui circuiti di Visa e Mastercard, ad oggi, dominano i pagamenti con le carte.

     Lo stablecoinè una valuta digitale ancorata a una riserva stabile come il dollaro statunitense o loro. Gli stablecoin  sono progettati per ridurre la volatilità rispetto alle criptovalute non ancorate come i biticoin.

Detto questo passiamo a Trump  tra dazi e stablecoin.

     Oltre ai dazi c’è una trattativa trasversale orchestrata da Trump,meno evidente sulle criptovalute convertibili, ma che può essere anche più dirompente, benchè i collegamenti restino ben nascosti.

     Cioè da un lato c’è il negoziato sui dazi che prevede la minaccia di dazi generalizzati al 30% dal primo agosto se non ci fosse un accordo; dall’altro ci sono gli stablecoin in dollari.

     Proprio in queste ore mentre sto scrivendo questo contributo Trump annuncia che per i DAZI arriva l’accordo tra Stati Uniti e Giappone con la tariffa fissata al 15%.

     Me tre i dazi tra Usa e Europa la Commissione UE congela le contromisure fino al 6 agosto 2025.

     A questo punto non resta che aspettarne gli sviluppi. Ribadisco ancora una volta che i dazi, qualunque sia la tariffa fanno male sia a chi le impone sia a chi li subisce.

     Lascio invece ai tuttologi e agli sciamani della comunicazione sbizzarrirsi sugli eventuali disastri causati dalla scellerata scelta di Trump.

     Insomma Trump vuole anche dollarizzare l’Unione europea.

     Quali sono gli obiettivi di Trump?

     Gli obiettivi del presidente nel diffondere l’uso di stablecoin in dollari ( questo è il bello ) nel mondo sono ben due: rafforzare il dominio internazionale della valuta americana e garantire così il finanziamento del debito pubblico americano, perché gli emittenti di stablecoin in dollari investono le loro riserve un titoli del Tesoro degli Stati Uniti.

     Questo è Trump, purtroppo, con il quale il mondo intero deve relazionarsi.

    In risposta alla mossa di Trump occorre che l’Unione europea – a mio modesto avviso – reagisca con forza.

     In un momento in cui l’Unione europea dovrebbe rafforzare il ruolo internazionale dell’euro, questa scelta rischia di diventare un vero regalo strategico al presidente Trump, che compromette, in ultima analisi l’autonomia europea e altresì mina la stabilità del nostro sistema economico-finanziario.

Salvo G. Blasco – economista

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