Silenzio assordante, dell’Amministrazione Comunale, dei deputati, della Sovrintendenza e dell’Assessore regionale
L’ex convento di Santa Maria del Gesù a Modica è un capolavoro del tardo gotico siciliano, sopravvissuto al sisma del 1693, che ad oggi rischia di essere trasformato in location per eventi commerciali o direzionali. E il paradosso è che a spianare la strada alla privatizzazione è lo Stato stesso.
Il complesso di Santa Maria del Gesù a Modica Alta, raro esempio di architettura religiosa quattrocentesca, monumento nazionale e straordinaria testimonianza della presenza francescana nella Sicilia sud-orientale, è oggi al centro di una vicenda che solleva più di una preoccupazione.
Dopo i significativi interventi di restauro realizzati negli scorsi anni, finanziati dalla Regione Siciliana e dal Comune di Modica, necessari per restituire il convento utilizzato come Carcere all’antico splendore. Interventi che hanno riguardato dalla copertura della chiesa alle colonne originali del chiostro. Ora però il complesso rischia ora di essere definitivamente snaturato. A deciderne le sorti è l’Agenzia del Demanio, che pur essendo proprietaria formale dell’immobile, sembra ignorare il valore culturale, identitario e sociale del luogo.
Una valorizzazione ambigua
Nel portale “Crea valore. Investi con noi”, l’ex convento figura tra i 400 immobili che il Demanio ha selezionato per operazioni di valorizzazione e rifunzionalizzazione. L’obiettivo è attrarre investimenti attraverso partenariati pubblico-privati, con destinazioni d’uso che nel caso di Modica risultano inquietanti: terziaria, direzionale, commerciale.
Se già il linguaggio dell’avviso pubblico appare riduttivo (il complesso è indicato semplicemente come “ex carcere” e non come luogo di cultura), a lasciare sconcertati è l’evidente contraddizione tra il valore storico dell’immobile e le ipotesi di utilizzo. In un contesto dove l’edificio potrebbe diventare cuore pulsante della vita culturale modicana, si prevede invece un futuro da showroom, ufficio o spazio commerciale. Con buona pace di chi, da decenni, si spende per la tutela del patrimonio.
Il Comune tace o acconsente?
A gettare altra ombra sulla vicenda è la delibera della Giunta Comunale del 23 aprile 2024 (raccontata qui) con cui l’amministrazione ha approvato le tariffe per la concessione temporanea del complesso di Santa Maria del Gesù per eventi culturali e di intrattenimento. Ma nei fatti l’immobile oggi è chiuso al pubblico, ma può essere affittato per matrimoni, feste private e ricevimenti, mentre ai cittadini e ai turisti è preclusa perfino una visita guidata.
Eppure nella stessa delibera si legge che “si tratta di un complesso di alto valore storico, archeologico, architettonico e monumentale […] dichiarato Monumento Nazionale e quindi, luogo naturalmente deputato alla cultura”. Ma se così è, perché lo si affida a privati per usi che nulla hanno a che fare con la cultura? Perché, dopo anni di restauro e fondi pubblici spesi, l’unico accesso consentito passa da un tariffario e non da un calendario di aperture al pubblico?
L’immobile rischia di perdere la sua identità
Il rischio più grande non è solo la svendita di un bene comune, ma lo stravolgimento della sua identità. A fronte di progetti di restauro premiati e inseriti persino nell’Atlante dell’Architettura Contemporanea del Ministero della Cultura, si ipotizza oggi una “valorizzazione” che in realtà somiglia più a una forma di espropriazione culturale.
Come ha dichiarato Vito D’Antona di Sinistra Italiana, “è fondamentale creare le condizioni per un uso pubblico permanente dell’immobile, rendendolo fruibile ai cittadini e ai turisti. L’Amministrazione comunale deve intervenire con urgenza per evitare utilizzi privatistici che ne snaturerebbero la vocazione”.
La tutela del complesso di Santa Maria del Gesù non può limitarsi alla memoria storica né ridursi a un dibattito tecnico tra enti. Serve una presa di posizione chiara e trasparente affinché si interrompa qualsiasi processo di alienazione o gestione che non abbia come obiettivo primario la fruizione pubblica, la promozione culturale e la valorizzazione turistica sostenibile.
Santa Maria del Gesù non può diventare uno spazio per eventi elitari o un immobile da rendita. È un bene comune, e come tale va difeso. Perché, se la memoria storica viene privatizzata, non resta che un vuoto — di senso, di identità, di futuro.






