Le parole di Giorgia, sull’uccisione del figlio. Presentato il testo teatrale di Angelo Di Natale

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Un monologo nel quale la madre narra la propria vita, la verità oscurata sul perché dell’assassinio del figlio Giovanni Spampinato.

Ragusa – Molti conoscono Giuseppe, anzi Peppino, Impastato. Pochi, pochissimi – quasi nessuno fuori dalla città di Ragusa – Giovanni Spampinato.

Partendo da questa premessa Angelo Di Natale ha spiegato il perché del suo testo, scritto per il teatro, “Le parole di Giorgia: Giovanni Spampinato era mio figlio” (Operaincerta Editore, Maggio 2025) presentato ieri nella sede dell’associazione culturale The Globe che si trova a Ragusa proprio in via Giovanni Spampinato, al n. 12.

<<Eppure i due giovani, morti il primo a 30 anni e il secondo prima di compiere i 26, hanno molto in comune>> ha spiegato Di Natale: <<entrambi uccisi perché cercavano e raccontavano pubblicamente la verità, pezzi di una stessa verità, a Cinisi come a Ragusa. La verità di una mafia che s’insinua nelle istituzioni, corrompe settori del potere politico e rapina le risorse pubbliche condannando la comunità, soprattutto i più poveri e deboli, ad una vita ingiusta, non libera e non dignitosa>>.

Dopo l’introduzione di Alessandra Meli per The Globe, è stata Margherita Bonomo, docente di Storia contemporanea dell’Università di Catania, a presentare il volume collocandone con un excursus fatti e personaggi nelle vicende storiche del nostro tempo.

Toccante la testimonianza di Salvatore Spampinato, fratello di Giovanni, il quale ha parlato della madre e del suo rapporto con il figlio ucciso che è la chiave con la quale Di Natale ha affrontato il tema: una madre che, come assassinata anche lei quel 27 ottobre 1972, s’immerge nel figlio, osserva la realtà con i suoi occhi, prova a battersi per i suoi ideali, vede che il suo Giovanni è ucciso una seconda volta dalla menzogna e dalla calunnia e, come d’incanto, ritrova la speranza il pomeriggio del 9 maggio 1979 quando vede l’immagine di due mila giovani a Cinisi dare vita, nell’anniversario dell’omicidio di Peppino Impastato, alla prima manifestazione nazionale antimafia della storia.

Quindi il suo monologo con il quale narra la propria vita, la verità oscurata sul perché dell’assassinio di Giovanni, una verità che ella scopre e comprende fin nelle sue pieghe più nascoste grazie al rapporto di totale empatia con il figlio, al suo racconto della propria esperienza quotidiana dell’impegno giornalistico, all’osservazione della realtà e di ogni sua vicenda con gli occhi del figlio. E quando quel 9 maggio ’79 vede quei duemila giovani accorrere a Cinisi e sotterrare le menzogne, della mafia e di Stato, su Peppino Impastato, ritrova la speranza.

Numerosi gli interventi che sono seguiti da parte del numeroso pubblico, lungo il filo conduttore di quel bisogno urgente di verità e giustizia – ancora oggi negate – per il quale Giorgia Ragusa con il suo monologo mette in relazione Giovanni Spampinato con Peppino Impastato.

Se questi fu ucciso per ordine del capomafia Gaetano Badalamenti che non poteva sopportare, secondo le regole di Cosa nostra, le accuse pubbliche, precise e documentate, del fondatore e conduttore di Radio Aut, la volontà di uccidere Spampinato, corrispondente da Ragusa del quotidiano L’Ora – paradossalmente, alla luce dell’immediata confessione di uno che gli sparò – presenta ancora oggi, oltre mezzo secolo dopo, ombre e misteri: ci furono dei mandanti rimasti occulti e ci furono altri esecutori oltre al reo confesso, vittima a sua volta di ricatto e costretto alla messinscena. Ciò ha oscurato anche le vere ragioni del delitto, togliendo al giornalista il riconoscimento della verità sul perché della sua uccisione, condannandolo alla damnatio memoriae e sminuendone l’opera di denuncia dell’eversione nera, da lui intrapresa sulle pagine de L’Ora fin da quando non era ancora noto il fallito golpe Borghese.

La copertina del libro di Angelo Di Natale

Per ristabilire la verità, scandagliando analogie e differenze tra le due tragiche vicende avvenute a cinque anni e mezzo di distanza l’una dall’altra – nell’Italia degli anni ’70 della strategia della tensione, delle stragi e dell’alleanza masso-fascio-mafiosa – Angelo Di Natale, con Le parole di Giorgia, si affida alla madre di Spampinato della quale ci consegna un monologo, improvviso e intenso, che scatta nel cuore e nella mente della donna alla vista della grande mobilitazione di giovani a Cinisi.

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