Passa al contenuto principale

Il 5 maggio il MACC di Scicli apre le porte ai visitatori con la mostra del maestro Isgrò

Il tanto atteso 5 maggio è alle porte e si inaugura con la mostra “L’Opera delle formiche” del maestro Emilio Isgrò il MACC, il Museo d’arte contemporanea di Scicli.

Inaugurazione è fissata per lunedì 5 maggio alle ore 11:30 nella chiesa del Carmine. Presenti il maestro Emilio Isgrò, l’architetto Mario Botta. Oltre a loro interverranno: il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, la presidente del MAXXI di Roma Maria Emanuela Bruni, il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno, l’Assessore regionale ai beni culturali Francesco Scarpinato, il deputato regionale della commissione cultura dell’Ars Pino Galluzzo, il Dirigente generale Beni culturali della Regione Siciliana Mario La Rocca, l’AD della Fondazione Amplifon, Maria Cristina Ferradini, i curatori della mostra Marco Bazzini e Bruno Corà.

La mostra “L’Opera delle formiche” che inaugura il MACC è organizzata dal Comune insieme all’Archivio Emilio Isgrò e presenta opere del grande maestro siciliano dagli anni Sessanta fino alle più recenti ricerche intorno alla Cancellatura, oltre a una grande installazione, L’Opera delle formiche, che trasforma in modo inedito il museo.

L’esposizione, a cura di Marco Bazzini e Bruno Corà, si propone come un’ampia ricognizione del percorso creativo dell’artista a partire dagli anni Sessanta, che segnano l’ingresso di Isgrò nel mondo dell’arte dopo il suo esordio come poeta.

La mostra tende a valorizzare il rapporto stretto che l’artista ha avuto con la cultura mediterranea (nasce a Barcellona di Sicilia nel 1937) e pone un’attenzione puntuale sull’evoluzione della Cancellatura, che dagli anni Novanta del secolo scorso prende anche le sembianze di api e formiche. Queste ultime sono le protagoniste dell’installazione che dà il titolo alla mostra.

La scelta di un’invasione della città di Scicli da parte di questi insetti, simbolo dell’operosità e della vita comunitaria, è nelle parole di Isgrò: “Sono un artista italiano e siciliano, cittadino di una Europa che ha bisogno di un’arte non allineata per dare un contributo non puramente decorativo a un mondo in tumulto. Così ho pensato a questa Opera delle formiche come segno di una Sicilia fedele a se stessa che tuttavia sa bene quando è venuto il momento di cambiare”.

arte contemporanea, emilio isgrò, fondazione maxxi, macc scicli, museo d'arte contemporanea del carmine, scicli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *