Introduzione:
Con questo articolo si conclude un percorso di analisi iniziato nei mesi scorsi, in seguito alla dichiarazione di dissesto finanziario del Comune di Modica.
Abbiamo voluto affrontare tale evento non come una semplice emergenza contabile, ma come la manifestazione finale di una crisi più profonda: un dissesto culturale che ha coinvolto, nel tempo, tanto la classe politica quanto ampi settori della società civile.
I quattro articoli precedenti hanno ricostruito, con approccio cronologico e critico, la genesi storica e sistemica del dissesto, risalendo agli anni Sessanta e seguendo le tracce lasciate da generazioni di amministratori e da modelli consolidati di gestione clientelare e disfunzionale. Questa riflessione non ha voluto colpire nomi o schieramenti specifici, ma piuttosto mettere in evidenza l’incapacità collettiva di promuovere una cultura politica fondata su responsabilità, trasparenza e visione strategica.
Accanto all’analisi politica, non è mancato lo sguardo alla società civile e al suo ruolo spesso passivo, o peggio, complice, nel perpetuare modelli di rappresentanza e governance inadeguati. È emersa, inoltre, l’urgenza di un nuovo approccio culturale anche nella gestione dei beni comuni, dello sviluppo turistico e della valorizzazione del centro storico, troppo spesso affrontati con superficialità o logiche settoriali.
Con il presente articolo si chiude la prima fase di questo percorso, quella dell’osservazione e della diagnosi, e si apre una nuova fase: quella delle proposte.
Le idee che seguiranno non pretendono di essere soluzioni definitive, né “perle” nel senso retorico del termine. Ma sono frutto di studio, di confronto e di un sincero desiderio di contribuire, in modo concreto, a un risanamento non solo finanziario, ma anche etico e culturale della città. Se verranno accolte si potrà iniziare un cammino di rinascita. In caso contrario, rimarranno come testimonianza di un tentativo.
Proposte e responsabilità: quando le perle rischiano di non essere raccolte
Abbiamo scritto qui, nei mesi passati, quattro articoli sul dichiarato dissesto finanziario del nostro Comune, evidenziando un fatto oggettivo: il debito è maturato in un tempo così lungo e in circostanze così articolate da coinvolgere nella formazione del debito tutte le forze politiche, nessuna esclusa, tanto che, in maniera logica e documentata, è emerso chiaramente che quello che si definisce “dissesto finanziario” è in realtà la manifestazione finale di un dissesto ben più profondo: quello culturale.
Lo abbiamo sostenuto in contrapposizione alla lettura parziale e autoassolutoria che l’attuale opposizione ha proposto fin da subito: una narrazione che attribuisce ogni responsabilità all’ultima amministrazione, cercando di cancellare il peso delle scelte e dei debiti maturati quando essa stessa era al governo.
Dopo aver definito come si è arrivati a questo punto, non avrebbe senso non avviare, per esaurire la riflessione, una seconda fase: quella delle proposte concrete ed operative, utili per abbreviare al massimo i tempi per il ritorno del Comune alla normalità amministrativa.
È qui, però, che sorge una difficoltà nuova e, purtroppo,per certi versi scoraggiante. Infatti, ogni attività di governo orientata ad una possibile azione di risanamento delle finanze del Comune è assolutamente assente e noi riteniamo che la classe politica italiana non affronta questo problema perché, solo per accennare quanto diremo su questo argomento, essa non può non prevedere tutte quelle azioni di buona politica che da essa non adottati per decenni, hanno determinato il dissesto finanziario. La qualità del dibattito in corso, in verità, fa anche pensare che tale classe è tanto abituata alla mediocrità che non riesce neanche ad immaginarne cosa fare, per cui continua ad attardarsisu posizioni di lotta elettorale dirette a denigrare gli avversari e scambiandosi reciproche accuse sulla responsabilità del dissesto, nonostante sia solare la responsabilità di tutte le forze politiche che si sono alternate al potere dai tempi del prof. Saverio Terranova e dell’onorevole Avola.
La nostra opinione trova conferma nel comportamento dell’intera classe politica modicana che, forse spinta virtuosamente dalla gravità del momento, sembrava finalmente orientata a “pensarla in grande”. Aveva infatti individuato, nella lotta alla desertificazione del centro storico, una questione di portata epocale e perfettamente coerente con strategie di prevenzione del dissesto. Tuttavia, a questa intuizione non seguì un dibattito all’altezza, ma una serie di discussioni inconcludenti che si esaurirono, nel giro di appena quindici giorni, attorno alla proposta del “temporarystore”. Una soluzione che, pur avendo senso come forma di animazione commerciale in contesti metropolitani, risulta non solo inadeguata per una città di 50.000 abitanti, ma addirittura offensiva rispetto alla complessità del problema e all’intelligenza collettiva.
Chiunque voglia riflettere seriamente e impegnarsi nel proporre soluzioni concrete per affrontare il presente, non può sottrarsi a una domanda amara: ne vale davvero la pena, se poi a giudicare, migliorare e realizzare quelle proposte è la stessa classe politica che ha contribuito al disastro attuale?
Scorrendo la rassegna stampa dal giorno della dichiarazione di dissesto finanziario a oggi, si ha la netta impressione che qualsiasi proposta rischi di non trovare ascolto, come se mancassero le condizioni minime per accogliere idee nuove. Verrebbe quasi da evocare, pur con tutta la prudenza del caso, la celebre metafora evangelica: «Non date le perle ai porci…». Una frase dura, certo, ma che richiama il rischio reale di vedere proposte costruttive disperdersi in un contesto poco ricettivo.
A volte, tale distanza è così marcata che persino le idee più semplici rischiano di sembrare “perle“, solo per il fatto di essere espresse in un contesto incapace di comprenderle o valorizzarle. In questo scenario, la distinzione tra ciò che è prezioso e ciò che non è in grado di riconoscerlo diventa sfumata, relativa, a tratti persino ambigua.
Nel caso di Modica, travolta da un dissesto non solo finanziario ma anche culturale, non si tratta neppure di giudicare la qualità delle proposte: semplicemente, non ce ne sono. È invece ben visibile la qualità – o meglio la pochezza – della classe politica, la stessa che ha causato il dissesto e che continua a dimostrarsi inadeguata a qualunque serio tentativo di rinnovamento.
Eppure, per senso di misura, non abbiamo mai fatto ricorso alla presunzione come arma polemica. Nemmeno nei momenti in cui l’inconsistenza logica, la confusione concettuale e la debolezza argomentativa dei nostri interlocutori l’avrebbero resa fin troppo giustificata.
Tuttavia, è difficile ignorare la forza evocativa della metafora. Essa ci mette davanti a un dilemma reale: la sottile linea che separa l’ambizione costruttiva dalla presunzione, e la critica legittima dalla denigrazione.
Dopotutto, se è vero che le “perle” potrebbero non essere tali, è altrettanto vero che i “porci” potrebbero non esserlo. Ma questo lo si scopre solo provando a governare con competenza e visione.
Il dissesto, pur essendo un evento di portata epocale per la nostra città, non ha generato un dibattito serio. Anzi, è stato banalizzato. Le responsabilità sono state sbrigativamente attribuite al malgoverno degli ultimi dieci anni, ma le risposte proposte per uscirne rivelano la stessa mediocrità che ha portato al tracollo. La consapevolezza della gravità del momento continua a mancare.
Se, come crediamo, ogni crisi può diventare un’opportunità, allora questo dissesto può segnare l’inizio di un percorso di rinascita. A una condizione: che vi siano orecchie disposte ad ascoltare, menti disposte a comprendere e volontà politica capace di agire.
Carmelo Modica








Cosa dicono i lettori
Partecipa alla discussione e fai parte della community
Una risposta a “Modica, dal dissesto al risveglio: una riflessione civile in cinque tappe”
Dopo aver fatto una disamina delle cause del dissesto finanziario e culturale rifacendosi ai periodi d’oro della DC modicana avoliana e terranoviana, è censurando che colpe “sbrigativamenteattribuite al malgovernondegli ultimi dieci anni.. ‘che corrisponde al vero, con articoli che ne confermano con dati di Bilanci che accertato la fase di sperpero per mire a fini personali elettorali, ci si aspettano delle proposte, ma l’unica proposta è che : ” crisi può diventare un’opportunità, allora questo dissesto può segnare l’inizio di un percorso di rinascita. A una condizione: che vi siano orecchie disposte ad ascoltare, menti disposte a comprendere e volontà politica capace di agire.”, ci si chiede, ma gli orecchi a quali menti dovrebbero appartenere per poter comprendere il danno arrecato e la volontà politica di voler riparare al dissesto provocato? La volontà politica è solo improntata ad acquisire e maggiore potere, e dimostrare che il potere di disporre risulta solo intestato a fini di ruolo preminenti di accaparramento di futuri incarichi regionali……