Asp di Ragusa e il caso di Giovanna: “La priorità indicata dal medico curante non è appropriata”

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Torniamo ad occuparci della vicenda segnalata qualche giorno fa dal Comitato Articolo 32 che vede protagonista, suo malgrado, la signora Giovanna affetta da sospetta patologia tiroidea.

La donna fa parte di quella schiera di pazienti in attesa di un esame diagnostico prescritto dal proprio medico curante. Nei giorni scorsi abbiamo evidenziato che alla signora Giovanna il medico curante proprio a causa della sospetta patologia tiroidea, ha prescritto una ecografia del capo e del collo. Al fine di avviare al più presto il percorso di cura ha indicato l’esecuzione dell’indagine entro 10 giorni. Per tutta risposta l’Asp, però ha fissato l’appuntamento dopo 8 mesi.

Un’assurdità che la donna ha pensato bene di denunciare all’associazione che si batte per i diritti del malato, per far sì che venissero rispettati i tempi indicati dal medico.

Adesso c’è una novità perché, con una tempestività degna di nota, l’Asp ha risposto al reclamo, peccato però che sia solo per dire che la richiesta viene respinta in quanto non si ritiene appropriata la priorità espressa nella richiesta dal medico curante. Dunque l’Asp entra nel merito del lavoro del medico di famiglia e nei fatti lo accusa di non saper fare il proprio mestiere.

Il Comitato articolo 32, per voce del presidente Rosario Gugliotta, interviene nuovamente per ricordare ai vertici dell’Asp che il giudizio del medico curante non è sindacabile da parte di chicchessia salvo in caso di violazioni di legge o norme ordinistiche.
Pertanto l’email, con un linguaggio burocratico, secondo il Comitato, formula inaccettabili insinuazioni verso il medico prescrittore e denota una tentazione alla rappresaglia verso l’utente.
La sig. Giovanna appena ricevuta l’email tenta di contattare il responsabile del procedimento per chiedere delucidazioni sull’errore del medico. Ma l’impiegata è continuamente irraggiungibile e i colleghi non sono in grado di dare risposte.
La signora Giovanna fino a questo momento ha tentato invano di poter parlare al telefono con gli uffici, ma ai diversi numeri non risponde nessuno, dunque le resta il sospetto che sia in atto nei suoi confronti una “rappresaglia” per essersi rivolta al Comitato Articolo 32.
“Ancora una volta le strutture amministrative non tollerano che gli utenti si sentano cittadini degni di rispetto e preferiscono avere a che fare con sudditi rassegnati. Sappiano costoro che rappresaglie e abusi non ci intimidiscono e che le protezioni politiche non possono durare in eterno” tuona ancora Gugliotta. La vicenda sicuramente non finirà così.

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