Intervista a don Arnaldo Riggi, Presidente regionale del CNOS-FAP
La scelta della scuola superiore rappresenta uno dei momenti più delicati nel percorso di crescita di ogni giovane.
Infatti non si tratta solo di un’opzione didattica, ma di una decisione che influenzerà il loro futuro umano e professionale. In un contesto in cui le pressioni sociali e familiari spesso condizionano le aspirazioni dei ragazzi, diventa essenziale un accompagnamento educativo capace di ascoltare, orientare e valorizzare i talenti individuali. Don Arnaldo Riggi, direttore dell’Istituto Salesiano Don Bosco Ranchibile di Palermo e presidente regionale del CNOS-FAP, ci offre una riflessione profonda sull’importanza di un’educazione che sappia integrare formazione, vocazione e sogni, secondo il carisma di Don Bosco.
L’importanza della guida nella scelta scolastica
Quanto è fondamentale aiutare i ragazzi di terza media a fare una scelta consapevole per il loro futuro scolastico e professionale? Quali sono i principali errori che si commettono nel consigliare i giovani in questa fase cruciale?
La scelta della scuola superiore è una delle decisioni più importanti, ma anche tra le più difficili, che i ragazzi sono chiamati a prendere. La difficoltà di questa scelta è legata proprio all’età in cui avviene: i giovani non sono ancora pienamente consapevoli delle proprie risorse, delle proprie competenze e dell’impatto che tale decisione avrà sul loro profilo umano e professionale. La scelta della scuola, infatti, non riguarda solo un indirizzo fatto di materie e voti, ma rappresenta soprattutto un ambiente di valori in cui credere. È quindi fondamentale un orientamento che coinvolga le prime due agenzie educative, scuola e famiglia, accompagnando il ragazzo in un percorso di riflessione che integri passato e presente, orientandolo verso un futuro che realizzi pienamente la sua persona. L’accompagnamento è ciò che bilancia i due rischi maggiori, opposti tra loro: da un lato, il rischio di scegliere al posto del ragazzo, e dall’altro, quello di lasciarlo decidere autonomamente senza comprendere a fondo le sue motivazioni.
Vocazioni e percorsi formativi
Non tutti sono chiamati a diventare dirigenti o a frequentare un liceo. Quali sono i segnali da cogliere per capire se un ragazzo può eccellere in un percorso tecnico-professionale? Quanto è importante riconoscere e valorizzare i talenti pratici dei giovani già durante la scuola media?
Riconoscere e valorizzare le attitudini dei ragazzi è fondamentale, soprattutto in un sistema educativo che, talvolta, tende a privilegiare percorsi più teorici o accademici, come quelli liceali. È necessario abbattere l’idea che solo l’ambito liceale e accademico possa formare veri professionisti, a favore di una visione sociale che riconosca dignità a ogni mestiere, con la consapevolezza che la professionalità può essere acquisita in qualsiasi settore. Infatti, non tutti i ragazzi sono destinati a seguire la stessa strada formativa e identificare tempestivamente segnali di predisposizione per percorsi tecnici o professionali può fare una grande differenza nel loro sviluppo e nelle opportunità future. I ragazzi che frequentano i nostri centri professionali non sono i meno intelligenti o i meno dotati, ma sono coloro che possiedono “l’intelligenza nelle mani”.
Aspettative familiari e pressione sociale
Spesso i genitori hanno grandi aspettative per i propri figli. Come si può aiutare le famiglie a distinguere tra ciò che desiderano per i figli e ciò che è realmente adatto a loro? Qual è il rischio di forzare i ragazzi verso scelte che non corrispondono alle loro inclinazioni?
Non bisogna stigmatizzare l’attenzione che i genitori rivolgono alle scelte dei propri figli. Un buon padre e una buona madre devono interessarsi al futuro del ragazzo, incoraggiandolo a sognare in grande. Tuttavia, è importante che vivano questa fase con una prospettiva di ascolto, rispettando le sue idee. Quando il ragazzo si avvicina alla scuola superiore, inizia a maturare le proprie opinioni e ambizioni, che vanno rispettate, purificando al contempo quelle che possono essere influenze esterne, come la tentazione di iscriversi alla scuola più “in” o di seguire a tutti i costi l’amico del cuore. Lo strumento più efficace in questa fase è un dialogo che non banalizzi la visione del ragazzo, ma che la completi con lo sguardo amorevole e riflessivo di chi lo vuole bene.
Percorsi alternativi e recupero di scelte errate
Che cosa accade a quei ragazzi che, dopo una scelta iniziale sbagliata, decidono di cambiare strada? Il CNOS-FAP e altre scuole professionali offrono opportunità per recuperare e inserirsi nel mondo del lavoro? Come si gestiscono le situazioni di ragazzi che hanno perso motivazione per colpa di un percorso scolastico non adatto?
I nostri due centri professionale salesiani (Palermo Gesù Adolescente e Catania Barriera) accolgono ogni anno diversi ragazzi che provengono da esperienze di insuccesso. Altri, invece, si iscrivono a metà anno. In entrambi i casi, i ragazzi vengono accolti senza pregiudizi, con la consapevolezza che il fallimento fa parte del percorso di crescita di ciascuno. L’aspetto motivazionale è fondamentale e si manifesta in molteplici occasioni. Due esempi concreti sono le numerose ore di laboratorio pratico che i ragazzi svolgono ogni anno, così come le cinque settimane di stage presso le aziende, durante le quali si confrontano direttamente con il mestiere scelto. Proprio gli stage rappresentano sempre più spesso una premessa per l’assunzione e l’inserimento nel mondo del lavoro.
Il valore della formazione professionale
La formazione professionale è spesso vista come una scelta di “serie B”. Come si può cambiare questa percezione e valorizzare la dignità di questi percorsi? Può condividere alcune storie di successo di ragazzi che hanno scelto un percorso tecnico-professionale presso il CNOS-FAP?
Oserei dire che puntiamo a formare veri e propri artigiani del mestiere, leader nel settore di riferimento. Questo impegno va integrato con un approccio teorico che aiuti il ragazzo a comprendere l’importanza dello studio. Infatti, il rifiuto di materie come la storia, la matematica, il diritto, l’economia e così via non nasce tanto da una mancanza di capacità, quanto piuttosto da una difficoltà nel percepire il risvolto pratico di quanto studiato. È quindi fondamentale far comprendere che anche la teoria può essere applicata concretamente nella realtà. Inoltre, molti ragazzi tornano a trovarci per condividere i loro successi, sia professionali che personali, ringraziando Don Bosco per averli aiutati a diventare buoni cristiani e onesti cittadini. Numerosissimi sono gli ex-allievi che continuano a sentire i nostri Centri come “Casa” e raccontano le loro ricche esperienze professionali agli attuali allievi: questa diventa una delle forme più efficaci di “pubblicità” del bene che facciamo ogni giorno a favore della gioventù.
Il rapporto con il mondo del lavoro
Come si riesce a mantenere un collegamento costante tra i percorsi formativi proposti dal CNOS-FAP e le reali esigenze del mercato del lavoro? Quanto è importante, secondo lei, che la scuola diventi un ponte diretto verso il mondo del lavoro, specialmente per i giovani con difficoltà economiche o sociali?
Il rapporto con le aziende è un punto cruciale per la nostra scuola. Il direttore e i formatori mantengono contatti costanti con le aziende presso cui i ragazzi svolgono lo stage. Spesso sono proprio gli imprenditori a chiederci giovani motivati, pronti a mettersi in gioco. Il legame di fiducia tra la nostra scuola e le aziende partner consente ai nostri alunni di uscire con un biglietto da visita di tutto rispetto: essere ex-allievi salesiani è garanzia di serietà, grazie alla lunga e gloriosa storia più che cinquantennale del nostro Ente e, in generale, dei Salesiani di Don Bosco. Per questo, non puntiamo solo a formare professionisti, ma anche e soprattutto persone. Il lavoratore porta con sé un bagaglio che va oltre le competenze tecniche: la capacità di relazionarsi e di lavorare in team, elementi come puntualità, flessibilità e predisposizione al problem solving non sono più semplici “soft skills”, ma diventano qualità centrali in un mondo del lavoro che non cerca solo operai sostituibili da macchinari, ma soprattutto persone capaci di adattarsi e contribuire a costruire un ambiente lavorativo sano e produttivo.
Sogni e aspettative dei giovani
Il rischio di “bruciare” i sogni dei ragazzi è concreto quando non si dà ascolto alle loro aspirazioni. Quali consigli darebbe agli educatori e ai genitori per sostenere i giovani nel realizzare i propri desideri? Come può un centro come quello che dirige aiutare i ragazzi a costruire un progetto di vita che sia in armonia con i loro sogni?
L’ente salesiano Cnos/Fap Regione Sicilia mira alla formazione integrale della persona: umana, intellettiva, spirituale e lavorativa. Il metodo educativo del “Sistema Preventivo”, che è il testamento spirituale di don Bosco, ci consegna tre parole centrali per l’educazione dei giovani: ragione, religione e amorevolezza. I ragazzi entrano in una scuola che esige amando e che, amando, prova a essere testimone dell’amore di Dio. Un amore che porta con sé la consapevolezza che Dio ha un progetto, un sogno per ciascuno di noi. Come Don Bosco, che da un sogno vissuto a nove anni tracciò la strada che Dio aveva pensato per lui, anche noi, docili alla voce dello Spirito Santo, ci impegniamo ogni giorno affinché i figli di Don Bosco possano continuare a essere, nella storia, i più abili tra i sognatori.






