In questi giorni si è abusato della parola dissesto, in particolare in riferimento alla situazione economica del comune di Modica.
Un nostra lettrice ci scrive in merito utilizzando la parola dissesto in merito ad altre questioni cruciali. All’inizio della sua riflessione sottolinea “Per un “dissesto” di cui si è parlato anche troppo, un’altro di altrettanta importanza fatica ad emergere, con altrettanta attualità e centralità tra gli argomenti giornalistici che meriterebbe. Ciò accade perché l’uomo continua a pensare che per questi argomenti ci sarà tempo per discuterne.”
Il disastro idrogeologico
La sua riflessione è scaturita all’indomani del discorso del Presidente Mattarella ad Agrigento, “ha posto l’attenzione su come “la connessione tra cultura e natura è attuale” e come “la percezione del bene comune è cultura”. Ma il Presidente ha anche detto: “ serve una corale responsabilità dei cittadini” affinché si cambi rotta. Ed è per questo che sento la necessità di parlare del dissesto idrogeologico che sta subendo con una notevole accelerazione uno tra i più bei tratti naturalistici che il nostro territorio ancora conserva che è quello che costeggia la scogliera di Punta Regilione a Marina di Modica, punto di giunzione tra due riconosciuti Siti di importanza comunitaria di Rete Natura 2000 il SIC ITA 080007(SPIAGGIA MAGANUCO) e SIC ITA080008 (PUNTA REGILIONE).”
Nella lettera al direttore la lettrice sottolinea: “da diversi anni abbiamo assistito ad un notevole cambiamento climatico che ha visto entrare nel Mediterraneo dei veri e propri uragani che per intensità e traiettoria ci trovano davvero impreparati. Per quanto la mia passione per il mare mi abbia arricchito in conoscenza e la mia esperienza diretta mi abbia permesso di conoscerne aspetti non a tutti consueta, mai avrei pensato di dover guardare così urgentemente al futuro di questo territorio. Il mare che in questo tratto meraviglioso di costa ammiriamo tra una passeggiata e un giro in bici ha oramai in maniera stabile spostato la sua “linea di costa”. C’è un significativo arretramento delle difese naturali che prima dissipavano la potenza delle onde durante le mareggiate che ha permesso al mare di salire con molta facilità su un lungo tratto della trazzera che collega con la spiaggia di Marina”
Il clima cambia l’assetto del territorio
Infatti “Oggi dopo la perturbazione appena passata tutto questo è visibile: pioggia, vento e onde hanno lasciato impresso e chiaro il segno di un nuovo assetto del territorio. Oltre ad aver determinato su più punti uno scivolamento a mare dei grandi massi che furono messi a protezione della condotta fognaria che qui davanti passa, la trazzera è significativamente compromessa su un tragitto che coincide con il tratto di costa più basso, quello che per sua naturale conformazione subisce di più l’avanzamento e l’innalzamento del mare.”
La lettrice aggiunge: “Questa oltre ad essere aggredita dalla erosione costiera che per la legge di “Bruun” è direttamente proporzionale alla quantità di acqua che si innalza sul livello del mare è anche aggredita dalla erosione delle acque meteoriche che dalle strade adiacenti si riversano per caduta in mare e che non essendo canalizzate con opere infrastrutturali a monte, attraversandola ne determinano un rapido scivolamento dei detriti sul fondale marino andando a compensare ( per la regola di Brunn) là dove mancano nuovi apporti sedimentari dall’entroterra”.
Il fenomeno dell’erosione costiera
Infine “Il fenomeno dell’erosione costiera diventa così incisivo là dove le spiagge sono caratterizzate da debole pendenza mentre le spiagge più ripide vengono meno penalizzate dalla regola di bruun. E’ chiaro che il nostro territorio è maggiormente caratterizzato dalle prime.”
Dunque, come adattarsi allora al mare che avanza?: “Uno dei docenti di Dinamica e difesa dei litorali tra i più importanti specialisti di gestione integrata delle zone costiere – e cioè Enzo Pranzini – nonché membro della task force “Natura e Lavoro”, assieme a questo piccolo gruppo di scienziati e professionisti sta contribuendo ad informare su quanto sia urgente che tutti sappiano quali sono le strategie da mettere in atto per far fronte ad un ambiente costiero che è sempre stato in continua e rapida evoluzione.” aggiunge la lettrice.
Disastri irreparabili a causa dell’incuria umana
“L’incuria degli umani – dice Lui – sta producendo ovunque disastri forse irreparabili, ma ancora più grave potrebbe essere l’innalzamento del mare che già minaccia le nostre coste e, dunque, la più importante attività economica del nostro paese: il turismo. Credo che al di là del fatto di non poter più percorrere agevolmente la trazzera, alla cui manutenzione forse qualcuno penserà solo in occasione di una ricompensa elettorale, il problema qui sia di più ampia portata e che la strada che si interrompe debba leggersi come una rottura con un sistema di gestione del territorio oramai obsoleto che necessita di una cultura che guardi al domani e non più alla prossima stagione”.
Un’emergenza che nessuno vuole considerare
“Il problema dell’erosione costiera alla quale per molto tempo nell’immaginario collettivo eravamo abituati a pensare come ad un arretramento della linea di riva dovuto ad uno squilibrio fra quanta sabbia viene depositata dal mare su di una spiaggia e quanta invece non ne viene portata via è in realtà più complesso e andrebbe subito affrontato per rispondere almeno in parte ad una emergenza che è già sotto i nostri occhi ma di cui nessuno si vuole occupare. Gli spostamenti della linea di riva non creavano problemi quando l’uomo viveva sulla costa (ma senza insediamenti stabili) ma, con l’avvento dell’agricoltura e per presunzione di poter dominare la natura ci siamo spinti sempre più avanti; ora dovremmo prendere in considerazione l’eventualità di fare un passo indietro”.
Impreparati culturalmente
Oggi sono diverse le iniziative di programmi di sviluppo turistico lungo la costa, dalle future piste ciclabili ai nuovi insediamenti di stabilimenti balneari, punti di approdo, etc. Queste nuove iniziative di sviluppo costiero, stanno prendendo in considerazione questi cambiamenti meteo-climatici cui già oggi – non domani! – sono già in atto? La mia è chiaramente una domanda retorica. Siamo molto impreparati culturalmente su tutto questo e la nostra impreparazione graverà sulle future generazioni determinando una ingiustizia intergenerazionale per cui loro pagheranno il caro prezzo di azioni poste in essere semplicemente per opporsi o adattarsi a questo fenomeno di erosione”.
La cultura aiuta a guardare al domani
“Pranzini e il suo stretto gruppo di ricercatori hanno già evidenziato quali saranno gli scenari futuri e suggerito quali le possibili soluzioni che a tutti non piaceranno ma che per giustizia sociale andrebbero pianificate e attuate con gradualità e con il pieno coinvolgimento dei residenti. Concludo con le parole del Presidente, sempre in occasione dell’apertura della cerimonia di ieri ad Agrigento : “ La cultura guarda al domani”.






