( di Giuseppe Calabrese) – Comiso e Londra unite da un’esperienza comune delle femministe di acquistare i campi della pace de “La Ragnatela” e di Greenham Common vicino Londra. Una scelta che fece storia nel movimento pacifista internazionale, impegnato a contrastare l’installazione dei missili Cruise in Europa.
Un cordone di solidarietà e di impegno civile che seppe scrivere pagine di impegno civile e di coraggio rispetto ad una prospettiva di riarmo considerata quasi ineluttabile. Tra tensione, violenze, arresti in risposta ai continui sit-in non violenti si consumò un capitolo che unì sotto lo stesso cielo giovani di diversa estrazione sociale, culturale, politica. Una “resistenza” in nome di un mondo senza più armamenti, capace di progredire nella pace e di mettere definitivamente fine al clima da “guerra fredda” che condizionava ancora la vita e le istituzioni dell’Europa, ed alla filosofia del “conflitto permanente” che ipotecava pesantemente il futuro. A seguire la canzone dal titolo “Give Peace a Change” di John Lennon e Yoko Ono, in italiano “Dai un’occasione alla pace”.
Un forte anelito di pace che si scontrava però con la risposta dei governi europei e che a Comiso visse momenti difficili e drammatici con l’intervento spesso violento delle forze dell’ordine che presidiavano la base Nato, impendendo ogni minima forma di protesta non violenta anche delle femministe e pacifiste de “La Ragnatela”, rimosse spesso di peso da agenti e carabinieri davanti ai cancelli dell’ex aeroporto “Magliocco” dove furono installati ben 112 missili Cruise. Nel mirino finirono anche i campi della pace smantellati a colpi di ruspa per impedire qualsiasi forma di insediamento stabile nei pressi della base Nato. A descrivere il clima di quel periodo il servizio di Tele L’Ora (Archivio Telenova da “Come eravamo”) che di seguito vi proponiamo.
Così dalla continua repressione di qualsiasi forma di dissenso organizzato nei pressi della base Nato di Comiso nacque l’idea delle femministe e pacifiste di creare un insediamento stabile che parlasse alle donne e di donne, che diventasse un punto di riferimento nella lotta contro il riarmo e di netta opposizione ad un modello sociale basato sul predominio dell’uomo attraverso la pratica della guerra. Un’esperienza ricostruita in un saggio pubblicato dalla docente universitaria di Storia contemporanea della Struttura didattica speciale di Lingue e Mediazione linguistica di Ragusa Ibla, Margherita Bonomo sul numero 46 di luglio 2021 di Dep (acronimo di Deportate, esuli, profughe, n.d.a.), rivista telematica di studi sulla memoria femminile, che ricostruiva il tormentato ed intenso cammino che portò alla nascita del campo pacifista de “La Ragnatela”.
<L’energia galvanizzante dei tre giorni trascorsi insieme a Comiso – scriveva la professoressa Bonomo – aveva fatto pensare alla creazione di un campo permanente di donne sul modello di Greenham Common. L’arresto delle pacifiste e lo smantellamento per mezzo di bulldozer da parte delle forze dell’ordine del campo internazionale di pace, fungono – spiegava ancora la docente universitaria – da acceleratori. “La rabbia che ne venne, ci ha dato la forza di continuare” – ricordava Antonella Giunta in un’intervista rilasciata al quotidiano Paese Sera ad un anno dai fatti. La decisione di dare concretezza a quell’ipotesi nasce non in Sicilia, bensì in Toscana, segno che la “ragnatela” stava già ampliando i suoi filamenti. Non a caso fu proprio quello il nome scelto per il campo. Si decise così di acquistare un terreno di 4.800 metri, all’angolo sud-ovest della base, per la cifra di 43 milioni frammentati in tantissime quote>.


Il simbolo de “La Ragnatela” (Archivio Lascialfari) e una manifestazione con Giacomo Cagnes (da GenerazioneZero)
Un esperimento sancito in un atto notarile. <Con la firma del compromesso, il 17 aprile, nasce il campo delle donne “la Ragnatela” – aggiungeva la professoressa Bonomo – e parte la campagna di acquisto di un mq di terra per 5.000 lire, ottenendo come ricevuta un adesivo viola con impresso il logo del campo, una ragnatela inscritta nel simbolo femminista. Il 12 giugno a Catania, dinanzi al notaio Giovanni Vigneri, viene costituita l’Associazione omonima con la sola finalità dell’acquisto del terreno in modo da assicurare legalità alla comproprietà di tutte le donne che si auspica siano migliaia>. Un bisogno di pace incarnato perfettamente dalla coppia Lennon-Ono, come confermava questa intervista che segue.
La docente di Storia contemporanea sottolineava sempre nel suo saggio su Dep che <le donne della “Ragnatela” agivano in tal modo di anticipo su Greenham Common dove l’acquisto di alcuni terreni avverrà solo nel 1987 grazie ad una donazione di Yoko Ono, che permette un insediamento stabile libero dalle continue espulsioni della polizia che aveva costretto le donne a vivere in condizione di precarietà. In agosto sono 1000 le quote acquistate in ogni parte del mondo. Si è ancora ben lontani dal raggiungere la cifra necessaria sicché si accettano donazioni anche da gruppi misti purché rispettosi della scelta separatista (tra donne e uomini, n.d.a. )

Le donne aprono un corteo per la pace lungo le strade di Comiso (Da “Tre anni a/per Comiso”)
<Pur entrando a far parte dell’associazione, divenendo automaticamente comproprietarie del terreno, le donne del Coordinamento catanese – chiarì ancora la professoressa Bonomo – non vissero mai al campo, così come le compagne lesbiche che avrebbero potuto in tal modo rafforzare la loro critica radicale al patriarcato già sostenuta dalla scelta esistenziale irriducibile. Preferirono tutte un faticoso pendolarismo tra Catania e Comiso, convinte che mettere in relazione i diversi contesti di vita – casa, lavoro, affetti, militanza – avrebbe permesso una più profonda e feconda comprensione tra guerra e violenza, astratto e concreto, tra personale e politico, per andare ancora una volta oltre>.
Di seguito la testimonianza di Luciana Castellina, ex deputata nazionale del Prc e prima ancora del PdUppC (Partito di Unità proletaria per il Comunismo), di Democrazia proletaria ed anche parlamentare europea, giornalista del gruppo originario de Il Manifesto, invitata a Ragusa il 10 aprile 2012 dal preside Girolamo Piparo per un confronto con gli studenti del “Fabio Besta”.
Una scelta separatista dal mondo maschile orgogliosamente difesa dalle femministe che avevano dato vita al campo pacifista de “La Ragnatela”, come ebbi modo di riscontrare nell’84 quando collaboravo con il quotidiano romano Paese Sera. Volevo ascoltare dalla loro stessa voce i termini di un’esperienza forte. Quando manifestai l’intenzione di raggiungere il campo de “La Ragnatela”, Sara Sciveres, segretaria “tutto fare” di Giacomo Cagnes al Cudip (Comitato unitario per il disarmo e la pace, n.d.a.) di Viale della Resistenza, dove facevo sempre tappa nella realizzazione delle mie corrispondenze da Comiso, cercò di dissuadermi.
<Pensa – mi disse Sara, che conosceva bene l’ambiente – che ieri hanno buttato fuori dal campo perfino un giornalista de Il Manifesto. Ascolta,il tuo tentativo rischia di fallire>. Ma preferii seguire il mio istinto, decidendo di andare ugualmente e ripromettendomi di tenere un profilo basso e, soprattutto, di aprire un confronto aperto non condizionato da atteggiamenti pregiudiziali che si rivelò decisivo per il buon esito dell’incontro. La nostra discussione fu accompagnata oltretutto anche da un tea caldo e seguita da un passaggio in auto ad alcune di loro che avevano necessità di raggiungere Comiso.
Significativo fu il bilancio che fece di quella esperienza particolare e significativa Chiara Tammaro in un servizio pubblicato il 30 maggio 2023 da Redazione Italia del “Centro per la pace” di Forlì.
<In realtà, la collaborazione fra donne e persone provenienti da varie parti del mondo – spiegò Tammaro – non era una novità. Infatti a Comiso era già stato organizzato l’8 marzo internazionale nel 1982. Però questa volta si trattava di un’esperienza ancora più potente: donne con diversi background, abitudini e tradizioni, non solo erano unite dai loro ideali e dalla causa che appoggiavano – aggiunse l’esponente pacifista –, ma anche dalla forza di volontà e dai sacrifici che erano disposte a fare per poterli difendere.

Sit-in non violento e blocco di donne davanti alla base della Raf di Greenham Common vicino Londra (Da BerkshireLive e openDemocracy)

<Uno dei ruoli fondamentali delle attiviste inglesi e italiane – rilevò inoltre Tammaro – fu quello di motivare la popolazione. Mobilitarono i cittadini, rendendoli più coscienti della situazione. Un atto essenziale in questo senso fu un’azione coordinata Comiso-Greenham Common, campo pacifista inglese, nel dicembre 1982: in entrambi i luoghi, a un solo giorno di distanza, le pacifiste di Comiso bloccarono l’ingresso dell’aeroporto militare “Magliocco”, intrecciando fili di lana colorati, e le inglesi fecero altrettanto, circondarono la base Nato nel Berkshire, tessendo una ragnatela con fili di lana e attaccandoci sopra oggetti di vita quotidiana. Dopodiché – sottolineò infine –, nel 1984 l’80% dei siciliani che votarono al referendum autogestito (5 milioni di schede) si espressero chiaramente contro l’installazione dei missili. La Ragnatela aveva fatto la differenza>.
Giuseppe Calabrese
In copertina – La gioia di un gruppo di donne gioiose durante una manifestazione (Da “Tre anni a/per Comiso”)






