Emergenza migranti: per Agostino Sella è una chiamata alla responsabilità collettiva

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Negli ultimi giorni, numerose città delle coste italiane sono state interessate da diversi sbarchi di migranti, senza escludere alcuna zona costiera.

Nonostante le fonti del Ministero dell’Interno continuino a sottolineare un calo numerico degli sbarchi rispetto allo scorso anno, ogni giorno le coste siciliane, in particolare quelle di Lampedusa e Pozzallo, così come altre regioni del Sud Italia, registrano l’arrivo di persone alla ricerca di una vita migliore.

Colpisce l’aumento degli sbarchi di minori stranieri non accompagnati, anche loro stremati e infreddoliti, che giungono in Italia per sfuggire a fame, guerre e persecuzioni.

Come Il Domani Ibleo, abbiamo voluto ascoltare chi opera da anni a stretto contatto con i migranti, conoscendone storie e motivazioni. In particolare, abbiamo intervistato Agostino Sella, presidente dell’Associazione Don Bosco 2000, per un suo parere su questa situazione.

“Questi eventi – ci spiega Agostino Sella – ci spingono a ripensare ancora una volta le nostre strategie. Non è una frase di circostanza: la politica deve immaginare e attuare nuovi strumenti per affrontare l’emergenza migranti. Queste persone hanno bisogno del nostro supporto, e noi siamo chiamati a fare la nostra parte”.

La necessità di una politica seria

Ma da dove arrivano questi migranti? Da cosa fuggono? La risposta emerge dai dati del Ministero dell’Interno che, nell’ultimo bollettino diramato, indicano che gran parte dei migranti provengono principalmente da Bangladesh, Siria, Tunisia, Egitto, Guinea, Pakistan, Sudan, Eritrea, Mali e Gambia. Sebbene si registri un calo numerico, è fondamentale sottolineare che i migranti non sono numeri, ma persone con storie di sofferenza, alla ricerca di speranza e dignità.

“Come Associazione ribadiamo che non è creando centri di smistamento che si risolverà l’emergenza, ma attraverso una politica seria, lungimirante e convincente, che sappia affrontare il fenomeno migratorio non solo come una questione emergenziale, ma come un’opportunità per ripensare le relazioni umane e la solidarietà internazionale”, aggiunge Agostino Sella.

Dalla conversazione con Agostino Sella emerge che non basta considerare il calo numerico degli sbarchi per affrontare seriamente l’emergenza. Sono necessarie risposte umane e concrete.

“Oggi migliaia di uomini, donne e bambini continuano a rischiare la vita in mare per inseguire il sogno di un futuro migliore. Questo non è ammissibile in una società che si definisce civile”, sottolinea Sella.

La vera risposta non è lo smistamento delle persone nei centri di accoglienza, ma garantire loro un’accoglienza dignitosa, che rappresenti un’opportunità concreta di integrazione e crescita. Ognuno è chiamato a fare la propria parte per costruire percorsi di accoglienza.

“È il momento di una presa di coscienza collettiva: di fronte alla tragedia e alla speranza di queste vite in viaggio, siamo tutti chiamati a rispondere”, conclude Agostino Sella.

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