Il punto sull’economia: Tassa Extraprofitti e Banche. La strada in salita del Governo Meloni

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( di Salvo Blasco) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni difende a spada tratta la  scelta del  governo e sua (personale)relativa alla tassa sugli extraprofitti  delle banche, tornando peraltro ad attaccare la Bce colpevole a suo avviso di avere alzato i tassi in più occasioni.

     Ma Moody’s e Fitch non la pensano come la nostra Premier.

     Il Financial Times,a sua volta, non perde tempo per attaccare il governo Meloni  parlando senza mezzi termini  di azione che mette a rischio la credibilità  dell’Italia.

     Le Agenzie di rating  non rimangono con le mani in mano, e iniziano a a quantificare il danno  che il sistema bancario  accuserebbe  a causa del provvedimento shock.

     Andiamo a vederne gli sviluppi possibili:

     Di certo la decisione del governo Meloni di imporre una tassa sugli extraprofitti delle banche, così come è congeniata, colpirebbe  in modo  significativo gli utili netti delle banche e sarebbe  di conseguenza  destabilizzante per  l’intero settore bancario italiano.

     Diciamo anche che il governo Meloni  ha creduto che una misura del genere  contro un avversario certamente non popolare come le banche  avrebbe potuto essere venduto facilmente  come “VIATICO”  all’opinione pubblica, senza causare un grande terremoto sui mercati.

     Quanto detto sopra è stato definito dall’economista  Lorenzo Codogno “ ( Visitingprofessor  in  practive  alla London School of Economics ) un segnale, probabilmente, di disperazione.

     La tassa , a riguardo ha spiegato Moody’s: “aumenterebbe il peso fiscale complessivo delle banche , taglierebbe i profitti dell’intero sistema e ridurrebbe in modo significativo il beneficio arrivato al settore dai rialzi dei tassi di interesse ” lanciati dalla Bce di Christine Lagarde.

     Insomma la tassa inciderebbe per il 15%  circa sull’utile netto consolidato del 2022 del sistema bancario italiano.    

    Quindi attenzione massima evitando di sfasciare il giocattolo. Specialmente agli occhi degli investitori mondiali, che vedrebbero  una scelta simile ( Financial Times )  come un voltafaccia del governo Meloni verso i mercati

     Capisco che in autunno bisogna affrontare la Legge di bilancio e la coperta è corta ( i soldi pochi ) per finanziare i vari progetti in cantiere. Ma occorre prudenza, tanta prudenza.

     Ma la mossa in stile  Robin Hood è sbagliata del tutto nel metodo e nella sostanza.

     Il governo invece di imporre un prelievo calato dall’alto doveva convocare l’ABI ( Associazione bancaria italiana ) e trovare un modo condiviso  evitando così il tonfo della Borsa (che ha bruciato 9,5 miliardi di capitalizzazione ) sia la perdita di credibilità degli investitori nazionali e internazionali.

Ora per il governo si aprono dopo le vacanze le grandi manovre per affrontare la Legge di bilancio.

I dossier sul tavolo da chiudere ( il più presto  possibile ) sono tanti, come Tim, Pirelli, PNRR, Irpef e altri. Denominatore comune: reperire risorse.

     Ricordiamo che non ci può essere una analisi seria sulle prospettive  di sviluppo dell’Italia senza una riflessione seria sulla gestione del debito pubblico ( a giugno 2023  schizzato a 2.843 miliardi di euro ).

     Tema poco gradevole, ma occorre convivere con questa  ingombrante presenza e dare, con intelligenza e competenza , un senso di prospettiva a lungo periodo, su come il Paese ne voglia gestire presenza e conseguenze.

     In caso contrario a ogni sussulto dei tassi, la spesa per interessi si divorerà risorse impiegabili in modi più efficaci. Altrimenti la credibilità  del nostro Paese sotto l’osservazione dei mercati.

     La maturità  e la forza dell’Italia si giocano quindi su come questo tema verrà gestito nei prossimi anni.

                                  Salvatore G. Blasco

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