I gravi fatti accaduti nelle Marche e il repentino cambiamento delle condizioni climatiche che stiamo vivendo in questi giorni non può non farci interrogare su una questione importante: in che condizioni si trovano i nostri territori?
Sono pronti ad affrontare questi fenomeni metereologici avversi estremi sempre più frequenti e improvvisi? Senza andare troppo lontano solo un anno fa, la città di Modica ha dovuto fare i conti con una tromba d’aria che ha provocato la morte di una persona e numerosi danni ad aziende ed abitazioni.

La giustificazione che gli enti preposti forniscono ogni qualvolta che accadono questi eventi calamitosi è sempre la stessa: questi fenomeni non sono prevedibili e questo consente loro di essere “assolti” da eventuali responsabilità.
Nei fatti sappiamo che non è così perché quella famosa e per certi versi scontata frase: “prevenire è meglio che curare” calza a pennello per descrivere questa situazione e soprattutto per farsi che ognuno si assuma le proprie responsabilità.
In questo caso sono chiamati in causa i sindaci.
Il Dipartimento della Protezione Civile Regionale su questo parla chiaro: sono i Comuni che hanno la responsabilità di mettere in atto tutte quelle condizioni necessario per attenuare le conseguenze di questi eventi.
Fra l’altro, questi fenomeni che continuiamo a definire imprevedibili secondo la comunità scientifica saranno sempre più intensi sia in numero che in frequenza e saranno caratterizzati da precipitazioni intense e abbondanti, intervallati da lunghi periodi di siccità, con temperature medie in aumento. Ne consegue un contesto che conduce a scenari di evento estremi ripetuti e più gravi rispetto a quelli osservati e misurati fino alla fine dello scorso secolo.
Fra i fenomeni più pericolosi per l’incolumità delle persone, vi sono le piogge temporalesche di elevata intensità e conseguenti forti e irruenti deflussi idrici con trasporto di detriti solidi sui torrenti, sulle strade che interferiscono e sulla viabilità urbana. In queste circostanze è possibile il trascinamento di automobili e persone, sono altresì temibili gli allagamenti di sottopassi, di cantinati e di aree depresse e possono innescarsi pericolose colate di fango e di detriti nonché cadute di massi su aree urbanizzate, edifici e viabilità.

Gli episodi più gravi registrati in Sicilia, ad esempio, ma non solo, sono avvenuti prevalentemente lungo la viabilità in corrispondenza di torrenti e nei passaggi a guado, in case costruite troppo vicine ai corsi d’acqua, nelle case e nelle strade investite da colate di fango e detriti da massi tra le altre situazioni che possono determinare gravi criticità, si ricordano: i restringimenti delle sezioni dei corsi d’acqua (specialmente quelli realizzati con tubazioni), le brusche deviazioni dei percorsi torrentizi in corrispondenza di manufatti e/o insediamenti urbani, i sovralluvionamenti degli alvei, l’esistenza di edifici e loro pertinenze in prossimità dei torrenti, la presenza di ingombri (sterpaglie, alberi, rifiuti) che possono limitare in parte o del tutto le luci dei ponti. Tutte condizioni su cui le amministrazioni possono intervenire dopo i relativi controlli.

In Sicilia, su indicazione del Dipartimento della Protezione Civile sono decine di migliaia i punti e le aree a rischio o per evento idraulico o idrogeologico. La Regione, attraverso il PAI (Piano per l’assetto idrogeologico), il PGRA (Piano di gestione del rischio alluvione) e, recentemente, con la Mappa delle interferenze idrauliche e con quella di propensione al dissesto geomorfologico, ha dato numerose indicazioni per l’individuazione degli stessi. Tuttavia, la precisa individuazione non può che essere svolta dal comune. Sono i comuni che devono mettere in atto tutte quegli interventi di tipo ‘leggero’ e cioè manutentivo e di piccolo importo quale l’ispezione e la pulizia delle caditoie e delle condotte di smaltimento delle acque in ambito urbano; l’ispezione di torrenti e corsi d’acqua e rimozione di rifiuti, detriti e ostruzioni varie.
Ordinaria amministrazione che però a quanto pare tanto ordinaria non è.
E allora abbiamo pensato di interrogare sull’argomento i sindaci dei nostri comuni per capire se e come si stanno preparando ad affrontare l’arrivo di tali fenomeni metereologici.
Dalla prossima settimana inizieremo ad intervistarli perché anche noi desideriamo fare la nostra parte e soprattutto come organi di informazione dare il nostro contributo, ove possibile, per informare i cittadini perché ciascuno di noi deve fare la propria parte per prevenire tragedie che ci toccano da vicino ed evitare che si debba morire per questo.







